BRICS, l’India propone una rete di pagamenti interoperabili per rafforzare commercio e autonomia finanziaria

L’India punta a trasformare la propria infrastruttura nazionale dei pagamenti digitali in uno strumento di integrazione economica dei BRICS. Intervenendo al BRICS Business Forum 2026 di New Delhi, il ministro del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal ha invitato membri e partner del gruppo a collegare i rispettivi sistemi di pagamento, ampliare l’impiego delle valute locali e semplificare gli scambi transfrontalieri.

Al centro della proposta si trova la Unified Payments Interface (UPI), che secondo Goyal gestisce oltre 250 miliardi di transazioni l’anno ed è accettata in undici Paesi. Nuova Delhi presenta questa infrastruttura come una piattaforma potenzialmente replicabile o interconnettibile, capace di ridurre costi e tempi dei pagamenti internazionali.

Interoperabilità al servizio del commercio

Il collegamento tra i sistemi nazionali potrebbe facilitare le transazioni tra aziende e consumatori dei BRICS, riducendo la dipendenza dai tradizionali intermediari internazionali. I vantaggi sarebbero particolarmente rilevanti per le micro, piccole e medie imprese, che subiscono maggiormente commissioni elevate, ritardi nei regolamenti e difficoltà di accesso ai servizi finanziari.

La proposta indiana comprende anche procedure doganali più semplici, sdoganamento rapido delle merci e maggiore apertura dei mercati dei servizi. L’obiettivo è costruire un ambiente nel quale pagamento, finanziamento, logistica e regolamentazione vengano considerati parti di un’unica infrastruttura commerciale.

La cooperazione dovrebbe estendersi ad agricoltura, farmaceutica, ingegneria, elettronica e automobile: settori nei quali la riduzione degli attriti amministrativi potrebbe ampliare le catene regionali del valore.

Il nodo della finanza per le piccole imprese

Il segretario al Commercio Rajesh Agarwal ha richiamato il divario globale nella finanza commerciale, che limita la capacità delle imprese più piccole di esportare e partecipare alle filiere internazionali. Il Jaipur Consensus, concluso nell’agosto 2026, punta a ridurre questi ostacoli per le micro, piccole e medie imprese (MSME).

Pagamenti digitali più rapidi non risolvono da soli la carenza di credito, garanzie e assicurazioni. Possono però produrre dati verificabili sulle transazioni, accorciare i tempi di incasso e ridurre il rischio operativo percepito dagli intermediari.

La combinazione tra interoperabilità e nuovi strumenti di finanziamento potrebbe quindi favorire un’integrazione economica meno concentrata sulle grandi imprese statali o multinazionali.

Le valute locali e la cauta diversificazione dal dollaro

L’invito a commerciare nelle valute nazionali si inserisce nel tentativo dei BRICS di ridurre l’esposizione al sistema finanziario dominato dal dollaro. Non implica necessariamente la creazione di una moneta comune, ma lo sviluppo di più canali bilaterali e multilaterali di regolamento.

Per Russia e Iran, sottoposti a sanzioni occidentali, tali meccanismi hanno un’evidente funzione difensiva. Per India, Brasile, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri membri, rappresentano soprattutto uno strumento di diversificazione e di maggiore autonomia negoziale.

Queste motivazioni differenti costituiscono però anche un limite. Alcuni Paesi vogliono ridurre la vulnerabilità alle sanzioni; altri intendono migliorare l’efficienza senza compromettere i rapporti con Stati Uniti, Europa e mercati finanziari occidentali.

Una competizione sugli standard digitali

L’espansione internazionale della UPI rafforzerebbe il ruolo dell’India nella definizione degli standard per identità, pagamenti istantanei e servizi finanziari digitali. Nuova Delhi propone così un modello di Digital Public Infrastructure alternativo tanto alle reti commerciali occidentali quanto agli ecosistemi tecnologici cinesi.

Il valore strategico della piattaforma aumenta con il numero di Paesi e operatori collegati. Se le interfacce indiane diventassero un livello comune per i pagamenti BRICS, l’India acquisirebbe influenza tecnica e normativa sull’architettura finanziaria del gruppo.

L’interoperabilità richiede tuttavia regole condivise su protezione dei dati, cybersecurity, antiriciclaggio, autenticazione, conversione valutaria e risoluzione delle controversie. Senza standard comuni, il collegamento tra sistemi potrebbe moltiplicare vulnerabilità e frammentazione.

La prospettiva geostrategica

La proposta mostra che i BRICS stanno cercando di passare dalla cooperazione politica alla costruzione di infrastrutture economiche concrete. Un sistema di pagamenti collegato potrebbe aumentare gli scambi interni, sostenere le piccole imprese e ridurre alcuni costi della dipendenza da circuiti finanziari esterni.

La sua realizzazione resta però complessa. Il gruppo riunisce economie con controlli valutari, regimi sanzionatori, livelli tecnologici e interessi geopolitici molto differenti. Cina e India competono inoltre per influenza nel Sud globale e dispongono di propri ecosistemi digitali.

Il successo dipenderà quindi meno dagli annunci sul volume delle transazioni che dalla capacità di concordare governance, sicurezza e reciprocità. Un’infrastruttura percepita come dominata da un singolo membro difficilmente otterrà piena adesione.

L’iniziativa indiana non propone soltanto pagamenti più rapidi: punta a fare della connettività finanziaria una componente dell’autonomia strategica dei BRICS. Se accompagnata da credito commerciale, regole interoperabili e garanzie per le MSME, potrebbe rafforzare il peso economico del gruppo; se prevalessero rivalità e circuiti incompatibili, rischierebbe invece di aggiungere un nuovo livello alla frammentazione monetaria globale.

Digital Watch Observatory

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