(Marco Emanuele)
Un rapporto della Food and Agriculture Organization e della World Meteorological Organization analizza l’interrelazione crescente tra cambiamenti climatici e resilienza dei sistemi alimentari. E’ solo un esempio per riflettere sulla ‘natura’ della policrisi planetaria nella quale siamo immersi: policrisi come ‘unicum’, inseparabilità di crisi de-generative.
Insomma, per comprendere e per tentare di governare le dinamiche globali serve approccio innovativo, complesso, non più lineare e separante. La guerra in Iran, con l’imprevedibilità reciprocamente usata come tattica da entrambe le parti e per le conseguenze geopolitiche e geoeconomiche derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal blocco navale americano, ci dicono come e quanto nessuna guerra possa essere considerata solo locale o regionale. Inoltre, il consolidamento della inarrestabile rivoluzione tecnologica trasforma tutto, dalla guerra che conoscevamo, alla costruzione della pace, dello sviluppo e delle garanzie di sicurezza, fino al quadro complessivo delle relazioni internazionali.
E’ tempo, dunque, di paradigmi culturali e operativi adeguati ai tempi. Ed è qualcosa che ci deve far riflettere sia sulla nostra responsabilità di soggetti storici (qualunque sia il nostro ruolo, ambito professionale, livello di coinvolgimento nella vita pubblica) che sulla qualità delle classi dirigenti.
Se la storia è in perenne movimento, ciò che ci deve interrogare è la direzione che essa sta prendendo, di trasformazione nella discontinuità. Legge della giungla, da più parti si tenta di scardinare l’intero impianto di un sistema multilaterale che, nella policrisi, è più necessario che mai. L’illusione di risposte solo nazionali, evidente auto-inganno, genera speranze irrazionali, contribuisce alla insostenibilità e alla de-generazione sistemiche.
Occorre tornare a riflettere in maniera aperta, senza schemi pre-costituiti ma sapendo che, proprio nella fase di transizione che stiamo vivendo, il livello di allerta e di impegno nei futuri già presenti deve essere alto.
(English Version)
A FAO and WMO report examines the growing interconnection between climate change and the resilience of food systems. It is only one example that invites reflection on the “nature” of the planetary polycrisis in which we are immersed: polycrisis as a unicum, the inseparability of de-generative crises.
In short, to understand and to try to govern global dynamics, we need an innovative, complex approach that is no longer linear or based on separation. The war in Iran, with the unpredictability used by both sides as a tactic, and with the geopolitical and geoeconomic consequences stemming from the closure of the Strait of Hormuz and the American naval blockade, shows us how and to what extent no war can be considered merely local or regional. Moreover, the consolidation of the unstoppable technological revolution is transforming everything: from the kind of war we once knew, to the building of peace, development, and security guarantees, and even the broader framework of international relations.
It is therefore time for cultural and operational paradigms that are adequate to the times. This is something that should lead us to reflect both on our responsibility as historical actors—whatever our role, professional field, or level of involvement in public life—and on the quality of the ruling classes.
If history is in constant motion, what should question us is the direction it is taking: transformation through discontinuity. Under a law-of-the-jungle logic, there are many attempts to dismantle the entire structure of a multilateral system which, in the polycrisis, is more necessary than ever. The illusion of purely national responses, a clear form of self-deception, generates irrational hopes and contributes to systemic unsustainability and de-generation.
What is needed is a return to open reflection, free from pre-established schemes, while recognizing that, precisely in the transition phase we are living through, the level of alertness and commitment toward the futures already present must remain high.



