USA-Iran: mediazione in progress

(Carlo Rebecchi) 

Donald Trump annulla la missione dei negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad, prevista per lunedì, ma la mediazione per mettere fine alla guerra all’Iran sembra continui ancora. Alla domanda di Axios se lo stop a Witkoff e Kushner significasse la ripresa della guerra, la risposta di Trump è stata: “No. Non significa questo. Non ci abbiamo ancora pensato”.

La mediazione continuerebbe, quindi. E Trump dispone ora, secondo Iran International che cita fonti informate a Teheran, di tutti gli elementi per decidere. Nelle sue mani c’è infatti il documento nel quale l’Iran spiega la necessità della propria posizione e risponde alle domande del presidente in vista del possibile inizio di un negoziato di pace diretto. Senza il quale gli Stati Uniti, come ha ripetuto anche ieri Trump, riprenderanno i bombardamenti “per finirla” una volta per tutte.

Il documento sulla posizione iraniana è stato portato ad Islamabad personalmente dal ministro degli esteri Abbas Araghchi, che lo ha consegnato al “mediatore” tra Stati Uniti e Iran, il capo dell’esercito Asim Munir per essere recapitato al presidente Trump, Washington DC. Sempre secondo Iran International la risposta sarebbe stata descritta come “esaustiva” e in grado di riflettere tutte le considerazioni dell’Iran.

Non ci sono al momento commenti, che dovrebbero comunque arrivare nelle prossime ore, forse già in giornata e comunque entro il fine settimana. I punti principali dello scontro tra Stati Uniti e l’Iran sono quelli noti – capacità nucleare dell’Iran e blocco dello Stretto di Hormuz – e sui quali si è arenato meno di dieci giorni fa il negoziato condotto per gli americani dal vice-presidente JD Vance e per gli iraniani dal presidente del parlamento, Mohammadi Ghalibaf.

Né Vance né Ghalibaf sarebbero comunque stati presenti lunedì a Islamabad se il negoziato fosse ripreso. Il presidente aveva infatti deciso che sarebbero andati in un primo tempo i due negoziatori, e che Vance li avrebbe raggiunti soltanto una volta accertato che il negoziato andasse nel senso voluto dagli americani.

Ghalibaf invece non ci sarebbe perché si è dimesso due giorni fa da capo della delegazione “per contrasti interni” tra i vertici iraniani. Un gesto che conferma l’esistenza a Teheran di forti contrasti sul modo di condurre il negoziato con gli Stati Uniti.

Intanto, in attesa che la diplomazia faccia il suo corso, il Lloyd’s List, rivista specializzata nel settore marittimo, ha reso noto che almeno 43 navi portacontainer appartenenti alle 10 maggiori compagnie di navigazione al mondo sono ancora bloccate nel Golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz è bloccato sia dagli iraniani che dal blocco navale Usa” Le principali compagnie di navigazione hanno sospeso i loro servizi nella regione alla fine di febbraio, “causando ritardi significativi e un aumento dei costi per il commercio globale”, scrive Lloyd’s List.

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