Il sogno dell’Europa spaziale riparte con Spectrum

Pochi luoghi sono più adatti alla ricerca sulle aurore boreali di Andøya, ed è in questa isola norvegese nell’arcipelago delle Vesterålen che si sta marerializzando la corsa europea ai razzi e da qui è partita anche la competizione con Space X.

Isar Aerospace ha lanciato con successo un razzo in orbita per la prima volta, segnando una svolta nelle ambizioni dell’Europa di sviluppare un’industria di lanci commerciali e aumentare la propria autonomia spaziale.

Il razzo senza equipaggio di Isar Aerospace, denominato ‘Spectrum’, è decollato dalla Norvegia trasportando cinque satelliti e Friedrich Merz, cancelliere tedesco, lo ha salutato come ‘l’inizio di una nuova era’. Tuttavia, rimane il fatto che l’Europa sta faticando a competere nella seconda corsa allo spazio: il precedente tentativo di Isar, 18 mesi fa, era purtroppo fallito.

Quello di Spectum è comunque un grande risultato, dicono gli analisti: ora il suo lancio convince anche i più scettici. Ad agosto scorso, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha assegnato a Isar circa 200 milioni di euro nell’ambito del programma European Launcher Challenge per accelerare la produzione in serie. L’azienda punta ora a scalare fino a 40 lanci all’anno.

Ma la vera sorpresa dell’evento è legata alla storia di questa startup tedesca.

Il successo di Isar Aerospace dimostra che in Europa innovazione e competitività sono possibili ma – come nota l’esperto di aerospazio Marcello Spagnulo su Formiche – ‘persistono dei limiti nell’attuale modello industriale. Il caso tedesco mostra il peso decisivo di una strategia nazionale sostenuta da capitali privati e politica industriale’.

Il lancio in orbita di Spectrum segna la prima volta in cui una società spaziale privata europea sviluppa e realizza un lanciatore orbitale al di fuori dell’ecosistema di ESA.

L’origine di Spectrum ci aiuta a comprendere come funziona il nostro sistema, e come potrebbe funzionare meglio. Isar nasce nel 2018 su iniziativa di tre giovani ricercatori dell’Istituto di tecnologia aerospaziale dell’università di Monaco che erano appena usciti dall’accademia con una idea e un progetto. Con questo progetto si sono presentati al Bic (Business incubator center) dell’ESA a Monaco, ricevendo un finanziamento seed di circa 50mila euro. Poco dopo sono entrati in gioco i fondi privati, a cui Isar si è affidata per i finanziamenti successivi. L’ironia della sorte è che questi ragazzi sono partiti con un piccolo supporto di un incubatore ESA su base nazionale ma poi non hanno continuato a chiedere fondi all’Agenzia o alla Commissione europea, preferendo rivolgersi direttamente al mercato dei capitali privati.

Il team tedesco ha sviluppato questo razzo cercando un giusto compromesso tra semplicità progettuale, realizzativa e complessità del sistema. Hanno deciso di adottare tecnicamente scelte analoghe a quelle di SpaceX. ‘Anche questo dimostra che non servono impianti produttivi faraonici per realizzare prodotti tecnologicamente performanti – nota Spagnulo – e, in fondo, è la stessa logica che applicano Musk e i cinesi: fare cose tecnologicamente buone, piccole e performanti, con un processo di scala interessante’.

La storia di Spectrum racconta molto all’Europa e suggerisce anche molti nuovi capitoli di sviluppo.

Marzia Giglioli

 

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