Il direttore dell’UNIDIR (Istituto di ricerca sul disarmo delle Nazioni Unite), Robin Geiss, ha dichiarato in un briefing a New York che l’IA è già ampiamente impiegata sul campo di battaglia e che il giudizio umano nelle operazioni militari si sta riducendo rapidamente. La sua domanda: “Lasciare che le macchine prendano di mira e uccidano esseri umani?”. Il Segretario Generale ONU continua a invocare il non superamento di questa “linea rossa morale”.
Perché conta
Tre elementi meritano attenzione geostrategica.
1. La compressione del tempo decisionale. L’IA accorcia l’intervallo tra identificazione e ingaggio e consente di colpire un numero di bersagli inedito ogni giorno. Il problema non è solo l’errore: è che la finestra per la de-escalation si restringe. Sistemi opachi aumentano il rischio di miscalcolo e quindi di escalation non intenzionale — compreso, come sottolinea Geiss, l’ambito nucleare.
2. La proliferazione verso attori non statali. Man mano che gli strumenti diventano più accessibili, capacià militari sofisticate si spostano fuori dal club ristretto degli Stati. Questo erode uno dei pilastri della deterrenza classica: la concentrazione della potenza di fuoco.
3. La convergenza geopolitica come ostacolo. Geiss ammette che competizione e tensioni sono “seri ostacoli” alla regolamentazione — è il punto politicamente più denso. Da segnalare: a settembre gli Stati Uniti hanno proposto alla Cina un “meccanismo di notifica” reciproca sugli incidenti IA potenzialmente minacciosi per la sicurezza nazionale. È un canale di de-conflicting tra i due maggiori spender militari del pianeta, sul modello delle linee dirette della Guerra Fredda — segnale che la gestione del rischio IA entra nelle architetture di stabilità bipolare, anche senza un regime normativo condiviso.
Il versante multilaterale
Giovedì l’UNIDIR Centre of Excellence on AI, Peace and Security lancia un forum multi-stakeholder sull’IA nella pace e sicurezza internazionali: il primo (e finora unico) di questo tipo nel sistema ONU. Tra gli obiettivi, la costruzione di un “lessico di sicurezza IA” per chiarire concetti come autonomia, safety e security — oggi usati in modo divergente tra gli attori, con ambiguità che ostacolano fiducia e cooperazione.
Le richieste del Segretario Generale per un trattato giuridicamente vincolante sui sistemi d’arma letali autonomi trovano, secondo Geiss, “crescente eco” nella comunità internazionale. Va letto con realismo: l’eco è retorica finché non diventa obbligo. Il quadro resta quello di un governance gap colmato da intese bilaterali e forum tecnici, non da diritto vincolante.
Cosa aspettarsi
- Nessun trattato vincolante a breve. La finestra per uno strumento multilaterale è stretta: un testo sui LAWS richiede consenso tra potenze che vedono nell’IA militare un vantaggio competitivo. Vedremo più moratorie settoriali, codici di condotta e dichiarazioni politiche che un regime vincolante.
- La bilateralizzazione come surrogato del multilateralismo. Il meccanismo di notifica USA-Cina è il modello probabile: accordi tecnici tra grandi potenze per gestire gli incidenti, con il rischio che escludano proprio gli attori che proliferano più rapidamente.
- Il lessico come campo di battaglia normativo. Chi definisce “autonomia” e “safety” stabilisce dove cade la linea rossa. Assisteremo a contesa semantica in sede UNIDIR e nei forum tecnici — una partita a bassa intensità ma ad alto impatto.
- Accelerazione dell’impiego operativo indipendentemente dal dibattito normativo. La riduzione del tempo decisionale ha valore militare immediato; nessuna iniziativa ONU la rallenterà nel breve. Il rischio di escalation non intenzionale crescerà più rapidamente della capacità di governarlo.
- Pressione su attori non statali. Il tema potrebbe migrare dalla sfera del disarmo a quella del contrasto al terrorismo e della sicurezza cibernetica, dove il consenso su regole comuni è ancora più difficile.
Analisi basata su AI on track to ‘crowd out’ human decision-making in warfare | UN News, UN News, 20 ottobre 2026
A cura di The Global Eye e SIOI
Marco Emanuele



