Continua il braccio di ferro fra Donald Trump e le Corti di Giustizia degli Stati Uniti. Con una richiesta di urgenza, il Governo USA ha chiesto alla Corte Suprema di poter proseguire con l’invio di migranti a Paesi terzi. Una Corte di Appello aveva dato l’ordine di fermare le deportazioni in modo che le persone implicate potessero difendere le proprie cause. L’Amministrazione Trump si è così trovata costretta, in piena notte, a bloccare tutti i voli.
Migliaia di migranti erano sul punto di essere deportati in Paesi come Honduras, Ruanda, Repubblica Centroafricana, Costa Rica e Burundi, con i quali non avevano nessun rapporto e dove non erano mai stati, quando una sentenza del giudice distrettuale Brian Murphy, con sede a Boston, ha sospeso i voli, in virtù del fatto che prima i migranti dovessero avere “una opportunità reale” di difendersi. La Corte di Appello del Primo Circuito degli Stati Uniti a Boston ha confermato poi la decisione di Murphy (il 18 settembre) e l’ha resa esecutiva nella tarda serata di mercoledì. Dopo la sentenza, non si è fatta attendere la reazione dell’Amministrazione USA. Il procuratore generale Todd Blanche ha criticato su X che la sentenza fosse stata emessa nella notte “senza neanche dare al Governo l’opportunità di rispondere”. Per Blanche le deportazioni in Paesi terzi di immigrati senza documenti sono “uno strumento totalmente legale e prezioso per frenare l’immigrazione illegale“.
Poche ore dopo, il Governo si è appellato alla Corte Suprema chiedendo di sospendere la sentenza della Corte di Appello che dichiarava illegale la politica di deportazioni in Paesi terzi, portata avanti dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) . E’ in atto, quindi, l’ennesimo scontro tra le Corti di Giustizia, che chiedono di rispettare un processo equo per la questione dei migranti, e il Governo Trump, impegnato a portare avanti una deportazione storica. E, per farlo, Washington ha firmato accordi con circa 35 nazioni che si sono dichiarate disponibili a ricevere i migranti, ha eliminato i programmi dei visti, anche quelli umanitari, non rispettando più i casi di appello, né l’asilo politico e neanche quei casi protetti dalla Convenzioni contro la Tortura.
Tre giudici del Tribunale di Appello hanno appoggiato la sentenza del giudice Murphy, perché – sostengono- il DHS non può inviare una persona in un Paese terzo senza preavviso. Inoltre, i giudici si battono per evitare che i migranti vengano spediti in un altro Paese senza il loro consenso, fatto che lede il diritto costituzionale, impedisce di ottenere un processo equo e fa perdere l’opportunità di impugnare l’espulsione prima di essere deportati.
In dichiarazioni a El País, Yael Sacher, direttrice per le Americhe e Europa de Refugées International, ha commentato positivamente il blocco dei voli. “Questo è significativo, perché in passato abbiamo visto l’Amministrazione Trump rifiutarsi di ubbidire in modo flagrante gli ordini dei tribunali federali per fermare i voli”. A sua volta, Trina Realmuto, legale dei ricorrenti presso la National Immigration Litigation Alliance, ha dichiarato in una intervista che l’ordinanza del Primo Circuito “rende assolutamente chiaro che nessun volo o autobus dovrebbe essere utilizzato per effettuare espulsioni verso Paesi terzi”. E ora la speranza per i migranti è che questa sentenza del Tribunale di Appello possa cominciare ad aprire un varco per cambiare la politica migratoria della Casa Bianca.
Maria Eva Pedrerol



