India, il successo del BJP nasconde la regionalizzazione della politica e il malessere economico

Dopo dodici anni di governo del Bharatiya Janata Party, l’India non sembra avviarsi verso l’omogeneizzazione politica immaginata da Narendra Modi. I risultati delle elezioni statali del 2026 hanno rafforzato il BJP in Assam e gli hanno consegnato la simbolica conquista del West Bengal, ma hanno anche confermato la resistenza delle identità regionali e la difficoltà del nazionalismo hindu di attecchire nel sud del Paese.

Il quadro che emerge è quello di una regionalizzazione della politica nazionale: anziché imporre ovunque il proprio modello, il BJP deve adattarsi a leadership, linguaggi e interessi locali. In alcuni casi sono gli attori regionali a utilizzare il partito come piattaforma, senza adottarne pienamente la cultura politica.

Dal progetto egemonico alla coalizione indebolita

Nel 2014 Modi conquistò il governo promettendo centralizzazione politica, autosufficienza e prosperità. La vittoria più ampia del 2019 alimentò le aspettative di riforme strutturali, ma nel 2024 il BJP perse la maggioranza assoluta e fu costretto a guidare una coalizione.

Le successive vittorie in Haryana e Bihar e i progressi in Maharashtra e Delhi hanno contenuto l’ipotesi di un declino immediato. Le elezioni statali del 2026 sembrano aver ulteriormente consolidato il partito, ma i risultati non indicano necessariamente una convergenza del Paese verso un unico modello politico.

Il BJP conserva una macchina elettorale nazionale potente, ma la sua capacità di espansione dipende sempre più dalla mediazione con élite e tradizioni regionali.

Assam: il partito nazionale al servizio del leader locale

In Assam il BJP ha conquistato altri 22 seggi, trasformando la maggioranza in una supermaggioranza. Il successo non si traduce però automaticamente nell’affermazione della linea nazionale.

Il capo del governo statale Himanta Sarma ha adattato il BJP a un nazionalismo assamese fortemente identitario. Pur condividendo con Modi l’ostilità verso i musulmani, Sarma diffida anche del peso delle comunità provenienti dalla cintura hindi e utilizza la retorica contro gli “infiltrati” rivolgendola tanto ai musulmani quanto agli hindu percepiti come esterni.

Più che portare il BJP in Assam, Sarma avrebbe usato il partito per consolidare il proprio potere. Il caso mostra il limite del centralismo di Delhi: la sigla nazionale vince, ma il contenuto politico resta regionale.

Tamil Nadu e Kerala resistono all’Hindutva

Nel sud, gli investimenti organizzativi e finanziari del BJP non hanno prodotto una svolta. In Tamil Nadu il partito è sceso da quattro seggi su 234 a uno solo, ottenuto grazie all’alleanza con una forza dravidica.

Il Tamilaga Vettri Kazhagam ha intercettato il desiderio di cambiamento utilizzando il vocabolario politico locale: autonomia regionale, identità dravidica e sviluppo inclusivo. La sua forza è consistita nel presentarsi come alternativa agli amministratori uscenti senza apparire estraneo alla cultura dello Stato.

L’Hindutva importato dal nord non è riuscito a sostituire questa tradizione. Il risultato conferma che un voto contro le forze regionali al governo non equivale necessariamente a un voto per la nazionalizzazione della politica.

West Bengal: vittoria del BJP o sconfitta del governo uscente?

La conquista del West Bengal rappresenta un successo ideologico importante per il BJP, ma non offre necessariamente un modello esportabile. Il risultato sarebbe stato favorito dall’accumulo di scandali, comprese accuse di corruzione e casi di violenza sessuale che hanno indebolito il Trinamool Congress.

Il voto riflette quindi anche un rigetto dell’amministrazione uscente, più che una piena adesione al progetto di Modi. In assenza delle stesse condizioni locali, replicare la vittoria altrove potrebbe risultare difficile.

Sul risultato pesano inoltre le controversie relative alla revisione delle liste elettorali. Nel West Bengal sarebbero state cancellate circa nove milioni di iscrizioni, equivalenti al 12% dell’elettorato, con effetti particolarmente rilevanti sulle comunità dalit e musulmane, generalmente ostili al BJP.

Queste contestazioni trasformano la qualità del processo elettorale in una questione strategica. Se la competizione viene percepita come manipolata, anche vittorie formalmente nette possono indebolire la legittimità delle istituzioni.

Il divario tra retorica e risultati economici

La principale vulnerabilità di Modi potrebbe provenire meno dalle opposizioni tradizionali che dal crescente scarto tra la promessa di grandezza economica e l’esperienza delle nuove generazioni. Disoccupazione, lavori precari e scarsa mobilità sociale hanno alimentato nel luglio 2026 le proteste giovanili note come Cockroach movement.

Le dimissioni del ministro dell’Istruzione hanno contribuito a ridurre la tensione, ma non hanno affrontato le cause strutturali. Una generazione cresciuta con la promessa dell’ascesa indiana difficilmente potrà essere soddisfatta dalla semplice conservazione dello status quo.

Modi ha già assorbito proteste di massa, come quelle degli agricoltori del 2020-2021. In quel caso il governo ritirò le riforme dei mercati agricoli e ampliò sussidi e protezioni senza risolvere la bassa produttività del settore.

Il nodo agricolo e la modernizzazione incompiuta

L’India deve trasferire una parte della manodopera agricola verso occupazioni più produttive nella manifattura e nei servizi avanzati. Senza questa trasformazione, il governo resterà intrappolato tra la necessità di proteggere i redditi rurali e quella di modernizzare l’economia.

I sussidi possono contenere temporaneamente il malcontento, ma non creano le condizioni affinché il Paese diventi ricco prima dell’invecchiamento della popolazione. La questione occupazionale è dunque centrale per la stabilità politica e per l’ambizione dell’India di affermarsi come grande potenza.

Il successo geopolitico, la crescita aggregata e l’espansione digitale non bastano se non producono lavoro, redditi e servizi percepibili a livello locale.

La prospettiva geostrategica

La frammentazione regionale condiziona la capacità di Nuova Delhi di attuare riforme nazionali, attirare investimenti e costruire politiche industriali coerenti. Stati governati da culture politiche differenti possono rallentare o adattare le priorità centrali su infrastrutture, istruzione, lavoro e manifattura.

La diversità federale è anche una fonte di resilienza. Impedisce la completa concentrazione del potere e consente alle regioni di sperimentare modelli di sviluppo alternativi. Diventa però problematica quando la competizione politica si fonda sulla polarizzazione religiosa, sull’esclusione identitaria o sulla contestazione delle procedure elettorali.

Per il BJP, il rischio è confondere l’espansione organizzativa con l’integrazione politica. Può conquistare governi statali e assorbire leader locali senza modificare realmente le identità regionali. Ciò produce un’egemonia più negoziata e fragile di quanto suggerisca la mappa elettorale.

La sfida decisiva per Modi non è soltanto continuare a vincere, ma trasformare il consenso in risultati economici capaci di attraversare le differenze territoriali. Se occupazione e mobilità sociale resteranno insufficienti, la regionalizzazione potrà diventare il canale attraverso cui il malessere giovanile e sociale mette in discussione il progetto nazionale del BJP.

East Asia Forum

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