(Marco Emanuele)
The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Il quadro internazionale mostra una convergenza di crisi e riallineamenti lungo cinque direttrici principali: guerra di logoramento, sicurezza energetica, riarmo europeo, competizione tecnologica e frammentazione della governance globale. Dalla guerra tra Stati Uniti e Iran al conflitto in Ucraina, fino alla crescente centralità dell’intelligenza artificiale nella cooperazione eurasiatica (Shanghai Cooperation Organization, SCO), emerge un sistema internazionale in cui la pressione non si esercita solo sul campo militare, ma sempre più su infrastrutture, finanza, tecnologia e rotte commerciali.
Il primo trend è la centralità dell’energia come leva strategica. Lo Stretto di Hormuz resta uno dei principali baricentri della competizione globale: l’Iran continua a usarne la vulnerabilità come strumento di pressione, mentre Washington combina presenza militare, blocco marittimo e sanzioni per ridurre la leva coercitiva di Teheran. Parallelamente, la crisi della centrale di Zaporizhzhia e gli annunci russi su possibili nuovi attacchi al settore energetico ucraino confermano che energia e infrastrutture civili restano obiettivi decisivi della guerra contemporanea.
Il secondo trend riguarda la trasformazione della sicurezza europea. Germania e Svezia appaiono come simboli di una NATO in ricomposizione: Berlino accelera la propria trasformazione strategica sotto la pressione combinata della guerra in Ucraina e delle richieste americane, mentre Stoccolma rafforza rapidamente la propria postura militare dopo l’abbandono della neutralità. Il messaggio di fondo è che il continente europeo si sta adattando a una fase di deterrenza più rigida e strutturale verso la Russia.
Il terzo trend è la salita del digitale a terreno di competizione geopolitica. Il ‘pacchetto’ della SCO su intelligenza artificiale, dati e sicurezza informatica segnala il tentativo di costruire un coordinamento tecnologico eurasiatico alternativo agli standard occidentali. Allo stesso tempo, l’espansione dei data center e il loro crescente consumo idrico mostrano che la competizione sull’AI non è solo industriale, ma anche infrastrutturale ed ecologica. La tecnologia, dunque, si conferma una variabile sempre più intrecciata a sovranità, risorse e potere normativo.
Un quarto elemento è la pressione sulle democrazie attraverso vincoli economici interni. Il dibattito sul debito pubblico americano suggerisce che la competizione tra grandi potenze non dipende solo dalla forza militare, ma anche dalla sostenibilità fiscale necessaria a sostenerla nel tempo. In parallelo, l’Occidente si confronta con l’impatto sistemico della strategia export-led cinese, che combina manifattura avanzata, surplus commerciali, finanza e penetrazione nelle infrastrutture del Global South.
Infine, emerge un trend di frammentazione politica e moltiplicazione dei fronti di instabilità. Dall’Afghanistan alla violenza nei Territori palestinesi, fino al permanere di una forte competizione nei teatri mediorientali, il sistema globale appare sempre meno governato da una cornice condivisa e sempre più segnato da crisi simultanee che si alimentano a vicenda. Il dato più importante e che nessuna di queste crisi resta locale: tutte si propagano lungo catene energetiche, migratorie, securitarie e tecnologiche.
In sintesi, il trend dominante è il passaggio da un ordine internazionale centrato sulla gestione delle crisi a uno basato sulla competizione permanente tra sistemi, dove potenza militare, controllo delle infrastrutture, coercizione economica e superiorità tecnologica si fondono in un’unica logica di confronto.



