(Marzia Giglioli)
Elon Musk perde in tribunale: vince Altman nella vertenza che riguarda OpenAI e che ha visto uno contro l’altro i giganti della Silicon Valley a discutere, oltre che di vertenze finanziare, dei futuri possibili e dei rischi legati all’intelligenza artificiale. Elon Musk esce quindi sconfitto, anche se il verdetto è legato a motivi procedurali.
Una giuria della California ha respinto all’unanimità le accuse dell’uomo più ricco del mondo nei confronti del suo rivale perché le istanze, secondo i giudici, sono state presentate dopo la scadenza dei termini di prescrizione.
Il verdetto, salvo un eventuale appello, mette fine a un caso che ha stregato il mondo tech mettendo in contrapposizione due delle figure più emblematiche nel campo dell’intelligenza artificiale. Per la startup di Altman la vittoria rappresenta un’affermazione che lo libera di ogni ombra in vista anche delle future ooerazioni finanziarie. Per Musk e la sua xAI, che si è di recente unita con SpaceX, il verdetto è invece un pesante schiaffo, anche se il miliardario può rivendicare di essere stato sconfitto non nel merito, ma solo per ragioni tecniche.
Al centro della contesa, le accuse di Musk contro Altman che lo avrebbe manipolato e indotto a investire nella fase di lancio di OpenAI per sviluppare un’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità. Una promessa ‘rivelatasi poi falsa’: questa l’accusa di Musk che ha puntato il dito su Altman, colpevole – secondo lui – di aver trasformato la startup in un’impresa a scopo di lucro.
“Sono stato uno sciocco” ad aver contribuito con 38 milioni, ha ammesso Musk nel corso del processo, durante il quale ha chiesto danni per 180 miliardi di dollari e la rimozione di Altman e del presidente di OpenAI Greg Brockman dai loro ruoli. “Hanno rubato da un’associazione di beneficenza”, ha attaccato Musk.
I legali dell’amministratore delegato di ChatGPT hanno respinto punto dopo punto le accuse, sostenendo che Musk fosse a conoscenza del piano per la creazione di una società a scopo di lucro e di averlo sostenuto. L’uomo più ricco del mondo avrebbe cercato di assumere il controllo dell’iniziativa e fatto causa solo dopo essere stato respinto. Musk è “uno spettacolo di ipocrisia”, hanno tuonato gli avvocati di Altman.
La vicenda ha tenuto in sospeso tutto il mondo dell”AI e della Silicon Valley, perché ha toccato nervi già scoperti. Musk ha fatto causa a OpenAI e Altman (nel 2024) descrivendo la sua battaglia come una lotta per l’anima dell’intelligenza artificiale, che è “forse la maggiore minaccia esistenziale che ci troviamo ad affrontare”. Un concetto ripetuto più volte anche in tribunale. “Potrebbe aumentare la prosperità, ma potrebbe anche ucciderci tutti”.
In aula sono volate accuse e allarmi pesanti con Musk paladino della difesa dell’onestà, dell’integrità e dell’ “attenzione all’umanità” con previsioni di altissimo rischio rivolte all’IA che “sarà probabilmente intelligente quanto un qualsiasi essere umano già a partire dal prossimo anno”.
Un allarme che arriva mentre Mythos, l’ultimo modello di intelligenza artificiale nato in casa Anthropic, agita le autorità di tutto il mondo.
In California non c’è stato solo un processo Musk vs Altman: in quell’aula si è discusso di tutti noi. Sul banco degli imputati si è visto il rischio di disumanizzazione per una AI vorace e incontrollata. Il verdetto resta aperto.
C’è una frase che viene in mente in questa vicenda che pone l’intelligenza artificiale al centro di molti futuri possibili e che agita le coscienze anche dei suoi creatori. “Vi racconteranno soltanto la storia che vogliono farvi credere”, gridava Peter Finch in quel film capolavoro che è Quinto Potere. Nell’incitare alla ribellione, urlava ancora più forte: “.Dovete dire: sono un essere umano e la mia vita ha un valore!”.
Profezie di quel mago della regia che era Lumet.



