“Investire con l’Iraq”: il Primo Ministro illustra la visione per un nuovo futuro economico

La visione presentata da Ali Faleh Al-Zaidi, Primo Ministro dell’Iraq, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite segnala il tentativo di trasformare l’Iraq da teatro di competizione tra potenze a snodo autonomo del sistema regionale. Il passaggio dalla cooperazione militare con i partner strategici a quella economica e di sviluppo non equivale a un semplice cambio di priorità. Indica invece la ricerca di una nuova base per le relazioni internazionali del Paese: meno dipendenza dalla presenza armata esterna, maggiore ricorso a investimenti, infrastrutture, energia e interdipendenza commerciale.

Il presupposto di questa strategia è il consolidamento del monopolio statale sull’uso della forza. L’affermazione secondo cui soltanto lo Stato deve decidere sulla guerra e sulla pace riguarda direttamente il problema delle formazioni armate che operano con margini di autonomia e dei loro legami transnazionali. Baghdad intende presentarsi come interlocutore sovrano, ma la sua credibilità dipenderà dalla capacità di subordinare tali attori alle istituzioni senza provocare una crisi interna o alterare bruscamente gli equilibri con l’Iran. La sicurezza degli investimenti e la sovranità militare diventano così due facce della stessa politica.

La conclusione della missione della coalizione internazionale apre una fase delicata. Riducendosi il ruolo militare occidentale, l’Iraq può ampliare il proprio spazio diplomatico e attenuare la percezione di essere allineato a un solo blocco. Al tempo stesso, la minore presenza esterna accresce la responsabilità delle forze nazionali nella sorveglianza delle frontiere, nella prevenzione del ritorno dell’estremismo e nel contenimento delle reti armate. Un deterioramento della sicurezza comprometterebbe rapidamente la strategia economica e potrebbe ricondurre il Paese alla dipendenza securitaria che intende superare.

L’ambizione di diventare un polo energetico globale assegna all’Iraq una funzione che supera quella tradizionale di esportatore petrolifero. Baghdad mira a usare risorse, mercato e posizione geografica per inserirsi nelle reti regionali dell’energia, dei trasporti e della logistica. Collocato fra Golfo, Iran, Turchia e Levante, il Paese può concorrere a connettere porti meridionali, corridoi terrestri e mercati mediterranei. Questa centralità potenziale ne aumenta il valore per gli Stati del Golfo, per la Turchia, per le potenze asiatiche importatrici di energia e per i partner occidentali interessati alla diversificazione degli approvvigionamenti.

La formula “investire con l’Iraq” esprime inoltre una scelta politica precisa. Baghdad non vuole apparire soltanto come destinataria di capitali, ma come partner dotato di risorse negoziali proprie. L’offerta di accesso al mercato iracheno può sostenere una politica di equilibrio tra Stati Uniti, Iran, Cina, Paesi arabi del Golfo e Turchia. La diversificazione degli investitori ridurrebbe il rischio di dipendenza da un solo centro di potere; tuttavia, potrebbe anche trasferire la competizione geopolitica all’interno di infrastrutture, contratti energetici e grandi progetti di collegamento.

Il principale limite resta la tenuta istituzionale. Corruzione, inefficienza amministrativa e debolezza dei servizi non costituiscono soltanto problemi interni: incidono direttamente sulla capacità dell’Iraq di convertire il proprio peso geografico ed energetico in influenza politica. Senza procedure affidabili, certezza giuridica e continuità decisionale, il Paese rischia di restare un mercato promettente ma ad alto rischio, esposto alla cattura delle rendite e alle pressioni di attori armati o stranieri.

Nel complesso, la strategia irachena punta a sostituire la rendita geopolitica derivante dalla crisi con una centralità fondata sull’integrazione. Il suo successo dipenderà dalla convergenza di tre processi: controllo statale della forza, riforma delle istituzioni e costruzione di connessioni economiche regionali. Se questi elementi avanzeranno insieme, l’Iraq potrà assumere una funzione di ponte e di bilanciamento. Se invece procederanno in modo diseguale, la competizione fra potenze continuerà a svolgersi sul territorio iracheno, limitando l’autonomia che Baghdad intende conquistare.

Fonte: UN News – ‘Invest with Iraq’: PM sets out vision for new economic future

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

Latest articles

Related articles