(Carlo Rebecchi)
“Un’escalation sconsiderata”. Così il presidente Emmanuel Macron ha definito l’attacco israeliano della notte scorsa, “per la prima volta in questa guerra”, alle infrastrutture per la produzione di gas iraniano in quello che è il più grande giacimento di gas al mondo. Per Macron, in questa fase di avvicinamento a festività religiose, tutti “dovrebbero fermare i bombardamenti e calmarsi per qualche giorno”, con una tregua.
Il presidente francese ha parlato nella tarda mattinata, prima dell’inizio del Consiglio Europeo a Bruxelles che, stravolgendo i programmi, sta analizzando da mezzogiorno le possibili conseguenze del conflitto, sempre più preoccupanti sia per quanto riguarda l’escalation bellica sia per l’immediato rialzo del costo del petrolio, che si prevede sia destinato a provocare una crisi economica non solo europea ma addirittura mondiale.
Nessun giudizio ancora su Pechino che, definite “inaccettabili” le uccisioni di Alì Larijani e di altri dirigenti iraniani ad opera di Israele, ha invitato le parti a scegliere la via della diplomazia. Sulla necessità di un tavolo negoziale, Europa e Cina sono d’accordo. Questo non sembra però al momento l’obiettivo principale di Donald Trump, che starebbe valutando, secondo informazioni delle ultime ore, il possibile invio di un contingente di soldati in Medio Oriente.
Resta il fatto che, per “liberare” lo stretto di Hormuz, in alternativa alla via diplomatica per gli esperti militari c’è una sola via: un intervento con truppe terrestri, cioè l’occupazione dell’area di territorio al centro della quale si trova lo stretto. Un’operazione “chirurgica” senza coinvolgere il resto dell’Iran; e potrebbe essere questo il significato dello spostamento nel Golfo di truppe terrestri. Un azzardo, sicuramente. Ma per Trump, secondo gli esperti, è l’unica maniera di poter dire che non è stato sconfitto.
All’attacco contro le infrastrutture sul giacimento di gas, l’Iran durante la notte e in mattinata ha risposto con il lancio di stormi di droni; contro Israele e, soprattutto, contro tutti i paesi arabi del Golfo, Arabia Saudita compresa. Riyadh si è riservata il “diritto” di reagire militarmente contro l’Iran. Kuwait e Qatar sono stati colpiti due volte nel giro di poche ore. Droni hanno centrato anche una raffineria di petrolio in Iraq.



