Exit strategy, anche se Hormuz rimane bloccato

(Marzia Giglioli) 

L’imperativo, per Trump, ora è solo exit strategy.

Ci sarà tempo per calcolare il vero saldo tra chi ha vinto, e con quale risultato, e chi ha perso, un fronte ancora più difficile da calcolare rispetto soprattutto alle attese della Casa Bianca.

In questa guerra, dove ognuna delle parti tende alla distruzione dell’altro, avevamo già scritto che il ragionamento era solo quale potesse essere il livello di distruzione accettabile e quale il limite conseguente per fermare il conflitto. Non c’ è una vera risposta, ma è chiaro che la guerra in Iran, per i suoi effetti collaterali, non può più continuare.

L’ultimatum non è quello che Trump lancia a Teheran, è piuttosto un “ultimatum interno”. E bisognerà trovare la formula accettabile. Non serve in queste ore chiedersi chi o che cosa abbia convinto Trump ad agire il 28 febbraio ordinando i raid sull”Iran, rinunciando ad ogni ulteriore passo diplomatico.

Ora non conviene più continuare.

Ed è per questo che il presidente Usa, come scrive il Wall Street Journal, starebbe modificando gli obiettivi militari contro l’Iran, dando la priorità alla fine del conflitto più che alla riapertura dello Stretto di Hormuz, un obiettivo che sembra sempre più difficile.

E’ di oggi la notizia che il Parlamento iraniano ha approvato i piani per l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz, come riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. Nel testo si afferma il “ruolo sovrano” dell’Iran, la cooperazione con l’Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran.

Pechino intanto rende noto che tre navi cinesi hanno recentemente attraversato lo Stretto di Hormuz ed ha espresso la sua “gratitudine” alle parti coinvolte attraverso la portavoce del ministero degli Affari Esteri, Mao Ning.

Lo Stretto di Hormuz sembra essere sempre di più il fulcro di questa nuova guerra e il misuratore di tanti fronti con Trump che lancia una
nuova bordata agli alleati. “A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza; e ,numero 2, fatevi coraggio, andate nello Stretto e prendetevelo da soli”, scrive il presidente Usa su Truth, aggiungendo: “Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Usa non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”.

Le Borse intanto credono all’imminente fine del conflitto, e si mantengono calme anche se il greggio si attesta a livelli alti e l’inflazione sale (i dati per l’area Euro indicano il 2,5%).

Scende invece il tasso di approvazione per Trump che si attesta al 33% (secondo la rilevazione dell’Università del Massachusetts Amherst), scivolando sotto quello di Biden nel 2025. Il 62% degli intervistati boccia l’operato del presidente.

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