L’Artico, fronte strategico della competizione globale: l’Europa cerca un ruolo, l’Italia prudente

Il Corriere della Sera del 15 settembre 2026 racconta come l’Artico stia rapidamente passando da periferia geografica a uno dei principali teatri della competizione internazionale. Lo scioglimento dei ghiacci, oltre a rappresentare un’emergenza ambientale, rende progressivamente più accessibili nuove rotte marittime, giacimenti energetici e materie prime strategiche. Ne deriva una crescente rivalità tra Stati Uniti, Russia e Cina, ciascuno interessato a consolidare la propria presenza militare, economica e infrastrutturale nella regione.

È in questo contesto che, al vertice di Rovaniemi promosso dal premier finlandese Petteri Orpo, dodici Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto a Bruxelles di assumere un ruolo più deciso e lungimirante. La dichiarazione sottoscritta da Stati nordici, baltici e da alcune delle principali potenze europee sollecita maggiori risorse e una strategia capace di adattarsi ai nuovi equilibri geopolitici. La disponibilità finlandese a ospitare rompighiaccio europei mostra che non si tratta soltanto di una presa di posizione diplomatica: l’obiettivo è dotare l’UE di capacità operative che le consentano di essere realmente presente nell’area.

La preoccupazione principale riguarda la Russia, indicata da Helsinki come la minaccia più significativa nel lungo periodo. Mosca dispone della costa artica più estesa, di numerose installazioni militari e della maggiore flotta di rompighiaccio al mondo. Per il Cremlino, l’Artico è insieme una linea di difesa, una fonte di risorse e un corridoio commerciale verso l’Asia. Gli Stati Uniti, dal canto loro, attribuiscono crescente importanza alla Groenlandia e all’Atlantico settentrionale, essenziali per la sicurezza del Nord America e per il controllo delle rotte oceaniche. Anche la Cina, pur non essendo geograficamente una potenza artica, cerca di ritagliarsi un ruolo attraverso investimenti, cooperazione scientifica e accesso alle risorse.

L’Unione Europea rischia quindi di trovarsi compressa tra potenze che possiedono obiettivi più chiari e strumenti più consistenti. Il vertice segnala la volontà di superare un approccio prevalentemente ambientale e regolatorio, integrandolo con sicurezza, politica industriale e protezione delle infrastrutture. In questo senso, l’Artico diventa un banco di prova dell’autonomia strategica europea: non basta riconoscere l’importanza della regione, occorre investire in mezzi navali, ricerca, sorveglianza e capacità logistiche.

In questo quadro risalta l’assenza dell’Italia, che non ha firmato la dichiarazione ma ha fatto sapere di volerla valutare alla luce degli interessi nazionali. La cautela di Roma può essere spiegata con la priorità tradizionalmente attribuita al Mediterraneo, al Nord Africa e al Medio Oriente. Tuttavia, l’Artico è un dossier strategico e non ‘distante’. L’Italia possiede competenze rilevanti nella cantieristica, nell’energia, nella ricerca polare, nei sistemi satellitari e nella difesa. Inoltre, l’eventuale crescita delle rotte settentrionali tra Asia ed Europa potrebbe modificare i flussi commerciali e incidere sulla centralità dei porti mediterranei.

Il punto centrale dell’articolo è dunque che l’Artico non rappresenta più soltanto una questione climatica, ma uno spazio nel quale si ridefiniscono rapporti di forza globali. La dichiarazione di Rovaniemi dimostra che una parte dell’Europa ne ha pienamente compreso la rilevanza, ma resta da vedere se l’UE saprà trasformare questa consapevolezza in una politica comune e in investimenti adeguati. La posizione italiana rimane interlocutoria.

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

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