La geografia del capitale: una lettura finanziaria

Premessa

I trattati registrano gli equilibri; il capitale li anticipa. Nell’ analisi di The Global Eye sul Canada (30 ottobre 2026), il dato più eloquente non è diplomatico ma finanziario: gli investitori canadesi, dopo aver comprato oltre 78 miliardi di dollari in azioni americane nel primo semestre 2026, a luglio hanno venduto per un totale record di 31 miliardi di dollari. La rottura si era già vista nei portafogli, prima che a Montreal si discutesse di nomi.

Questa scheda prova a leggere con la stessa lente due documenti recenti, segnalati da Marco Ricceri, Coordinatore del Laboratorio BRICS di Eurispes e Consigliere della SIOI, durante le sue ricerche sui BRICS:

  • The Global Financial Centres Index 40 (Z/Yen e China Development Institute di Shenzhen, settembre 2026): dove si concentra, secondo chi lo muove, il capitale finanziario mondiale.
  • The Impact Economy: Turning Disclosure into Demand (Schwab Foundation e World Economic Forum, ottobre 2026): perché il capitale non va spontaneamente dove servirebbe e chi sta costruendo i meccanismi per portarlo lì.

La domanda di fondo è quella emersa durante il convegno sul tema delle ‘medie potenze’ svoltosi presso la SIOI con la rivista Formiche lo scorso 14 ottobre 2026: dove si stanno spostando le leve reali, e chi le sta costruendo.

Dove va il capitale: la mappa del GFCI 40

GFCI 40, Tabella 1 · prime venti piazze di GFCI 39 e GFCI 40

In sei mesi, la composizione del gruppo di testa è cambiata più di quanto indichi la stabilità delle prime quattro posizioni (New York, Londra, Hong Kong, Singapore). Escono Francoforte, Parigi e Amsterdam; entrano Abu Dhabi, Pechino e Osaka. Il Nord America resta stabile, l’Europa continentale perde peso, mentre Asia e Golfo lo assorbono.

Lo stesso spostamento emerge dalle aspettative degli operatori. Alla domanda su quali piazze cresceranno di più nei prossimi due o tre anni, le citazioni vanno nell’ordine a Dubai, Singapore, Casablanca, Abu Dhabi, Seul e Riyadh. Delle prime quindici, sette sono in Asia-Pacifico e cinque tra il Medio Oriente e l’Africa; Londra è l’unica in Europa occidentale.

Quattro letture geoeconomiche 

Il Golfo, cerniera tra i blocchi

Abu Dhabi sale di otto posizioni, fino al tredicesimo posto; Riyadh guadagna quindici posti; Dubai resta nona ed è prima al mondo nel sottoindice dei professionisti della fintech. Casablanca, più undici, diventa la prima piazza africana.

Il dato acquista spessore se letto accanto alla geopolitica: gli Emirati sono membri dei BRICS e, al contempo, firmatari di Pax Silica, la coalizione americana per le catene dell’intelligenza artificiale. Il Golfo non sceglie tra i blocchi; offre a entrambi la propria piazza finanziaria. È la versione finanziaria degli swing states di cui si è parlato alla SIOI.

La finanza dei BRICS è finanza cinese

Shanghai è quinta, Shenzhen ottava, Pechino sedicesima; sette piazze cinesi sono tra le prime venti nel fintech. L’India avanza con GIFT City (37ª, più nove) e Mumbai (49ª). Il resto del gruppo si colloca nella metà bassa: Johannesburg 95ª (meno quindici), San Paolo 99ª, Mosca 100ª, Rio de Janeiro 106ª, Teheran 112ª.

Tradotto: quando i BRICS parlano di regolamenti in valute nazionali e di alternative al sistema occidentale, l’infrastruttura finanziaria disponibile è quasi interamente cinese. C’è anche un’ironia di metodo: l’indice che misura la potenza finanziaria mondiale è prodotto congiuntamente da un centro di studi della City di Londra e da un istituto di Shenzhen.

Il Canada, urgente anche sui mercati

Tutte le piazze canadesi perdono terreno: Toronto 41ª (meno dodici), Montreal 50ª (meno sedici), Vancouver 75ª (meno dodici), Calgary 77ª (meno diciassette). Calgary, capitale finanziaria dell’Alberta, ha uno dei peggiori scarti dell’indice tra reputazione e indicatori: gli operatori la giudicano molto peggio di quanto mostrano i suoi numeri.

È il riflesso finanziario dell’asimmetria descritta nell’analisi di The Global Eye citata in apertura: l’urgenza di Ottawa è visibile anche a chi muove il capitale, e l’avvicinamento all’Europa non ha ancora cambiato il giudizio dei mercati.

L’Europa a ventisette piazze

Francoforte perde quattordici posizioni, Parigi e Amsterdam escono dalle prime venti, Milano scende di diciassette posizioni. Bruxelles è 82ª e, come Calgary, è giudicata peggio di quanto suggeriscono i suoi indicatori: la capitale delle istituzioni europee non convince chi fa finanza. Salgono invece le piazze nordiche: Copenaghen, con più diciannove; Oslo, con più sedici.

Il limite politico dell’Europa, di essere un attore a ventisette teste, vale anche per i mercati dei capitali. L’Europa non ha una piazza che la rappresenti, ma molte piazze che si contendono gli stessi flussi. Non a caso, tra le priorità indicate dagli operatori di tutto il mondo per i prossimi cinque anni compare l’approfondimento dei mercati dei capitali.

