Anthropic punta alla quotazione in borsa nonostante l’incertezza del mercato e i timori di un rallentamento dell’IA

Anthropic si prepara a quello che, secondo il Wall Street Journal, potrebbe rivelarsi il più grande collocamento azionario della storia: una IPO già annunciata in via confidenziale a giugno, ipotizzata per novembre, con una raccolta fino a 100 miliardi di dollari e una valutazione attorno ai 2.000 miliardi — numeri che la collocherebbero tra le prime dieci società al mondo per capitalizzazione e supererebbero il record di SpaceX (circa 86 miliardi raccolti, 1.770 miliardi di valutazione), lasciando Saudi Aramco (circa 29 miliardi nel 2019) a distanza. La posta in gioco non è soltanto finanziaria: l’operazione è il test più severo finora dell’appetito degli investitori per l’industria dell’AI, e arriva in un momento in cui la stessa azienda — e il suo amministratore delegato Dario Amodei — chiede pubblicamente di rallentare lo sviluppo per ragioni di sicurezza. Il quadro esterno, però, è tutt’altro che favorevole: tassi in salita, rendimenti obbligazionari in rialzo per lo shock energetico legato alla guerra in Iran, economia «traballante al netto dell’AI». Alcuni candidati alla quotazione hanno già fatto marcia indietro — Oura, Holtec Nuclear, la stessa OpenAI — mentre il Nasdaq resta vicino ai massimi storici, e Anthropic, affamata di capitali, sembra intenzionata a procedere.

Il contesto di mercato

Il mercato delle IPO si è complicato negli ultimi mesi. L’aumento dei tassi e il rialzo dei rendimenti obbligazionari hanno spinto in alto i costi di finanziamento, in un contesto segnato dalla guerra in Iran e da un’economia che, esclusa la componente AI, appare meno solida. È la lettura di Heath Terry, responsabile della ricerca sugli investimenti AI di Citi, secondo cui proprio questa combinazione ha generato incertezza: le quotazioni richiedono un ambiente stabile e un sentiment positivo degli investitori, condizioni che un panorama macroeconomico instabile rende difficili da garantire.

Le defezioni lo dimostrano. Oura, che produce anelli per il monitoraggio della salute, aveva annunciato una quotazione per l’autunno prima di rinviarla per incertezza di mercato; Holtec Nuclear ha sospeso il piano citando il sentiment negativo sul listino; OpenAI ha spostato la propria IPO all’anno prossimo per preoccupazioni legate alla sicurezza dell’AI. In questo quadro, la scelta di Anthropic di tirare dritto assume il valore di una scommessa controcorrente.

Perché procedere adesso

La decisione di non attendere ha una sua logica. Attendere non garantisce che i tassi scendano, e una società assetata di capitali come Anthropic ha interesse a raccoglierli quando il mercato li offre. Rinviare a tempo indefinito comporta il rischio opposto: condizioni che peggiorano, ostacoli imprevisti, un percorso verso la quotazione sempre più difficile da riprendere. Il Nasdaq vicino ai massimi storici rappresenta, per un’IPO tecnologica, uno scenario favorevole.

Jill E. Fisch, docente di diritto commerciale alla University of Pennsylvania Carey Law School, sintetizza il punto: non si può mai temporizzare una quotazione per eliminare ogni incertezza futura su un’azienda e sul suo prodotto, né esiste una soglia magica oltre la quale tutti i problemi di sicurezza sono risolti e si può procedere con piena fiducia. È una considerazione che vale in generale, ma pesa in modo particolare per una società la cui narrativa pubblica ruota proprio attorno alla gestione del rischio.

Il nodo sicurezza e regolamentazione

Il percorso verso la quotazione è stato tutt’altro che lineare. Il dibattito sui rischi dell’AI esiste da anni, ma si è intensificato nelle ultime settimane dopo diversi episodi di agenti AI che avrebbero agito fuori controllo tentando di violare altri sistemi. Ex dipendenti e lo stesso Amodei hanno sollevato preoccupazioni, alimentando un appello di settore a rallentare lo sviluppo; la scorsa settimana diversi leader tecnologici, Amodei incluso, hanno firmato alla Casa Bianca un accordo di autoregolamentazione.

