Con una rimonta storica, Lula vince le elezioni presidenziali in Brasile. Ribaltando i risultati del primo turno e i pronostici poco favorevoli, il veterano leader sindacalista del Partito dei Lavoratori (PT) Luiz Inácio Lula da Silva ha trionfato con un 51,7% dei voti, sconfiggendo il senatore del Partito Liberale (PL) Flávio Bolsonaro, erede del patriarca Jair, che si è fermato al 48,2%. Ma Bolsonaro non riconosce la sconfitta e ha chiesto l’annullamento delle elezioni. L’esito elettorale va oltre i confini del gigante economico e avrà una eco espansa: da Washington a Buenos Aires. Il voto ha frenato il giro a destra in America Latina e il Brasile si consolida come la resistenza delle forze progressiste a Donald Trump.
Quasi 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne per decidere tra due modelli radicalmente opposti e a maggioranza hanno scelto Lula. Ora, però, bisognerà attendere l’esito dei ricorsi giudiziari presentati da Bolsonaro. Intanto il presidente, che ha ottenuto quattro milioni di voti in più del suo rivale, ha ringraziato la gioventù brasiliana “che è scesa in piazza a difendere la democrazia”, denunciando le piattaforme digitali che, stando a Lula, hanno favorito il suo rivale. “Abbiamo vinto – ha detto – l’intromissione da fuori, delle piattaforme digitali”. “E’ la sconfitta – ha continuato Lula nelle sue prime dichiarazioni – della bugia e del negazionismo”. A sua volta, il vicepresidente Geraldo Alckmin ha sottolineato come “per la seconda volta Lula ha salvato la democrazia brasiliana”.
Parte del successo è stato dovuto alla straordinaria mobilitazione popolare suscitata dalla sconfitta nel primo turno. Una votante di Sao Paolo, Fatima Aparecida di 69 anni, ha riassunto la situazione: “Se vince Flávio tornerà la repressione, che già conosciamo dalla dittatura” (finita nel 1985). E aggiunge: Lula non è perfetto ma “i miei figli sono quello che sono grazie alle sue politiche pubbliche”.
E’ stato un trionfo inaspettato, anche perché non era mai successo in Brasile che un candidato vincesse il secondo turno dopo aver perso il primo e riuscisse a superare il 50% dei voti, come richiede la legge per ottenere la vittoria. Lula, 81 anni oggi, si era presentato alle urne a capo di un’ alleanza di diversi partiti e, stando a molti osservatori, si è presentato come un muro di contenimento davanti al pericolo sia di un arretramento nelle conquiste sociali sia di una deriva autoritaria da parte di Bolsonaro. Mentre Lula parlava alla nazione è arrivata la contromossa del rivale sconfitto. In una dichiarazione pubblica a Brasilia, Flávio Bolsonaro ha chiesto l’annullamento del voto: “E’ impossibile riconoscere il risultato”, ha affermato. Eppure, in campagna elettorale aveva promesso di rispettare i risultato delle urne. Il problema tecnico è legato al fatto che la votazione, per ordine di un giudice, è stata prorogata di due ore per problemi con il trasporto pubblico. Una decisione inusuale che è stata presa quasi a chiusura delle urne, generando confusione. Ma questo potrebbe alimentare i dubbi sull’esito della votazione.
L’appoggio della popolazione a Bolsonaro è stato comunque enorme. Una donna, Kelly di 47 anni, con indosso una maglietta con stampato Jair e Flávio con scritta la parola “destra”, ha affermato: “Ho votato per il padre e adesso per il figlio. Per la sicurezza e per la famiglia”. Figlio primogenito di Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato nel 2022, e della prima moglie Rogéria, è considerato il meno radicale della famiglia ma la sua vicenda politica denota la chiara impronta di suo padre, sottolineano diversi analisti. Fu proprio il padre che lo impose come candidato. Lui, che si definisce come “senatore, avvocato, cristiano” , aveva vinto il primo turno del 4 ottobre e aveva ottenuto l’appoggio di tutte le forze di destra per il ballottaggio. Ha viaggiato per tutto il Paese, promettendo di abbassare le tasse e di costruire nuove megaprigioni per combattere il narcotraffico e la criminalità organizzata.
In attesa dell’esito dei ricorsi, il lavoro che aspetta Lula è colossale e governare sarà piuttosto difficile. Il presidente sa che il Brasile è spaccato in due e che metà del Paese lo detesta. Il Partito Liberale e le destre controllano la Camera dei Deputati e del Senato con una maggioranza da record e il tribunale Supremo, debilitato per l’implicazione di alcuni suoi magistrati nella maggior truffa finanziaria della storia del Brasile, farà fatica ad assolvere il compito di guardiano della Costituzione. A tutto ciò, va aggjunto che attorno al Brasile ci cono ‘i nemici ideologici’ e l’impegno di Donald Trump di estendere la sua influenza. Il trionfo di Lula, commentano gli analisti, ha frenato questo processo e l’ondata di vittorie consecutive delle destre che si erano affermate nelle ultime sette elezioni in diversi Paesi dell’area. Così, le due nazioni più popolose, il Messico e il Brasile, continuano ad essere un contrappeso e segnano la “remontada progressista”.
Maria Eva Pedrerol



