Dal 7 al 9 ottobre 2026 Tangeri ha ospitato il workshop regionale “Women at the heart of the fight against terrorism: Addressing emerging terrorism challenges in the Middle East and North Africa”, organizzato da INTERPOL e dalla Direzione Generale della Sicurezza Nazionale del Marocco. All’incontro hanno partecipato donne poliziotto e professioniste del contrasto al terrorismo.
Il messaggio centrale è arrivato da Natalia Gherman, Assistente Segretario Generale dell’ONU e Direttrice Esecutiva del CTED (Counter-Terrorism Committee Executive Directorate): gli attori terroristici stanno adottando in modo crescente intelligenza artificiale, piattaforme online e servizi finanziari digitali, creando nuove sfide per le autorità di tutta la regione.
Perché conta
Il finanziamento è la parte operativamente più concreta. I partecipanti hanno analizzato come i canali digitali vengano usati per raccogliere, trasferire o occultare fondi: servizi di pagamento online, piattaforme di crowdfunding, sistemi di mobile money e asset virtuali. Sono strumenti che offrono velocità e portata transfrontaliera, ma complicano tre cose in particolare — l’identificazione dei beneficiari, la tracciabilità delle transazioni e la cooperazione tra giurisdizioni. È esattamente la zona grigia dove il contrasto tradizionale perde efficacia.
Sul versante della radicalizzazione, il workshop ha respinto l’idea di un “profilo unico” della donna coinvolta nel terrorismo. L’analisi deve riconoscere l’agenzia individuale senza ignorare coercizione, sfruttamento e abuso. Una posizione non banale: sposta il quadro da una lettura vittimizzante a una che distingue responsabilità e vulnerabilità caso per caso.
Il workshop ha chiuso chiedendo più cooperazione regionale e un’integrazione sistematica della prospettiva di genere nelle politiche di contrasto al terrorismo e di prevenzione dell’estremismo violento.
Lo scenario più ampio
Il workshop di Tangeri non è un episodio isolato, ma si inserisce in una traiettoria precisa del sistema ONU. Il Trends Report del CTED pubblicato il 10 settembre 2026 documenta come la propaganda terroristica sia diventata parte integrante di reclutamento, radicalizzazione e raccolta fondi, con dimensioni sempre più marcatamente di genere — ecosistemi online misogini, tecniche di reclutamento differenziate per genere, intersezione tra violenza digitale di genere e narrazioni estremiste.
Da qui, tre elementi di contesto rilevanti:
La precisione del targeting. L’IA generativa consente di personalizzare i messaggi per pubblico, con narrazioni costruite sulla ricerca di appartenenza, protezione e relazioni per ragazze e giovani donne, e messaggi iper-maschilisti che presentano la violenza come fonte di status e potere per ragazzi e giovani uomini. È un salto di qualità rispetto alla propaganda broadcast: non più un messaggio per tutti, ma un messaggio cucito su un individuo.
La fragilità del lato difensivo. Dei 133 sistemi IA analizzati in uno studio citato da UN Women, il 44% mostrava bias di genere e oltre un quarto sia bias di genere che razziali. Su 138 Paesi esaminati, solo 24 facevano riferimento al genere nelle proprie strategie nazionali sull’IA. Il punto è politicamente rilevante: gli strumenti con cui si intende contrastare il fenomeno portano dentro gli stessi pregiudizi che il fenomeno sfrutta.
Il nodo dei diritti. Un position paper del dicembre 2025 del Relatore Speciale ONU sul contrasto al terrorismo e i diritti umani mette in guardia sulla stessa GenAI usata dalle autorità: modelli linguistici e visivi inadatti a rilevare contenuti estremisti impliciti, con il rischio concreto di falsi positivi e di sorveglianza sproporzionata.
