L’ira di Trump: al via nuovi dazi all’Europa e lo spettro della tempesta perfetta

(Marzia Giglioli)

Ancora Trump contro l’Europa con nuovi dazi sulle auto che dal 15% passeranno al 25% con effetto immediato: al via da oggi ma mancano ancora i particolari giuridici.

La ragione è ancora una volta la rabbia della Casa Bianca verso il mancato appoggio per la guerra in Iran, che Trump ripete da settimane, puntando il dito su alcuni Paesi in particolare, come la Spagna e ora anche l’Italia senza risparmiare la Germania e attaccando personalmente Starmer.

Ma, insieme alle minacce, Trump lancia il suo salvagente: “È chiaro e concordato che, se le auto e i camion verranno prodotti in stabilimenti statunitensi, non ci sarà alcun dazio”. Bruxelles reagisce per voce del presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange, e i toni sono stavolta durissimi, mentre finora – nel braccio di ferro con il presidente Usa – la diplomazia europea aveva scelto parole soft.

Ora i toni cambiano, sintomo di un clima molto compromesso che non si tenta troppo di “ritoccare”: “Il piano di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto dell’Ue è inaccettabile” e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner “inaffidabile”. “Mentre l’Ue mantiene gli impegni, la controparte statunitense continua a non rispettarli”, sottolinea Lange, in un post su X, aggiungendo che “l’Ue deve ora mantenere chiarezza e fermezza”. Il che è tutto da decifrare.

Trump, intanto, lascia poco spazio alle comprensioni reciproche: c’è solo il presente che cambia continuamente. Il presidente americano sa di colpire l’Europa nel momento di maggiore tensione, con il fronte Ucraino sempre aperto e per il quale le soluzioni sono sempre lontane, e con la guerra in Iran che l’Europa non condivide e che costa a Bruxelles 500 milioni al giorno. come ha dichiarato Ursula la Von del Layern qualche giorno fa.

Il petrolio continua a salire e l”Europa guarda alla recessione possibile. I nuovi dazi sono un colpo mortale e Trump lo sa. E aggiunge altre minacce che toccano i nervi già scoperti sul fronte della difesa militare, come quelle di ritirare le basi da paesi come la Germania. Oltre all’annuncio del Pentagono di voler ritirare dalla Germania 5000 uomini entro 6/12 mesi.

Ogni giorno, l’Europa si trova di fronte a situazioni in salita: recessione alle porte, costi industriali alle stelle con il Brent che continua a impennarsi e Hormuz ancora bloccato con una guerra in Iran che sembra entrare nella fase più dura. Trump in queste ore dichiara che ‘forse non è utile un accordo con l”Iran” e Teheran che annuncia: “probabile una nuova guerra con gli Usa”: mentre si sommano le reciproche bocciature sulle proposte di pace.

Sullo sfondo c’è la consapevolezza degli europei di vivere tra due guerre dal tempo indefinito e che gli stanziamenti per la propria difesa sono gravati da una situazione difficilissima e incrociata su troppi fronti: ci vorrebbe più tempo. E anche questo Trump lo sa.

Per l’Europa c’è lo spettro di una tempesta perfetta, occorrerebbe agire più in fretta delle minacce e i partner europei devono saper decidere. Ora bisogna affrontare i nuovi dazi. Sul tavolo rimangono l’ira degli europei e la rivolta dei produttori di auto.

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