Yemen, l’offensiva Houthi minaccia Bab al-Mandeb e riapre la guerra sul fronte occidentale

Gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno intensificato le operazioni nello Yemen occidentale, lanciando cinque missili balistici contro aree nel sud e nell’ovest della provincia di Taiz. Gli attacchi, partiti dalla zona di Jabal Oman, hanno interessato le direttrici verso Bab al-Mandeb, Hayjat al-Abd e Ras al-Ara, provocando panico e nuovi spostamenti della popolazione.

L’escalation comprende anche attacchi contro concentramenti Houthi nelle vicinanze dell’aeroporto di Mokha e il rafforzamento delle forze governative lungo la costa occidentale. Gli scontri, iniziati una settimana fa, sono descritti come i più violenti dalla tregua del 2022: almeno 500 persone, in maggioranza combattenti, sarebbero state uccise e non meno di 20.000 civili costretti alla fuga.

L’avanzata verso lo stretto

Secondo fonti governative yemenite, le forze Houthi avrebbero raggiunto Dhubab, città situata direttamente sullo Stretto di Bab al-Mandeb e di fronte a Mayun Island. Un’altra fonte sostiene che il gruppo si sia schierato anche sull’isola, collocata al centro dello stretto.

La posizione ha un valore strategico superiore alla dimensione territoriale. Bab al-Mandeb collega Mar Rosso e Golfo di Aden e costituisce uno dei principali passaggi tra Oceano Indiano, Suez e Mediterraneo. Una presenza Houthi più solida nell’area aumenterebbe la capacità del gruppo di sorvegliare, minacciare o interrompere il traffico commerciale.

Il controllo di Dhubab, Mayun e delle direttrici verso Mokha consentirebbe inoltre agli Houthi di integrare missili, droni e sistemi costieri, imponendo agli avversari una difesa distribuita su terra, mare e aria.

Reazione delle forze governative

Le forze del governo internazionalmente riconosciuto hanno trasferito rinforzi da Mokha verso Dhubab. Il National Defense Council ha affermato che eventuali avanzate Houthi saranno temporanee e non consentiranno alla milizia di imporre con la forza un nuovo equilibrio territoriale.

La promessa di proseguire un’operazione di deterrenza su più fronti segnala la volontà di recuperare l’iniziativa, ma anche il rischio di una campagna più ampia. Il fronte occidentale potrebbe tornare al centro della guerra dopo quattro anni di relativa riduzione delle ostilità.

La capacità governativa di respingere l’avanzata dipenderà dal coordinamento fra formazioni armate diverse, dal sostegno esterno e dalla protezione delle linee logistiche. Una risposta frammentata potrebbe permettere agli Houthi di consolidare guadagni territoriali anche senza ottenere una vittoria militare decisiva.

Civili e organizzazioni umanitarie sotto pressione

I combattimenti hanno prodotto una nuova emergenza nelle aree di al-Wazi’iyah, Mawza e Hays. Residenti locali denunciano arresti e perquisizioni nelle abitazioni, che avrebbero costretto oltre 150 famiglie a cercare rifugio nella zona di Bani Omar, controllata dal governo.

Nella provincia di Hodeidah, forze Houthi avrebbero inoltre fatto irruzione nelle sedi di diverse organizzazioni umanitarie. Queste azioni restringono ulteriormente lo spazio operativo degli aiuti proprio mentre aumentano gli sfollati e le necessità della popolazione.

La fuga di migliaia di persone da Mokha e dalle località circostanti verso Aden mostra che il costo della battaglia non resta confinato alla linea del fronte. La pressione su alloggi, sanità e servizi rischia di aggravare una crisi umanitaria già strutturale.

La prospettiva geostrategica

L’offensiva attribuisce agli Houthi una leva che supera i confini yemeniti. Il controllo o la minaccia credibile su Bab al-Mandeb permetterebbero al gruppo di incidere sulle rotte tra Asia ed Europa, sui costi assicurativi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

La rilevanza dello stretto è aumentata mentre le tensioni nel Golfo rendono più vulnerabile anche lo Stretto di Hormuz. Se entrambi i passaggi fossero sottoposti contemporaneamente a pressioni militari, una parte essenziale del commercio energetico e marittimo mondiale dipenderebbe da due colli di bottiglia esposti alla stessa competizione regionale.

Per l’Iran, gli Houthi costituiscono uno strumento di pressione asimmetrica capace di ampliare il teatro dello scontro e distribuire le risorse degli avversari. Il gruppo yemenita conserva tuttavia una propria agenda: il rafforzamento territoriale migliora la sua posizione sia nella guerra civile sia in un eventuale negoziato politico.

Per Arabia Saudita, Stati Uniti e partner occidentali, la sfida consiste nel proteggere la navigazione senza trasformare la risposta in una nuova guerra regionale. La sola presenza navale può contenere alcuni attacchi, ma non rimuove le capacità missilistiche e territoriali dalle quali nasce la minaccia.

La battaglia per la costa occidentale dello Yemen è quindi anche una battaglia per il controllo di un’infrastruttura globale. Un consolidamento Houthi presso Bab al-Mandeb renderebbe la milizia un attore ancora più influente nella sicurezza energetica e commerciale, aumentando il rischio che la guerra yemenita diventi uno dei principali fronti della competizione mediorientale.

Fonte: Al Arabiya

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Geostrategic magazine (11 september 2026)

 

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