Lettura geostrategica
Il formato stesso dell’evento è il messaggio geopolitico. Un workshop organizzato dal Marocco con INTERPOL, ospitato a Tangeri — porta d’ingresso del Mediterraneo occidentale e snodo migratorio — e imperniato sulla leadership femminile nel contrasto al terrorismo, serve a tre scopi simultanei.
Primo, legittimazione del Marocco come hub di sicurezza regionale. Rabat si propone come piattaforma operativa per il Sahel e il Nord Africa in un momento in cui la presenza occidentale nella regione si è ridotta e la Francia ha perso influenza nel Sahel. Ospitare il formato INTERPOL-ONU sulla sicurezza digitale è un posizionamento, non solo un’ospitalità.
Secondo, spostare il baricentro dal militare al digitale. Il workshop non parla di teatri di conflitto, parla di pagamenti mobili, crowdfunding e asset virtuali. È il riconoscimento che il fronte principale si è spostato dal terreno all’infrastruttura finanziaria e alla piattaforma — un fronte dove gli Stati del Golfo hanno enorme capacità tecnica e dove le autorità nordafricane hanno competenze investigative ma risorse tecnologiche limitate.
Terzo, il genere come leva diplomatica. La prospettiva di genere nell’antiterrorismo è una delle poche aree dove la convergenza tra agenda ONU, priorità dei donatori occidentali e agende nazionali della regione è effettivamente possibile. Il CTED la sta usando come ponte, e Tangeri ne è l’esecuzione sul campo.
Il punto cieco resta strutturale: gli attori non statali adottano l’IA più velocemente di quanto gli apparati statali riescano a regolamentarla, e la cooperazione giurisdizionale citata dal workshop come obiettivo è precisamente ciò che quattro anni di negoziati ONU sulla Convenzione contro il cybercrime non hanno ancora prodotto.
Cosa aspettarsi
Nel breve (prossimi 6-12 mesi). Il CTED capitalizzerà Tangeri trasformando le raccomandazioni in strumenti operativi: linee guida per l’integrazione della prospettiva di genere nei quadri nazionali di contrasto, e probabilmente un modulo dedicato al finanziamento digitale nei prossimi training regionali. Il modello già sperimentato a settembre 2026 — il primo Global Training UNICRI-INTERPOL su IA e trasformazioni digitali per operatori di sicurezza, con partecipanti da Iraq, Oman, Nigeria, Kenya e altri undici Paesi — verrà replicato con declinazione regionale.
Sul terreno. L’attenzione al finanziamento digitale segnala dove arriveranno i prossimi interventi normativi: stretta sui VASP (virtual asset service providers), obblighi di identificazione più stringenti su mobile money e crowdfunding, e pressione crescente sui grandi operatori di piattaforma per moderazione gender-sensitive. È anche prevedibile un aumento delle segnalazioni di contenuti estremisti con componente misogina come categoria a sé, oggi gestita in modo incoerente.
Il rischio da monitorare. La combinazione di IA per la moderazione con IA generativa per la propaganda favorisce chi attacca, non chi difende: il costo di produrre contenuto personalizzato in lingua locale crolla, mentre il costo di rilevarlo resta alto e cresce con la sofisticazione. Si potrà vedere, quindi, un divario in allargamento tra capacità offensive e difensive, con le donne e i minori come targets privilegiati perché più raggiungibili tramite narrazioni relazionali.
Il vero test politico. La parte più difficile non è tecnica ma giurisdizionale: senza un meccanismo credibile di cooperazione transfrontaliera su prove digitali e tracciamento di transazioni, l’enfasi sulle cripto-valute e sul mobile money rischia di restare diagnostica più che deterrente. Il workshop ha posto il problema con chiarezza; la domanda aperta è se la regione tradurrà quella diagnosi in strumenti concreti o se continuerà a produrne di sempre più precise senza attuarli.
Analisi basata su UN stresses terrorist use of AI at MENA Women workshop, Digital Watch Observatory, 20 ottobre 2026
A cura di The Global Eye e SIOI
Marco Emanuele