L’economia dell’impatto: le medie potenze come architetti

Il rapporto della Schwab Foundation e del WEF parte da un ritiro: nel quarto trimestre 2025 i fondi sostenibili hanno registrato deflussi netti per 27 miliardi di dollari, l’aiuto pubblico allo sviluppo bilaterale è sceso del 26,4% nel 2025, e solo il 15% degli obiettivi di sviluppo sostenibile misurabili è in linea con i tempi. Mentre l’aiuto tradizionale arretra, la domanda è chi costruirà i meccanismi per finanziare i beni che nessuno compra da solo.

La tesi centrale è il “paradosso dell’impatto”: il valore sociale è riconosciuto e rendicontato, ma raramente qualcuno lo paga, perché è collettivo, invisibile nei bilanci, lento a maturare e difficile da attribuire. Sono le stesse caratteristiche dei beni pubblici di cui si occupa la geopolitica, a cominciare dalla sicurezza.

Chi costruisce i mercati. Il dato più interessante per una lettura geostrategica è che quasi tutti gli esempi di successo citati vengono da medie potenze:

Paese Strumento Cosa ha dimostrato
Germania Legge sulle rinnovabili del 2000, tariffe garantite per vent’anni Lo Stato può creare un mercato dando un prezzo all’esternalità; le rinnovabili sono passate da circa il 6% a oltre metà dei consumi elettrici
Regno Unito Primo social impact bond (2010), Life Chances Fund, ora Better Futures Fund da 500 milioni di sterline Lo Stato come acquirente di risultati verificati
Corea del Sud Crediti di progresso sociale di SK Group, poi un programma pilota del governo Un’impresa privata può avviare la domanda, lo Stato la può adottare
Canada Banca per la difesa, la sicurezza e la resilienza (già discussa alla SIOI) Più Stati possono mettere in comune il merito di credito per attrarre capitale privato

 

Le grandi potenze sono quasi assenti da questo elenco. Le medie potenze, che non possono imporre le regole, le inventano: costruiscono architetture finanziarie che poi altri adottano.

L’effetto Bruxelles si ferma alla trasparenza. Il rapporto di Schwab Foundation e WEF mostra che gli standard europei di rendicontazione si irradiano oltre i confini dell’Unione: anche molte società britanniche e svizzere, pur non essendo obbligate, rendicontano il proprio impatto su comunità e consumatori. Ma la trasparenza non crea domanda: le imprese europee individuano in media 6,4 temi materiali e fissano obiettivi misurabili solo per 3,3. L’Europa esporta regole di rendicontazione, non ancora mercati.

La credibilità come infrastruttura. Il mercato volontario del carbonio, che nel 2021 ha raggiunto circa 2 miliardi di dollari, ha perso oltre due terzi del suo valore dopo le controversie sull’integrità del mercato nel 2023. La lezione vale anche in geopolitica: un mercato costruito su promesse regge finché regge la fiducia, e si stabilizza solo dove un’autorità ne garantisce le regole.

Il limite onesto. Il rapporto riconosce che i mercati finanziari amplificano la domanda, ma non la creano. Il primo passo spetta a chi può dare un prezzo o un impegno d’acquisto, cioè agli Stati, da soli o insieme.

Da seguire nei prossimi mesi

Quando Cosa Perché conta
Marzo 2027 GFCI 41 Se le piazze canadesi recuperano dopo Montreal, se il Golfo consolida, se l’Europa continentale smette di arretrare
2027 Presidenza cinese dei BRICS Se l’infrastruttura finanziaria del gruppo resta cinese o si apre a India e Golfo
2027 Avvio operativo della banca canadese per la difesa Quali capitali europee entrano, e quale città canadese ne ospita la sede
2027 Vertice UE-Canada La definizione dell'”associazione sempre più stretta” rinviata a Montreal
In corso Revisione degli standard europei di rendicontazione Se la semplificazione ridurrà anche la spinta verso la domanda di risultati

 

Il filo comune: in tutti questi appuntamenti la variabile decisiva non è la dichiarazione politica, ma il momento in cui qualcuno mette capitale.

Cautele e fonti

  • È un indice di percezione, calcolato su 144 indicatori quantitativi: misura come gli operatori di altre piazze giudicano una piazza, non i flussi effettivi. Le variazioni di poche posizioni vanno interpretate come tendenze. I giudizi sono stati raccolti in gran parte dopo l’inizio del recente conflitto in Medio Oriente.
  • The Impact Economy. L’analisi sulle società europee quotate è esplorativa e condotta con l’ausilio dell’intelligenza artificiale; la parte qualitativa si basa su 15 interviste. Gli autori la presentano come indicativa di tendenze, non come un campione rappresentativo.

Fonti. Z/Yen e China Development Institute, The Global Financial Centres Index 40, settembre 2026; Schwab Foundation for Social Entrepreneurship e World Economic Forum, con SK Group (CSES) e Social Finance International, The Impact Economy: Turning Disclosure into Demand, ottobre 2026; The Global Eye, Canada tra Washington e Bruxelles, 30 ottobre 2026; Documenti segnalati da Marco Ricceri.

Autore: Giuseppe Fusilli (Founder Partner di Azimut Holding S.p.A. – Director di Azimut Capital Management S.g.r. S.p.A.)

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