Re-istituire il multilateralismo, oltre le piccole patrie / Re-establish multilateralism, beyond narrow nation-centered thinking

(Marco Emanuele) 

Pensiero geostrategico chiama multilateralismo. Da re-istituire, l’approccio multilaterale (filosofia politica ‘incarnata’ in organizzazioni regionali e internazionali) è l’unico possibile in una fase storica di trasformazione nella discontinuità nella quale il livello minimo delle sfide è planetario.

The Global Eye avvia, con questa nota e nel quadro di una riflessione su un pensiero geostrategico adeguato ai tempi, un lavoro di ricerca sulla necessità di re-istituire il multilateralismo. L’alternativa, che fin da subito dichiariamo di non condividere, è il ritorno alle piccole patrie, l’esaltazione degli Stati nazionali e del loro interesse (che esiste e che va perseguito), la scarsa considerazione del quadro planetario.

Il tema multilaterale riguarda la consapevolezza di governare la realtà del mondo post-caduta del muro di Berlino, inter-in-dipendente (ogni sistema ha caratteristiche originali e irripetibili ma è ‘vincolato’ a ogni altro), attraversato dalla rivoluzione tecnologica, dalla policrisi e dalla guerra mondiale ‘a pezzi’. La crisi di classi dirigenti (intellettuali compresi) si pone esattamente su questo punto: la capacità di fermarsi a riflettere e a elaborare paradigmi culturali e operativi che aiutino l’umanità a orientarsi nei futuri già presenti.

La re-istituzione dell’approccio multilaterale chiede di lavorare sul talento della mediazione (arte diplomatica, oggi praticata come compromesso) e sulla pazienza di maturare visioni storiche. Il movimento della storia ci pone continuamente dentro l’inatteso, diversamente dal mondo che conoscevamo e che, pur con le sue complessità, era certamente più prevedibile e con maggiori certezze. Al di là di questo, dovremmo ritornare a studiare su come aiutare l’umanità e il pianeta a recuperare generatività (superando l’evidente de-generazione in atto) e a non cadere nella trappola della legge della giungla (caos per il caos nel dominio della forza).

Diciamo subito che il tema non è di parte ma riguarda tutti, indistintamente. L’approccio multilaterale è ciò serve perché un governo dei processi storici sia davvero possibile ed efficace. In tale prospettiva, la filosofia multilaterale (che qui proviamo a ripensare) non può essere separata dal funzionamento delle organizzazioni che hanno la responsabilità di realizzarla dinamicamente (ONU in testa): ne consegue che ogni critica a tali organizzazioni è finalizzata a rendere (nuovamente) strategica la grande idea che veri visionari ebbero negli anni più tragici del ‘900 e che oggi richiede una re-istituzione complessiva.

Una considerazione finale a questo primo contributo riguarda l’importanza di maturare giudizio storico. Ci impegneremo a studiare l’evoluzione del potere, dei rapporti di forza, delle sfere di influenza, dei grandi player globali (non solo gli Stati). Capire dove ci troviamo e, soprattutto, dove ci troveremo, è condizione indispensabile per ‘divenire’ in maniera responsabile e integrata: continueremo a seguire le cronache dai mondi, ben sapendo che la direzione dipende da noi e dalla nostra capacità di rendere pragmatica la visione nell’oltre che è già  tra noi.

(English version)

Geostrategic thinking calls for multilateralism. To be re-established, the multilateral approach – a political philosophy “embodied” in regional and international organizations – is the only viable one in a historical phase of transformation marked by discontinuity, in which the minimum scale of the challenges we face is planetary.

With this note, and as part of a broader reflection on a form of geostrategic thinking suited to our times, The Global Eye is launching a research effort on the need to re-establish multilateralism. The alternative – with which we explicitly state from the outset that we disagree – is a return to narrow national loyalties, the exaltation of nation-states and their interests (which do exist and must be pursued), and a limited regard for the planetary framework.

The multilateral question concerns the awareness needed to govern the reality of the post-Berlin Wall world: inter-in-dependent (each system has original and irreducible characteristics, yet is “bound” to every other), shaped by the technological revolution, by the polycrisis, and by a “piecemeal” world war. The crisis of leadership – intellectuals included – lies precisely here: in the ability to pause, reflect, and develop cultural and operational paradigms that help humanity orient itself within futures that are already present.

Re-establishing the multilateral approach requires work on the talent for mediation – a diplomatic art, now too often practiced merely as compromise – and on the patience needed to cultivate historical visions. The movement of history constantly places us within the unexpected, unlike the world we once knew, which, despite its complexities, was certainly more predictable and offered greater certainties. Beyond this, we should return to studying how to help humanity and the planet recover generativity (overcoming the evident de-generation now under way) and avoid falling into the trap of the law of the jungle – chaos for chaos’s sake under the rule of force.

Let us say from the outset that this is not a partisan issue but one that concerns everyone, without distinction. The multilateral approach is what is needed if governance of historical processes is to be truly possible and effective. From this perspective, the multilateral philosophy – which we are attempting here to rethink – cannot be separated from the functioning of the organizations responsible for implementing it dynamically, first and foremost the UN. It follows that any criticism of such organizations should be aimed at making strategic once again the great idea conceived by true visionaries in the darkest years of the twentieth century, and which today requires a comprehensive re-establishment.

A final consideration in this first contribution concerns the importance of developing historical judgment. We will commit ourselves to studying the evolution of power, power relations, spheres of influence, and the major global players (not only states). Understanding where we are and, above all, where we will be is an indispensable condition for “becoming” in a responsible and integrated way. We will continue to follow events across the worlds, fully aware that the direction depends on us and on our ability to make vision pragmatic in that beyond which is already among us.

 

 

 

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