(Redazione/ME)
Yessie Yin (Atlantic Council) scrive che, in un discorso tenuto lunedì scorso a Colonia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso preoccupazioni in merito alla sottovalutazione del renminbi cinese. Merz ha sostenuto che l’Unione Europea non potrà mai vincere contro un concorrente che manipola artificialmente la propria valuta e ha esortato la Cina a “lasciare che la propria valuta fluttui liberamente, anche nel contesto della concorrenza sui mercati dei capitali”. Non è la prima volta che Merz solleva la questione delle politiche valutarie cinesi, ma le sue osservazioni sono significative perché segnano una svolta rispetto alla riluttanza di Berlino a contestare pubblicamente Pechino sul suo comportamento commerciale. La Germania è l’ultimo grande Stato membro dell’UE a mettere in discussione l’enorme squilibrio commerciale del blocco con la Cina. Il 19 giugno, a seguito delle pressioni di Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi, il Consiglio europeo ha invitato la Commissione ad affrontare gli “squilibri macroeconomici globali” e a valutare risposte politiche all’eccesso di esportazioni cinesi. Dall’inizio di giugno, l’UE ha avviato nove ulteriori indagini antidumping su prodotti importati dalla Cina. A quanto pare, l’ondata di esportazioni cinesi reindirizzate ha finalmente fatto pendere la bilancia politica in Germania, spingendo Berlino verso un coordinamento più stretto con Bruxelles. Dopo anni di surplus commerciale con la Cina, la Germania sta ora sperimentando i persistenti deficit commerciali che gran parte dell’Europa occidentale ha dovuto affrontare dall’ascesa della Cina a fabbrica del mondo. Ma l’UE dovrà procedere strategicamente. Dopotutto, Pechino potrebbe utilizzare il suo crescente arsenale di strumenti di politica economica per complicare le indagini, ritardare l’applicazione delle norme e minare le prove necessarie a giustificare i dazi antidumping e antisovvenzioni.
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