‘Caro Volodymyr, puoi contare su di noi’. Questo è il messsggio dell’UE al presidente Zelensky ed è molto semplice. Il sostegno dell’Unione Europea all’Ucraina rimane forte. Zekensky incassa l’appoggio degli europei e chiede nuovi aiuti, sapendo di essere solo rispetto a Washington che sembra sempre più in sintonia con Mosca nell’attribuirgli le colpe di una mancata pace.
E cresce la distanza tra Europa e Trump.
Ma la cronaca di ieri non è solo quella del muro contro muro che si percepisce a Bruxelles sulla crisi ucraina: c’è anche il nuovo filo di dialogo che getta il Pontefice nei confronti di Putin, con la telefonata di Leone che registra un’apertura di credito con il leader del Cremlino.
La cronaca di ieri è piena di ‘segnali’.
Per gli europei non è il momento di ritirare il sostegno a Kiev e non è nemmeno il momento di allentare le sanzioni contro la Russia. Lo ribadiscono i leader al Consiglio UE, rispondendo così a Trump che vorrebbe convincere gli europei ad allentare le sanzioni alla Russia. A Zelensky ieri i 27 assicurano che ‘è il momento di aumentare il sostegno e la pressione per indurre la Russia ad accettare un vero cessate il fuoco e a sedersi al tavolo dei negoziati’. E Il presidente Costa assicura l”Ucraina anche sul suo futuro come membro dell’Unione Europea (e questa settimana si aprono altri due punti del processo negoziale).
Da parte sua il presidente ucraino, mai così distante da Trump come in questo momento, ‘si sente a casa’ a Bruxelles e dice ‘siete voi i veri leader’.
Ma Kiev presenta anche i conti di questa guerra: l’anno prossimo costerà 155 miliardi di euro. ‘Abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra. E vi chiedo di trovare questo sostegno’, ha detto Volodymyr Zelensky ai leader europei.
L’Europa ha il numero di intercettori Patriot ‘necessario per permetterci di superare l’inverno’, ha detto Zelensky in conferenza stampa al Consiglio Europeo. ‘Allo stesso tempo, procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica, ce la faremo: se ora ci uniamo tutti e l’Europa ci sostiene il futuro sarà più facile’.
L’Alta Rappresentante UE, Kaja Kallas, ribadisce l’appoggio europeo sittolineando che da Mosca ‘non arriva alcun segnale che voglia fermare questa guerra o che sia disponibile a qualsiasi tipo di tregua o di pace. Per questo dobbiamo davvero aiutare gli ucraini a sopravvivere e a difendere il loro Paese’. Lunedì sono state adottate ‘1.600 nuove iscrizioni’ nelle liste delle sanzioni e l’UE ‘sta lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni per aumentare la pressione sulla Russia’.
Ma è proprio sulla leva delle sanzioni che Washington e Bruxelles sono sempre più distanti. Mentre si avvicinano le strade di Washington e Mosca nel vedere in Zelensky ‘la causa’ che impedisce la fine del conflitto.
Mentre Zelensky incontra i leader europei arrivano due ‘attacchi gemelli’ da Mosca e da Washington: ‘Concordiamo con Trump, Zelensky non si assume la responsabilità per la pace’. La Russia è ‘pienamente d’accordo con il presidente Trump’ sul fatto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ‘non vuole assumersi la responsabilità e intraprendere una strada per la risoluzione pacifica’ del conflitto, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
E Trump continua con il suo affondo sul presidente ucraino: ‘Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Vladimir Putin’, ha detto il presidente americano in un’intervista a Newsmax, attribuendogli, non troppo tra le righe, anche la responsabilità della crisi energetica. Tanto che, in conferenza stampa a Bruxelles, un giornalista ha chiesto a Zelensky se non si trovi a ‘essere il capro espiatorio di Triump’. Nessuna risppsta ma una espressione eloquente da parte del presidente ucraino.
Washington ribadisce comunque che gli USA non sono coinvolti nel depotenziamento di Starlink in Ucraina.
Mentre si prospetta un altro inverno durissimo per l’Ucraina, senza sbocchi diplomatici, si è aperta una nuova finestra per un dialogo con Putin e giunge con la telefonata tra il presidente russo e Papa Leone XIV. Il Pontefice, dalla sua camera all’ospedale Gemelli dove è stato appena operato, chiede una tregua per permettere gli aiuti umanitari e per l’evacuazione volontaria e sicura dei civili per la grave situazione in cui si trova la popolazione di Oleshky e per l’emergenza umanitaria nella regione di Kherson. E Putin risponde: ‘La responsabilità è di Kiev’ ma assicura un’apertura riallacciando il filo. Il Pontefice e Putin si erano già sentiti a giugno dello scorso anno e il Papa ha più volte offerto la Santa Sede per eventuali negoziati e ha recentemente ha inviato a Mosca due suoi alti collaboratori, Gallagher e Zuppi.
Arriva così da Putin un’apertura a Leone XIV. ‘È stata accolta favorevolmente l’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni necessarie per garantire la sicurezza della popolazione e organizzare la fornitura di beni di prima necessità’, spiega il Cremlino nella sintesi del colloquio. E nel comunicato del Vaticano si legge: ‘È stato concordato di collaborare a tale riguardo’. Un’apertura di credito – per certi versi sorprendente – che dice del particolare clima di fiducia fra Santa Sede e Russia, della positiva visione di Leone XIV e degli sforzi vaticani che hanno fatto breccia fin nel cuore del Cremlino’. La notizia rimbalza a Washington e Trump dichiara che ‘il presidente russo ascolterà le parole del Pontefice’.
Marzia Giglioli



