(Maria Eva Pedrerol)
Il presidente Usa Trump prepara le sue rappresaglie. Come riferisce l’agenzia Reuters, il Pentagono ha diffuso una email interna con alcune opzioni rivolte agli alleati “difficili” dell’ Alleanza Atlantica per punirli per non avere appoggiato le operazioni militari statunitensi nella guerra in Iran.
Washington intenderebbe espellere la Spagna dalla Nato, colpevole di aver negato l’uso delle sue basi militari per gli attacchi contro Teheran.
La sospensione della Spagna avrebbe un impatto operativo certamente limitato sulle attività militari americane, ma ha un peso simbolico molto rilevante e soprattutto costituisce un segnale forte nei confronti degli alleati europei per contrastare quello che Washington percepisce come un “senso di diritto acquisito” da parte dell’Europa nei confronti dell’ombrello di sicurezza americano.
Chiara e netta la risposta del premier Pedro Sánchez. La Spagna “è un socio leale” che si assume le sue responsabilità dentro l’Alleanza, ma sempre “nel segno della legalità internazionale”. E aggiunge: “Noi non lavoriamo su email, lavoriamo su documenti ufficiali”. Il premier spagnolo ha voluto, inoltre, precisare che “la posizione del Governo della Spagna è chiara: assoluta collaborazione con gli alleati”.
Trump minaccia, ma “il trattato della Nato non prevede la possibilità di sospendere uno Stato membro. Prevede solo, all’articolo 13, la possibilità che uno Stato decida di ritirarsi dall’Alleanza e, pertanto, denunziare il trattato”. È quanto ha evidenziato Juan Santos Vara, cattedratico di diritto internazionale all’Università di Salamanca, all’emittente pubblica Tve.
Solidarietà da parte di diversi alleati è giunta nei confronti di Madrid. La premier Giorgia Meloni non vede “positivamente” le nuove minacce di Washington verso la Spagna e ha invocato “l’unità” della Nato. A sua volta, il premier olandese Rob Jetten ha commentato che la Spagna è un “membro di pieno diritto” dell’Alleanza e “continuerà ad esserlo”.
Ma non c’è solo la Spagna nel mirino di Trump. Anche il Regno Unito figura della nota del Pentagono, secondo le indiscrezioni di Reuters. Proprio alla vigilia della visita ufficiale del re Carlo negli Stati Uniti, la email del Pentagono suggerisce che Washington potrebbe riconsiderare la sovranità delle isole Malvine (Falkland). Spunta così una opzione di portata potenzialmente molto più ampia nei confronti del Regno Unito: riconsiderare il sostegno diplomatico americano alle cosiddette “imperial possessions” europee, con esplicito riferimento alle Isole Falkland, amministrate da Londra ma rivendicate dall’Argentina del presidente Javier Milei, considerato da Trump un alleato.
Il presidente Usa, è noto, tiene in grande considerazione il presidente argentino, mentre non fa mistero di non apprezzare il premier laburista britannico Keir Starmer, reo di non aver appoggiato dal primo momento la guerra contro l’Iran. Immediata la risposta di Londra. In un comunicato, il Governo ribadisce la sua sovranità: “le Falkland sono nostre”.
Le ennesime minacce di Washington nei confronti dell’Europa, questa volta rivolte a Spagna e Regno Unito, rivelano poco sul futuro della Nato e molto, invece, sull’ideologia che ispira l’amministrazione Trump, come scrive La Stampa. Tutto porterebbe a una unica conclusione: i piani del Pentagono, fatti probabilmente trapelare ad arte, sono un avvertimento a tutti gli alleati.



