Dove e come Putin potrebbe estendere la sua guerra in Europa oltre l’Ucraina

Un’analisi di Atlantic Council suggerisce che la vera minaccia russa nel breve-medio termine non sia necessariamente un’offensiva convenzionale su larga scala contro la NATO, ma una escalation graduata e multidominio pensata per testare la coesione politica e la rapidità di risposta dell’Alleanza. Il quadro è di una Russia che, pur assorbita dalla guerra in Ucraina, continua a espandere la pressione sul fianco europeo attraverso droni, sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione, jamming GPS, violazioni dello spazio aereo e minacce contro infrastrutture critiche.

Il punto centrale, secondo gli esperti di Atlantic Council, è che Mosca sembra voler sfruttare soprattutto la zona grigia tra guerra ibrida e conflitto aperto. Nei Baltici, in Polonia, nei Paesi nordici, in Romania e in Moldova, la logica russa appare quella di colpire sotto soglia per misurare costi, tempi e ambiguità della risposta occidentale. In questa lettura, l’obiettivo ultimo non è solo destabilizzare singoli Paesi, ma mettere alla prova la credibilità dell’Articolo 5 e la fiducia degli alleati nella deterrenza collettiva.

La dimensione strategica più delicata riguarda il fatto che i teatri esposti non sono tutti uguali, ma si tengono insieme in una stessa architettura di pressione. Il Baltico emerge come area simbolica per verificare la tenuta della NATO; la Polonia come primo bastione terrestre dell’Alleanza sul fronte orientale; i Nordici come spazio di crescente rilevanza militare, dalla regione artica al Baltico; la Romania e il Mar Nero come fronte sensibile per droni, mine, shipping e infrastrutture energetiche; la Moldova come anello vulnerabile esterno alla NATO ma strategicamente intrecciato con Romania e Ucraina. In tutti questi casi, la finalità russa sarebbe meno quella di conquistare subito territorio e più quella di creare crisi limitate capaci di produrre effetti politici sproporzionati.

Atlantic Council sottolinea inoltre che la partita non si gioca solo ai confini orientali, ma anche nello spazio politico occidentale. La Russia viene descritta come intenzionata a sfruttare polarizzazione, populismi, sfiducia istituzionale e tensioni transatlantiche per allargare le divisioni tra Stati Uniti ed Europa. In questo senso, la guerra ibrida non serve soltanto a disturbare il fronte esterno della NATO, ma anche a spingere l’Occidente a indebolirsi dall’interno, alimentando narrazioni sull’inutilità dell’Alleanza, sull’inaffidabilità americana o sulla stanchezza verso il sostegno all’Ucraina.

In sintesi, Putin potrebbe continuare a privilegiare una strategia di attrito politico-strategico più che una rottura militare immediata. Il rischio maggiore non è tanto un singolo attacco decisivo, quanto una sequenza di provocazioni, incidenti e operazioni ibride capaci di verificare se la NATO reagisca come un soggetto compatto oppure come una somma di vulnerabilità nazionali. La vera posta in gioco, quindi, non è solo la sicurezza del fianco orientale, ma la credibilità complessiva della deterrenza occidentale.

M.E.

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Geostrategic magazine (2 september 2026)

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