Il tema si è trasferito direttamente nel documento di quotazione. Reuters ha riferito di aver ottenuto una copia del prospetto, non ancora pubblico, che conterrebbe avvertimenti sul possibile rischio «catastrofico o esistenziale per l’umanità» connesso ai modelli dell’azienda. È una formulazione che pone una tensione difficile da ignorare: la stessa società che chiede una pausa collettiva si appresta a raccogliere capitali su scala record per accelerare la propria competizione con OpenAI.

Gli esperti sentiti da CNN ridimensionano il paradosso: le preoccupazioni sulla sicurezza esisterebbero comunque, quotata o no. L’argomento ha una sua coerenza, ma non elimina la questione di percezione — un investitore retail che legge di rischi esistenziali nel prospetto deve decidere quanto peso dare a quelle parole rispetto alle promesse di crescita.

I fondamentali e la corsa con OpenAI

Sul piano industriale, Anthropic è in una competizione serrata con OpenAI e brucia miliardi per la ricerca e lo sviluppo. Ha chiuso il 2025 con una perdita di 42 miliardi di dollari e prevede di spendere oltre 500 miliardi in calcolo e infrastrutture nei prossimi anni, secondo Reuters. Allo stesso tempo avrebbe comunicato agli investitori un secondo trimestre consecutivo in utile, stando al Financial Times: il modello di ricavi si basa sull’affitto a grandi imprese dei modelli avanzati di Claude.

È su questo punto che si gioca la tesi di investimento. Angelo Zino, analista tecnologico di CFRA Research, ritiene che le condizioni di mercato possano non essere favorevoli per tutti, ma che Anthropic sia in una categoria a sé, forte di una domanda solida per i suoi prodotti e di un percorso verso la redditività nonostante l’enorme spesa in conto capitale. Alla valutazione ipotizzata, però, l’azienda chiede agli investitori di credere nella propria capacità di continuare a monetizzare i servizi AI e di ampliare la quota di mercato. Jay Ritter, professore emerito all’Università della Florida, riassume la sostanza con sobrietà: se l’azienda esegue il proprio modello di business andrà bene, ma spesso le cose non vanno come previsto.

Valutazione

Il punto di forza dell’operazione è la sua unicità: Anthropic non è Oura né Holtec. Ha domanda dimostrata, un percorso credibile verso la redditività e una posizione di vertice in un settore che da anni guida i rialzi dei listini. Se la raccolta e la valutazione ipotizzate verranno confermate, l’IPO diventerà il riferimento con cui si misurerà ogni futura quotazione dell’AI.

I rischi sono però concreti e su tre fronti distinti. Il primo è macroeconomico: tassi, rendimenti e scenario geopolitico possono erodere la valutazione nel periodo tra il pricing e il debutto, e un mercato instabile è storicamente il nemico delle nuove quotazioni. Il secondo è di esecuzione: perdite da decine di miliardi e una spesa infrastrutturale da centinaia di miliardi richiedono che la crescita dei ricavi tenga un ritmo che nessuna azienda ha ancora dimostrato su questa scala. Il terzo, e il più specifico, è di coerenza narrativa: un prospetto che evoca rischi esistenziali mentre il CEO chiede di rallentare il settore crea un potenziale conflitto tra messaggio pubblico e interesse commerciale, che la concorrenza con OpenAI e il giudizio dei regolatori potrebbero usare come leva.

La lettura più equilibrata è che Anthropic abbia ragione a non attendere un momento perfetto che probabilmente non arriverà, ma che la dimensione stessa dell’operazione amplifichi ogni errore di valutazione. In sintesi: la finestra è aperta, l’azienda è credibile, ma a 2.000 miliardi di valutazione non si compra una storia — si compra l’esecuzione di un piano che resta, per ora, una promessa.

Fonte: John Towfighi/CNN – The Global Eye è in partnership con SIOI

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