Il 25 ottobre il Brasile sceglie tra Luiz Inácio Lula da Silva, 81 anni, in corsa per un quarto mandato, e Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore del Partido Liberal. Il primo turno del 4 ottobre ha consegnato a Bolsonaro il 47,03% dei voti validi, pari a 56,1 milioni, contro il 45,16% di Lula, 53,9 milioni: un distacco di circa 2,2 milioni di voti che ha sorpreso anche i sostenitori del presidente uscente, che puntavano a chiudere la partita al primo turno.
I sondaggi pubblicati a ridosso del voto restituiscono un sostanziale pareggio tecnico. Datafolha, il 15 ottobre, colloca Baolsonaro al 51% dei voti validi contro il 49% di Lula, con le intenzioni di voto ferme a 47 contro 45 e un margine di errore che assorbe interamente la differenza; Vox Brasil è l’unico istituto che dà Lula in testa, con il 50,86% contro il 49,13%. La polarizzazione resta alta su entrambi i fronti: la reiezione di Lula è al 46%, quella di Bolsonaro al 44%.
Da un’analisi del think tank RUSI emerge la tesi di fondo che, qualunque sia l’esito, la politica estera brasiliana sarà vincolata da un Congresso spostato a destra e dalla competizione tra Cina, Stati Uniti ed Europa. È la chiave di lettura più utile per la finestra che si apre dopo il 25 ottobre.
Due progetti, un comune pragmatismo
Lula e Bolsonaro rappresentano progetti politici, economici e istituzionali nettamente divergenti, ma condividono un tratto decisivo: il pragmatismo di coalizione. Lula ha costruito la propria carriera sulla capacità di alleanze larghe e di reinvenzione, con una politica estera di diversificazione dei partner e di rafforzamento regionale, dall’UNASUR ai finanziamenti della banca di sviluppo brasiliana per infrastrutture in Venezuela e Cuba. Bolsonaro proviene dal centrão: Partido Progressista per gran parte della sua esperienza legislativa, poi Partido Social Cristão, Partido Social Liberal, brevi passaggi in Republicanos e Patriota, e infine Partido Liberal dal 2021 — lo stesso centrão con cui i governi del PT hanno governato.
La differenza che conta per i mercati e per i partner internazionali è quindi più di governabilità percepita che di sostanza programmatica immediata. L’indice Ibovespa ha guadagnato il 7,7% il giorno successivo al primo turno, superando per la prima volta i 200.000 punti: un segnale che il mercato legge la vittoria di Bolsonaro come riduzione del rischio di stallo istituzionale.
La destra rafforzata e l’eredità del 2018
Il Partido Liberal si è trasformato nel 2021 con l’ingresso della famiglia Bolsonaro, passando da partito di centro a rappresentanza istituzionale del bolsonarismo. Alle elezioni del 2022 è passato da 33 a 99 deputati alla Camera, e nel 2026 è salito a 121 seggi su 513, mentre al Senato ha conquistato 28 seggi su 81. Il partito detiene dunque da solo quasi un quarto della Camera e un terzo del Senato, e con gli altri partiti di destra e centro-destra che hanno dichiarato sostegno a Bolsonaro al secondo turno, un suo governo disporrebbe di maggioranze solide. Lula, al contrario, rischierebbe un blocco legislativo strutturale.
Questo squilibrio ha radici lunghe. L’onda del 2013 contro il costo della vita, il deterioramento economico sotto Dilma Rousseff, gli scandali di corruzione e l’impeachment del 2016 hanno progressivamente spostato il Paese. Lula è stato impedito dal concorrere nel 2018 da condanne poi annullate; Jair Bolsonaro ha vinto come candidato antisistema, governando dal 2019 al 2022 in conflitto con il Supremo Tribunale Federale e in ritiro dalle organizzazioni internazionali, con allineamento diretto a Washington e forte sostegno a Israele. La configurazione partitica che emerge nel 2027 conferma una traiettoria conservatrice avviata nel 2018.
Il nodo istituzionale: la magistratura
Il punto di maggiore attrito in qualsiasi scenario non è il rapporto tra esecutivo e legislativo, ma quello con il potere giudiziario. Bolsonaro è esplicito sulla volontà di annullare la condanna del padre del 2025 per tentato colpo di Stato, mentre gli alleati prefigurano un’indulgenza per le implicazioni nell’invasione del Congresso dell’8 gennaio 2023. Con un terzo del Senato, il partito avrebbe i numeri per avviare procedure di impeachment contro giudici della Corte Suprema, un’ipotesi che solleva preoccupazioni concrete sull’indipendenza della magistratura. Se una vittoria di Baolsonaro rende meno tortuoso il rapporto tra legislativo ed esecutivo rispetto a un governo Lula, è qui che si concentrerebbe la tensione principale.
