La frattura tedesca e il rischio di un’Europa senza baricentro

Le sconfitte della CDU nelle elezioni regionali di Berlino e del Meclemburgo-Pomerania Anteriore non costituiscono soltanto una battuta d’arresto per Friedrich Merz. Indicano una crisi più profonda della funzione politica esercitata dalla Germania in Europa: quella di potenza stabilizzatrice, capace di trasformare la propria forza economica in continuità strategica. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la CDU è scesa sotto la soglia del 5%, mentre Alternative für Deutschland si è affermata come prima forza. A Berlino, il partito del cancelliere è stato superato da Die Linke. La pressione arriva dunque simultaneamente da destra e da sinistra, segnalando non un semplice trasferimento di consensi, ma la disgregazione del centro politico.

Il dato più rilevante è la crescente divergenza tra la postura internazionale della Germania e la percezione interna dei suoi costi. Merz ha cercato di rafforzare il ruolo tedesco nella difesa europea, sostenere l’Ucraina e rilanciare la competitività industriale. Tuttavia, questi obiettivi si confrontano con stagnazione economica, prezzi energetici elevati, tensioni migratorie e sfiducia verso le istituzioni. Quando la politica estera appare ambiziosa ma la situazione materiale non migliora, una parte dell’elettorato tende a interpretare gli impegni internazionali come sottrazione di risorse, anziché come investimento nella sicurezza nazionale.

L’ascesa dell’AfD assume perciò una dimensione geostrategica. La sua forza nei territori orientali mostra la persistenza di una frattura interna alla Germania, alimentata da differenze economiche, demografiche e identitarie. Questa geografia del voto è particolarmente significativa perché proprio nelle regioni orientali risultano più diffuse le posizioni favorevoli a una revisione della politica verso Mosca, più ostili alle sanzioni e più scettiche sull’assistenza militare a Kiev. Il successo dell’AfD non comporta automaticamente un cambiamento immediato della politica federale, ma restringe lo spazio politico entro cui il governo può sostenere iniziative costose e di lungo periodo.

La crisi della CDU mette inoltre alla prova il cosiddetto cordone sanitario contro l’estrema destra. Finché l’AfD poteva essere isolata senza compromettere la governabilità, l’esclusione appariva sostenibile. La sua crescita rende invece sempre più complessa la formazione di maggioranze regionali e costringe partiti ideologicamente distanti a coalizzarsi. Ne derivano governi eterogenei, programmi meno incisivi e una crescente percezione che il sistema politico si organizzi soprattutto per impedire l’accesso dell’AfD al potere. Questa dinamica può paradossalmente rafforzare il partito, permettendogli di presentarsi come unica opposizione a un blocco istituzionale indistinto.

Sul piano europeo, l’indebolimento di Merz riduce la capacità della Germania di assumere decisioni rapide su difesa, bilancio comune, politica industriale ed energia. Berlino resta indispensabile per dimensioni economiche e peso istituzionale, ma un cancelliere impegnato nella propria sopravvivenza politica dispone di minore capitale per guidare compromessi europei. Francia, Polonia e Italia potrebbero cercare di occupare parte dello spazio lasciato libero, senza però possedere singolarmente la stessa combinazione di risorse finanziarie, centralità geografica e influenza normativa.

Il principale rischio per l’Unione europea non è quindi un brusco cambio di alleanze della Germania, bensì una sua progressiva introversione. Un governo costretto a inseguire il consenso interno potrebbe rallentare l’integrazione della difesa europea, subordinare gli aiuti all’Ucraina a condizioni più restrittive e adottare una linea maggiormente nazionale sulla competitività industriale. Anche senza arrivare al potere, l’AfD potrebbe così modificare indirettamente la strategia tedesca, imponendo agli altri partiti temi, priorità e limiti.

La sconfitta regionale di Merz anticipa pertanto una competizione decisiva: quella tra la Germania come potenza europea e la Germania come società ripiegata sulle proprie fratture. Se il cancelliere non riuscirà a collegare sicurezza esterna, crescita economica e protezione sociale in una narrazione coerente, la crisi del centro politico continuerà ad approfondirsi. In quel caso, il problema non riguarderà soltanto la permanenza di Merz alla guida del governo, ma la capacità stessa dell’Europa di mantenere un baricentro strategico in una fase di crescente pressione russa, incertezza transatlantica e competizione economica globale.

Fonte: CNN – Is Germany’s leader Friedrich Merz doomed as far right wins again?

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