Stanno cambiando i toni nella geopolitica e anche la finanza usa ora parole più dirette per dire che bisogna prepararsi alle emergenze.
La banca centrale dei Paesi Bassi ha dichiarato di aver trasferito oltre 78 tonnellate di oro da New York a Londra, citando ‘la crescente instabilità geopolitica’. Secondo la banca, i lingotti d’oro custoditi in Gran Bretagna sarebbero più facilmente reperibili in caso di crisi rispetto a quelli depositati oltreoceano.
La Banca Centrale Olandese (DNB) ha trasferito la maggior parte dell’oro (valore 10 miliardi si euro), conservato in gran parte a New York, a Londra e in misura minore a Ottawa. Ad annunciarlo è stata la stessa autorità monetaria dei Paesi Bassi, giustificando la decisione di spostare una parte consistente delle sue riserve auree (circa il 14%) con ‘la crescente instabilità politica’ e la conseguente necessità di ‘rafforzare la capacità di reazione in caso di crisi’. Secondo la DNB, infatti, l’oro custodito a Londra ha standard qualitativi più elevati ed è più facilmente liquidabile sul mercato nel caso in cui fosse necessario reperire in fretta risorse. ‘Ci aspettiamo di non dovere mai vendere lingotti, ma dobbiamo essere preparati a farlo’, ha dichiarato la DNB.
Circa un terzo dei lingotti resta custodito a Zeist, nei Paesi Bassi. Un altro terzo è adesso conservato a Londra, mentre la quota di New York è scesa dal 31,3 al 18,5%. Una riduzione che la banca centrale olandese ha giustificato con la maggiore liquidità dell’oro di Londra ma che arriva in una fase di rapporti quanto mai tesi fra Europa e Stati Uniti. ‘Una distribuzione più equilibrata delle riserve tra Nord America, Regno Unito e Paesi Bassi – ha rimarcato la Dnb – contribuisce a diversificare i rischi e le rende più facilmente disponibili in caso di crisi’.
La Francia, da parte sua, ha ritirato tutti i lingotti dalla Federal Reserve di New York negli ultimi due anni.
Marzia Giglioli



