Il Giappone e il rilancio delle esportazioni di armamenti

(Pratnashree Basu – Observer Research Foundation) La politica giapponese in materia di esportazioni di armi ha subito, gradualmente ma costantemente, una trasformazione fondamentale nell’ultimo decennio, culminata in una significativa liberalizzazione nell’aprile 2026 sotto l’attuale governo Takaichi. Sebbene le modifiche ai limiti autoimposti dal Giappone siano iniziate più di dieci anni fa, l’ultimo adeguamento rappresenta la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che il Giappone ha effettivamente consentito il trasferimento di armamenti militari letali a paesi partner. Il cambiamento riflette non solo il riconoscimento del deterioramento del contesto di sicurezza regionale del paese, ma anche la crescente consapevolezza che la capacità industriale nel settore della difesa è ormai parte integrante della potenza nazionale e della deterrenza strategica. Per decenni, il Giappone ha seguito uno dei regimi di esportazione di armi più restrittivi al mondo, basato sui Tre Principi sull’Esportazione di Armi, che proibivano i trasferimenti di armi a paesi comunisti, stati soggetti a embargo delle Nazioni Unite e paesi coinvolti in conflitti internazionali. Queste restrizioni sono state progressivamente ampliate fino a diventare un divieto quasi totale delle esportazioni di armi. Sebbene questa politica riflettesse l’identità pacifista del Giappone del dopoguerra, sancita dall’articolo 9 della Costituzione, divenne sempre più incompatibile con le realtà strategiche dell’era post-Guerra Fredda. A causa della mancanza di mercati di esportazione, i costi di produzione rimasero elevati e le industrie della difesa giapponesi furono escluse dalle catene di approvvigionamento globali e dalle iniziative di ricerca nel settore della difesa.

Japan’s Defence Export Reset

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