Al bivio tra escalation e diplomazia / At the crossroads between escalation and diplomacy

(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)

In un mondo in metamorfosi, la diplomazia assume un’importanza ancora più strategica. Soprattutto in una fase, come l’attuale, nella quale sembra prevalere la scelta dell’escalation in ogni ambito.

Diplomazia è molte cose, non solo la professione diplomatica. E’ approccio strategico, pensiero innovativo nel passaggio di era che stiamo vivendo. Diplomazia è l’arte del tenere insieme, del re-integrare, del prendere atto della complessità crescente, con il suo naturale portato d’incertezza, e del fare in modo che non si trasformi in insicurezza e instabilità sistemica.

Mai, in questi contributi, personalizziamo l’analisi. Il tema dell’insicurezza e instabilità sistemica, infatti, riguarda la condizione umano-planetaria. La crisi di leadership e di governance non è iniziata oggi, è evidente da tempo, almeno da alcuni decenni. Fenomeni come la crisi climatica, la rivoluzione tecnologica, le migrazioni, la sicurezza e le disuguaglianze, se oggi sembrano aver raggiunto l’apice, fanno parte di un’agenda spesso inascoltata e disattesa.

L’escalation, fin dal dibattito pubblico, ha prevalso e ora è tempo di cambiare via. Escalation si accompagna al circolo vizioso tra esasperazione competitiva, allergia alle regole, disinvestimento dal multilateralismo, costruzione della paura, chiusura nei confini: l’esatto contrario del mondo aperto, e regolato, unica prospettiva di senso nel rapporto tra sfide e soluzioni (entrambe globali).

Diplomazia, con tutta evidenza, chiede capacità di mediazione e talento di visione storica. Se guardiamo alla situazione attuale con sano realismo, lavorare in termini diplomatici significa maturare una filosofia della storia condivisa e pragmatica: come non vedere, infatti, che abbiamo smarrito il senso del limite e che la legge della giungla (caos per il caos) non può che alimentare se stessa e portarci in una situazione (sempre più) difficilmente governabile ?

Il cambio di passo necessario non può che passare dal recupero dell’arte diplomatica: comprensione del contesto globale e dei contesti particolari, passione per l’humanitas, relazione, dialogo, costruzione-in-comune. Insomma, solo la via diplomatica può servire la costruzione del bene comune: il resto è escalation, e non porta alcunché di positivo.

(English Version) 

In a world in metamorphosis, diplomacy takes on an even more strategic importance – especially at a time like the present one, when the logic of escalation seems to prevail in every sphere.

Diplomacy is many things, not just the diplomatic profession. It is a strategic approach, an innovative way of thinking in the midst of the epochal transition we are living through. Diplomacy is the art of holding things together, of reintegrating, of acknowledging growing complexity – with the uncertainty that naturally comes with it – and of ensuring that it does not turn into insecurity and systemic instability.

In these contributions, we never personalize the analysis. The issue of insecurity and systemic instability concerns the human and planetary condition as a whole. The crisis of leadership and governance did not begin today; it has been evident for a long time, at least for several decades. Phenomena such as the climate crisis, the technological revolution, migration, security, and inequality, while they may now seem to have reached a peak, have long been part of an agenda that has too often gone unheard and unheeded.

Escalation, beginning with public debate itself, has prevailed, and now it is time to change course. Escalation goes hand in hand with a vicious circle of exacerbated competition, hostility to rules, disinvestment in multilateralism, the construction of fear, and retreat behind borders: the exact opposite of an open and rules-based world, the only meaningful framework for addressing challenges and solutions that are both global.

Diplomacy, quite clearly, requires a capacity for mediation and a talent for historical vision. If we look at the current situation with healthy realism, working in diplomatic terms means developing a shared and pragmatic philosophy of history: how can we fail to see that we have lost our sense of limits, and that the law of the jungle – chaos for the chaos – can only feed itself and lead us into a situation that is increasingly difficult to govern?

The necessary change of pace can only come through recovering the art of diplomacy: understanding the global context and specific local contexts, passion for humanitas, listening, relationships, dialogue, and building together. In short, only the diplomatic path can serve the construction of the common good; everything else is escalation, and it leads nowhere positive.

 

Latest articles

Related articles