La leva Houthi sul Mar Rosso e il nuovo equilibrio regionale

L’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen, culminata nella conquista del porto di Mocha, dell’isola di Perim e di altre posizioni prossime allo stretto di Bab el-Mandeb, rappresenta un significativo successo strategico per l’Iran e per il suo “Asse della Resistenza”. La presenza Houthi a ridosso di uno dei principali passaggi marittimi mondiali consente infatti al movimento di minacciare il traffico commerciale anche senza ricorrere a sofisticati sistemi di individuazione e guida. Nel punto più stretto, le navi transitano a pochi chilometri dalle nuove postazioni e potrebbero quindi essere colpite con missili anticarro o altri sistemi a tiro diretto.

Per Teheran, questa avanzata integra la pressione già esercitata sullo Stretto di Hormuz. La possibilità di condizionare contemporaneamente due grandi strozzature marittime accresce la capacità iraniana di danneggiare il commercio internazionale, aumentare i costi logistici ed energetici e disperdere le risorse militari statunitensi. L’obiettivo strategico consiste nel rendere il conflitto economicamente e politicamente insostenibile per Washington, inducendo l’amministrazione Trump ad accettare condizioni negoziali più favorevoli all’Iran. L’aumento del prezzo del petrolio rafforza questa strategia, soprattutto se associato agli attacchi delle milizie filo-iraniane contro le infrastrutture energetiche del Golfo.

L’attacco alla East-West Pipeline saudita amplifica ulteriormente la pressione. L’oleodotto collega le aree produttive affacciate sul Golfo Persico al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, e costituisce per Riad un’alternativa essenziale in caso di interruzioni nello Stretto di Hormuz. La contemporanea vulnerabilità di questa infrastruttura e di Bab el-Mandeb riduce quindi la capacità saudita di aggirare il dispositivo coercitivo iraniano. Anche se il Mar Rosso trasporta soprattutto merci tra Asia ed Europa, la sua destabilizzazione avrebbe effetti globali, imponendo deviazioni attorno all’Africa, tempi di consegna più lunghi e maggiori costi di trasporto e assicurazione.

Per l’Arabia Saudita, l’offensiva Houthi segna il fallimento della strategia di contenimento perseguita attraverso la tregua, gli incentivi economici e il sostegno al governo yemenita riconosciuto internazionalmente. Riad sta mobilitando ingenti mezzi aerei e terrestri, ma non è certo che le sue forze e quelle del Consiglio di leadership presidenziale siano in grado di ristabilire il precedente fronte senza un intervento statunitense diretto. La mancata partecipazione degli Emirati Arabi Uniti, più vicini ai separatisti dello Yemen meridionale, e la riluttanza di Pakistan e Turchia a intervenire mostrano inoltre i limiti delle alleanze regionali saudite.

Washington, dal canto suo, sembra voler evitare l’apertura di un nuovo teatro nella guerra contro l’Iran. L’amministrazione Trump ha scelto per ora di fornire intelligence e sostegno, lasciando ai partner regionali la responsabilità primaria della risposta militare. Questa prudenza consente agli Stati Uniti di preservare munizioni e risorse, ma rischia anche di permettere agli Houthi di consolidare le conquiste e trasformarle in un fatto compiuto. Le assicurazioni del movimento di non colpire navi statunitensi e israeliane in cambio della non ingerenza americana costituiscono, inoltre, una forma di deterrenza coercitiva destinata a dividere Washington da Riad.

La posizione Houthi presenta tuttavia anche elementi di vulnerabilità. Spostando numerose forze dalle montagne verso la costa, il movimento ha abbandonato aree più protette e si è esposto maggiormente agli attacchi aerei. La conquista territoriale si trasformerà in una leva strategica duratura soltanto se gli Houthi riusciranno a difendere le nuove posizioni, mantenere le linee logistiche e continuare l’avanzata verso Taiz e Marib. Nel complesso, il successo Houthi non determina ancora l’esito del conflitto, ma rafforza sensibilmente la posizione negoziale iraniana, indebolisce la credibilità saudita e obbliga gli Stati Uniti a scegliere tra un maggiore coinvolgimento militare e l’accettazione di un equilibrio regionale più favorevole a Teheran.

Fonte: The Soufan Center – Houthi Advance on Red Sea Coast Empowers Tehran

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