Ha un lavoro davvero difficile l”inviato commerciale capo dell’UE, Maroš Šefčovič, incaricato di riequilibrare il deficit commerciale “insostenibile” dell’Europa con la Cina. Inizia in queste ore la missione di due giorni di negoziati a Pechino, mentre a Bruxelles matura tra i leader l’ipotesi di misure più severe nei confronti della Cina. E, solo pochi giorni fa, Francia e Germania hanno chiesto che venga adottato uno scudo commerciale UE per contrastare quelli che considerano sussidi sleali e lo stretto controllo esercitato dalla Cina sui minerali critici.
All’indomani dell’annuncio della proposta francese e tedesca di uno scudo – barriera per arginare una concorrenza aggressiva e considerata sleale – la Cina, anche senza essere nominata esplicitamente nel riferimento delle due cancellerie europee proponenti, si sente subito chiamata in causa e avverte sui rischi di un eventuale scontro con la UE, ribaltando (come si legge sui media cinesi di questi giorni) il teorema europeo che la crisi economica del Vecchio Continente sia “colpa’ di Pechino.
La Cina esorta in particolare Francia e Germania a sostenere la cooperazione aperta e il libero scambio e “che si astengano dall’incoraggiare l’Unione europea a utilizzare strumenti protezionistici”, ha dichiarato martedì un portavoce del Ministero del Commercio cinese, aggiungendo: “Il protezionismo non può aumentare la competitività, e il disaccoppiamento e l’interruzione delle catene di approvvigionamento danneggeranno solo gli altri senza apportare benefici a sé stessi”. Il portavoce, di cui non si fa il nome, avvisa anche Francia e Germania di non “politicizzare le questioni commerciali ed economiche né esagerare il concetto di sicurezza nazionale” (People’ s Daily online). Sui media cinesi si sottolinea il ruolo della Cina come partner strategico dell’Europa, “erroneamente considerata il problema stesso”.
Fin qui i ragionamenti sull’errore che nascerebbe da un braccio di ferro tra UE e Cina. Più esplicito è l’editoriale del cinese Global Times: “Se l’UE è determinata a scatenare una guerra commerciale contro la Cina, allora ci provi pure”.
Šefčovič incontra in queste ore ministro per il Commercio cinese Wang Wentao portando il difficile fardello dell’enorme deficit commerciale accumulato dall’Unione europea rispetto alla Cina, oltre un miliardo di euro al giorno: l’obiettivo primo e’ cercare di trovare un “tetto” all’export cinese. A intimorire Bruxelles c’è quello che gli economisti chiamano “China shock 2.0”, una ondata di esportazioni sottocosto sussidiate in modo massiccio dal governo cinese in settori strategici. Il Rappresentante sa che sul tavolo si gioca la difficile partita del futuro dell’UE e la sua industrializzazione.
Marzia Giglioli