I vincoli internazionali
Sul fronte internazionale lo spazio di manovra resta ristretto, e conviene leggerlo su tre direttrici.
La Cina è partner commerciale principale del Brasile dal 2009 e ha ampliato il proprio raggio d’azione verso mining, infrastrutture ed energia: le operazioni nickel di Anglo American passate a MMG nel 2025, l’acquisizione di Mineração Taboca per stagno e niobio da parte di China Nonferrous Metal Mining Group, e la ferrovia interurbana tra São Paulo e Campinas affidata a un consorzio guidato da CRRC. Ridurre l’afflusso cinese in favore degli Stati Uniti, soprattutto su terre rare e minerali critici, sarà difficile per Bolsonaro; un’espansione ulteriore con Lula sarebbe altrettanto complicata dall’opposizione legislativa più ampia che il presidente si troverebbe davanti. Va aggiunto un elemento che l’analisi non riporta: le proposte americane di accordo quadro sui minerali critici inviate al Brasile sono rimaste senza risposta, e un diplomatico statunitense ha dichiarato pubblicamente che si sarebbe probabilmente dovuto attendere l’esito delle elezioni. Washington ha identificato oltre cinquanta progetti minerari brasiliani potenzialmente utili a diversificare le catene di approvvigionamento.
Con l’Unione Europea la relazione sarà definita dall’applicazione dell’accordo con il Mercosur e dal modo in cui la futura amministrazione tratterà la protezione ambientale, dato che la deforestazione costituisce una barriera non tariffaria per Bruxelles. L’accordo, firmato il 17 gennaio 2026 e ratificato dal Senato brasiliano il 4 marzo, è in applicazione provvisoria dal 1° maggio 2026. Resta aperto il fronte critico guidato da Francia, Italia, Irlanda, Polonia, Austria e Ungheria sulla clausola che consente all’Unione di sospendere temporaneamente le preferenze su prodotti agricoli sensibili come carne bovina, pollame, riso e zucchero.
Con gli Stati Uniti il confronto sarà dominato da criminalità organizzata e negoziato tariffario. Il 15 luglio 2026 Washington ha annunciato una tariffa del 25% su determinati beni brasiliani in base alla Section 301, seguita il 23 luglio da un’ulteriore misura del 12,5% legata alla politica sul lavoro forzato, in vigore dal 22 luglio. Il 30 settembre, a Milwaukee, il ministro degli Esteri Mauro Vieira e il ministro dello Sviluppo Marcio Elias Rosa hanno concordato con il rappresentante commerciale Jamieson Greer l’istituzione di un gruppo di lavoro su tariffe e questioni commerciali bilaterali; il Brasile punta a una riduzione piena, incluse le misure Section 232 su acciaio e alluminio.
Prospettive
Tre osservazioni da tenere presenti nella lettura post-elettorale.
La prima è che la convergenza dei vincoli è più forte della divergenza dei programmi. Sui minerali critici, sulla Cina e sull’accordo con l’Unione Europea i margini di manovra di un governo Bolsonaro e di un governo Lula si assomigliano più di quanto le rispettive retoriche lascino intendere. La differenza reale si colloca a livello interno — agenda conservatrice, rapporto con la magistratura, giustizia penale per l’8 gennaio — più che nella proiezione esterna.
La seconda è che il vantaggio di Bolsonaro è di sistema, non solo elettorale. Un esecutivo con maggioranze parlamentari amiche e un ambiente regionale favorevole, con la maggior parte dei paesi sudamericani oggi guidata da governi di destra, dispone di una capacità di attuazione nettamente superiore. La partita si sposta quindi dal cosa vuole fare al cosa riuscirà a fare senza toccare i contrappesi.
La terza riguarda il fattore tempo. Il gruppo di lavoro sulle tariffe con Washington e il dossier sui minerali critici sono entrambi in pausa in attesa dell’esito elettorale. Il 26 ottobre si sbloccano contemporaneamente: è il primo test concreto di quanto la politica estera brasiliana sia realmente vincolata da fattori strutturali piuttosto che dalla volontà dell’inquilino del Palácio da Alvorada.
Analisi basata su What Do Brazil’s Elections Mean for its Foreign Policy?, Daniela Portella Sampaio, RUSI 14 ottobre 2026 e altre fonti
Analisi geostrategica a cura di The Global Eye e SIOI



