Ceuta e la guerra ibrida, si cerca la regia

(Marzia Giglioli)

Per Ceuta è guerra di parole. Ma molti parlano anche di una guerra ibrida , che si cela dietro ciò che abbiamo visto nella enclave spagnola con migliaia di migranti invadere le spiagge.

La cronaca di queste ore registra che l’ emergenza è rientrata, con i rimpatri eseguiti. Rimangono invece i drammi, i morti in mare ed i 60mila migranti africani che sono quasi tutti tornati in Marocco.

Anche le parole rimangono e spaventano l’Europa, l’invasione corre sui social, sui media, e nella rete.

Su quello che e’ avvenuto, molto ha giocato la trappola della disinformazione digitale che ha scatenato questa imponente fuga in mare verso la Spagna. C’e’ stata una intensa manipolazione informativa. Molti ragazzi spiegano di essere stati convinti da migliaia di video virali diffusi su Instagram e altri canali social. Alcuni profili hanno lanciato appelli per esortare i giovani a varcare la frontiera con ogni mezzo. L’interrogativo cruciale ora riguarda la matrice di tutto questo, capire chi abbia diffuso questi messaggi e per quale motivo.

Non c’e’ ancora la prova di una ‘regia’ esterna ma ci sono molti collegamenti concomitanti e, secondo gli analisti, molti vengono dalla destra americana con gli attacchi al premier spagnolo Sanchez sempre più forti e l’appoggio alle rivendicazioni del Marocco.

Ma si guarda anche a Rabat. El Pais oggi riporta una prima conclusione dei servzi di intelligence spagnoli. L’afflusso di decine di migliaia di migranti a Ceuta non era previsto dalle autorità marocchine (secondo gli 007 ‘Pero no la planeó’): tuttavia, non riuscendo ad arginare il flusso di persone, hanno sfruttato politicamente le ripercussioni internazionali.

ll Guardian ha raccolto alcune testimonianze di migranti arrivati a Ceuta: “La polizia marocchina ci gridava, Andate, andate, andate! Correte ora, correte verso la Spagna”.

Ma anche le ipotesi sono parole, meglio rimanere alla verità dei fatti e ai dati sull’immigrazione. Per quanto riguarda l’Italia, secondo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, queste sono le cifre. Migranti sbarcati nel 2024, 33.480; nel 2025, 36.545; nel 2026, 16.479 (al 31 luglio).

Da parte sua Frontex informa che sono crollati del 37 per cento gli ingressi irregolari nell’UE nella prima metà del 2026. Il Mediterraneo orientale e quello centrale restano ancora le principali porte d’ingresso verso l’Europa, concentrando insieme oltre il 60 per cento degli ingressi. Bruxelles sottolinea anche che l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo ha coinciso con un forte calo, nei primi sei mesi del 2026, degli ingressi irregolari nell’Unione Europea.

Ceuta invece racconta di una Europa fragile, di un fenomeno migratorio fuori controllo, ma anche di molte altre cose che devono essere analizzate al di là delle parole ‘paura’ o ‘invasione’. Ci sono invece altre parole da inserire nel dizionario di Ceuta (e sull’ immigrazione) e sono probabilmente quelle di una prospettiva transnazionale e translocale sulla quale costruire. Serve anche rifare i conti, incrociando i dati empirici provenienti dai diversi contesti occidentali e non occidentali quando si parla di flussi. Serve anche sondare l’approccio eurocentrico dei dibattiti attuali e inserirli in una visione più articolata e integrata nel nesso globale tra welfare e migrazione. L’ immigrazione non si misura sui confini, sulle barriere, ma sulle prospettive. O almeno cosi dovrebbe essere.

Domani 4 agosto si terrà una riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno UE per stabilire le future mosse e quali iniziative adottare avendo all’ interno posizioni molto diverse che dividono i partner dell’Unione. Bisognerà trovare una sintesi e una cucitura interna, e non sarà facile.

Intanto giunge un messaggio di Trump al re del Marocco con il sostegno del presidente degli Stati Uniti alle rivendicazioni di Rabat sul Sahara occidentale.

Latest articles

Related articles