(Maria Eva Pedrerol)
Allarme tra le democrazie del Centro America per la decisione di Daniel Ortega di eliminare le elezioni in Nicaragua. Costa Rica, Guatemala e Panama hanno reagito con sdegno e preoccupazione all’annuncio del dittatore nicaraguense, mentre El Salvador e Honduras tacciono. Da parte loro, gli Stati Uniti invitano la comunità internazionale a impedire la cancellazione del voto.
Il primo a reagire, scrive in un lungo articolo El País, è stato il Costa Rica. Il Ministero degli Affari Esteri di San José ha espresso in un comunicato “la sua profonda preoccupazione per la chiusura sistematica degli spazi civici e la persecuzione contro le voci dissidenti” in Nicaragua. La diplomazia della presidente Laura Fernández ha sottolineato come il suo Paese “abbia sempre appoggiato e sostenuto elezioni libere, democratiche, trasparenti e plurali nella Repubblica del Nicaragua”. Il Costa Rica è in prima linea, perché il Paese ospita decine di migliaia di profughi del Nicaragua che fuggono dalla repressione di Ortega. La posizione del Costa Rica ha colto di sorpresa: solo un mese fa Fernández aveva fatto delle dichiarazioni in favore del leader nicaraguense, sollevando un vespaio nel Costa Rica, affermazioni che ha dovuto poi ritrattare.
Panama è andato oltre e, dopo l’annuncio di Ortega, il Governo ha convocato il suo ambasciatore a Managua per consultazioni e ha espresso “il suo profondo rifiuto” all’eliminazione delle elezioni in Nicaragua. Lo scrive in una nota il Ministero degli Affari Esteri, sottolineando come ”Il voto costituisca il principale meccanismo attraverso il quale i cittadini esprimono liberamente la loro volontà”. Per Panama, eliminare questo diritto “rappresenta un forte colpo ai principi, valori e diritti che sostengono le nostre società”. La reazione alla convocazione dell’ambasciatore non si è fatta aspettare: la decisione di Panama “lede i nostri principi e valori di sovranità e dignità nazionale”, afferma un comunicato del Ministero degli Esteri nicaraguense.
Anche il Guatemala ha reagito con estrema preoccupazione alle nuove disposizioni di Daniel Ortega. Per il Governo guatemalteco si tratta di “una grave violazione dei principi e propositi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazioni Universale dei Diritti Umani” e la cancellazione delle elezioni “elimina ogni possibilità di alternanza nell’esercizio del potere”. Proprio il Guatemala due anni fa ha accolto 135 prigionieri politici liberati dal regime di Ortega ed espulsi verso quel paese. Alle critiche dei governi democratici della regione si è unito il segretario generale della OEA (Organizzazione di Stati Americani), Alberto Ramdim. “Il regime nicaraguense – ha detto – ha gettato la maschera e “ha abbandonato la democrazia, anche l’apparenza di democrazia”.
L’ondata di critiche è stata ben accolta da diversi osservatori regionali, perché negli ultimi anni c’è stata un’assenza di reazione da parte dei Paesi centroamericani nei confronti del regime di Managua. Tuttavia, due nazioni del Centro America non hanno fatto sentire la loro voce. Né El Salvador del presidente Nayib Bukele, né l’Honduras del leader Nasry Asfura hanno commentato le nuove mosse di Ortega. Eppure entrambi sono molto vicini a Donald Trump, grande critico e avversario del regime in Nicaragua. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha invitato la comunità internazionale a impedire la cancellazione definitiva delle elezioni in Nicaragua.



