Come per l’11 settembre, anche il 7 ottobre è data simbolica.
Nel condannare ogni forma di violenza, val bene sottolineare che viviamo in una fase storica di escalation della violenza senza confini e, sempre più, senza senso del limite. Dovremmo, qualunque siano le nostre convinzioni, appellarci a un senso di umanità che la banalità del male rischia di cancellare.
Se, di fronte a ciò che è accaduto il 7 ottobre, non può valere il ricercare cause scatenanti in una sorta di circolo vizioso giustificazionista, è invece decisivo continuare a interrogare la storia. Perché, essendo realisti, il giudizio storico è principio di responsabilità.
Il destino di ogni popolo, con il suo portato di tradizioni e visioni, va salvaguardato come identità al contempo originale, irripetibile e aperta. Nessuno può essere cancellato dal palcoscenico della storia mentre tutti hanno il diritto/dovere di contribuire a comporre il mosaico dell’umanità planetaria.
Giudizio storico impone di distinguere, con grande chiarezza, la vita dei popoli dalle decisioni, sempre criticabili, delle classi dirigenti che li governano. Il tutto, sempre, va riportato nell’alveo del dibattito democratico: oggi, nella condizione onlife, è proprio l’esperienza democratica a ‘svuotarsi’ progressivamente, sia per ragioni endogene che esogene.
Spetta a ciascuno di noi il fermarsi in tempo, dichiarandoci sostanzialmente anti-totalitari. Dipende dalle nostre coscienza e consapevolezza il rispettare ogni espressione umana, primo antidoto di ogni forma di violenza.
(English version)
As with September 11, October 7 is also a symbolic date.
In condemning every form of violence, it is worth stressing that we are living through a historical phase of boundless escalation of violence and, increasingly, one without any sense of limits. Whatever our convictions, we should appeal to a sense of humanity that the banality of evil risks erasing.
If, in the face of what happened on October 7, seeking trigger causes in a kind of self-justifying vicious circle cannot hold, it is nonetheless decisive to keep questioning history. Because, to be realistic, historical judgement is a principle of responsibility.
The destiny of every people, with its burden of traditions and visions, must be safeguarded as an identity that is at once original, unrepeatable and open. No one can be erased from the stage of history, while everyone has the right—and the duty—to help compose the mosaic of planetary humanity.
Historical judgement requires us to distinguish, with great clarity, between the life of peoples and the always criticisable decisions of the ruling classes that govern them. And all of this must always be brought back within the channel of democratic debate: today, in the onlife condition, it is the democratic experience itself that is progressively being ‘hollowed out’, for both endogenous and exogenous reasons.
It falls to each of us to stop in time, declaring ourselves substantially anti-totalitarian. It depends on our conscience and awareness to respect every human expression—the first antidote to every form of violence.
Marco Emanuele è Consigliere per l’Innovazione di SIOI



