I democratici conquistano Camera e Senato e strappano governatorati in tutto il paese. Trump non si prende la colpa. Ma milioni di voti restano da contare e le cifre di questa analisi non sono risultati certificati.
I democratici conquistano il controllo del Congresso e vincono le gare per i governatorati in tutto il Paese. Il dato qualitativo che emerge dalla notte è uno spostamento blu di dimensioni enormi: nelle campagne del Midwest i margini con cui Donald Trump aveva vinto due anni fa sono crollati, e nei distretti congressuali a forte presenza latina i guadagni del 2024 del presidente si sono dissolti. Il conteggio però è ancora in corso in diversi Stati chiave, e milioni di voti restano da scrutinare: la domanda aperta non è più se i democratici abbiano vinto, ma quanti altri repubblicani verranno travolti.
Sul fronte della Camera, i segnali più netti arrivano dalla Florida. I democratici hanno tenuto tre seggi che i repubblicani avevano ridisegnato proprio per garantirsi la vittoria — Kathy Castor e Jared Moskowitz nei distretti ridisegnati, Pia Dandiya nel 22esimo. Nel 9° distretto, altro collegio a forte presenza ispanica ridisegnato dal GOP, Darren Soto è avanti di stretta misura. Il dato più significativo arriva però dal 27° distretto, nel cuore di Miami-Dade. Maria Elvira Salazar, che due anni fa aveva vinto con venti punti di scarto, è ora avanti sulla sfidante democratica Eliott Rodriguez per poco più di mille voti. Se il margine tiene, la contrazione resta comunque enorme: significa che i guadagni che Trump aveva strappato tra gli elettori latini nel 2024 si sono dissolti, almeno in Florida. Anche la manovra di redistricting, da questo voto, non ha prodotto l’effetto sperato.
Senato: sei seggi ribaltati, e non è finita
I democratici hanno già ribaltato i sei seggi repubblicani che servivano loro per la maggioranza — Texas, Ohio, Kansas, Iowa, North Carolina e South Carolina — e puntano a prendere altro. Il tratto comune è che in diversi casi hanno battuto candidati scelti a mano da Trump.
In Texas, il deputato statale James Talarico ha sconfitto Ken Paxton, procuratore generale repubblicano segnato dagli scandali e appoggiato dal presidente, nella corsa più costosa della storia per un seggio al Senato. In Iowa, il legislatore statale Josh Turek ha battuto Ashley Hinson, una delle reclute di punta del ciclo repubblicano, nel seggio lasciato libero da Joni Ernst, argomentando che lo Stato stava pagando il prezzo dei dazi e del diesel caro per la guerra con l’Iran. In Ohio, Sherrod Brown ha completato la rimonta battendo Jon Husted due anni dopo aver perso l’altro seggio dello Stato. In Kansas, il pastore di megachurch Adam Hamilton ha sconfitto Roger Marshall. In North Carolina, l’ex governatore Roy Cooper ha travolto Michael Whatley, esito ampiamente atteso dagli strateghi di entrambi i partiti.
Il colpo vero è la South Carolina: Annie Andrews ha battuto Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham, in un seggio repubblicano dal passaggio di Strom Thurmond nel 1964. Un democratico non vinceva una corsa al Senato nello stato dal 1998 — e la South Carolina non era nemmeno in cima alla lista dei seggi conquistabili. Trump aveva prima chiesto alla sorella Graham, esordiente in politica, di occupare il seggio temporaneamente, poi l’aveva spinta a correre per il mandato pieno: è andata male nei dibattiti e in campagna. In Georgia, la vittoria netta di Jon Ossoff ha dato ulteriore slancio: l’endorsement presidenziale aveva portato il deputato Mike Collins a vincere le primarie contro l’alternativa moderata sostenuta dal governatore Brian Kemp, poi Ossoff è passato e i democratici hanno vinto anche il governatorato, con Keisha Lance Bottoms che diventa la prima donna nera governatrice nella storia degli Stati Uniti.
Trump non si prende la colpa
Il presidente ha seguito i risultati dalla East Room della Casa Bianca, dove il clima viene descritto come teso. Ha taciuto su Truth Social per tre ore mentre i democratici continuavano a vincere, poi ha scritto poco dopo le 22:30: “I wasn’t on the Ballot and if I was, we would have won IN A LANDSLIDE!”. Non detto resta il punto: per settimane Trump aveva detto ai suoi sostenitori di fare finta che fosse lui sulla scheda, e la debolezza dei candidati in South Carolina, North Carolina e Texas è diventata un problema serio per i repubblicani nazionali, costretti a spendere milioni in gare che non avevano mai considerato competitive. Funzionari hanno sottolineato che il presidente “ha dato tutto quello che aveva” — anche preparando il terreno per attribuire eventuali sconfitte ai candidati stessi. Trump sapeva di rischiare di prendersi la colpa: è parte della ragione del blitz di comizi dell’ultimo mese, che lui stesso ha definito sfibrante e che ha cercato di accorciare prima di essere convinto a tenere gli ultimi eventi in Iowa e Kansas.
Prospettive
Sul piano geostrategico, la lettura va tenuta su due binari distinti. Il primo è la leva di bilancio: un Congresso democratico controlla i cordoni della borsa, ed è il canale concreto per ridimensionare i finanziamenti alle operazioni militari in corso, a partire dal conflitto con l’Iran che il voto in Iowa dimostra essere entrato nel discorso elettorale come voce di costo quotidiano — il diesel. Il secondo è il limite di quella leva: la politica estera resta dominio presidenziale, e su dazi e negoziati commerciali le decisioni restano in larga parte nell’orbita dell’esecutivo. Il voto non è un mandato di politica estera; è un voto sul costo della vita, e i vincitori farebbero male a leggerlo come altro.
Per il 2028, i segnali ci sono. Almeno due potenziali candidati — i governatori JB Pritzker in Illinois e Josh Shapiro in Pennsylvania — hanno vinto senza affanno la rielezione: Pritzker ha alluso alla speculazione sul suo futuro, dicendo che gli viene chiesto “cosa viene dopo” e rispondendo che “abbiamo scalato una montagna, ma siamo ai piedi di un’altra”. In Kentucky, il governatore Andy Beshear non era sulla scheda ma ha incassato una vittoria con il ribaltamento di un distretto congressuale favorevole ai repubblicani da parte del suo ex collaboratore Zach Dembo. In Georgia, la vittoria di Ossoff alimenterà le voci su di lui nonostante le smentite, e con Bottoms alla guida dello Stato un democratico potrebbe nominare il suo successore al Senato se lasciasse il seggio per correre alla Casa Bianca.
Un’ultima notazione, che vale per ogni riga di questo pezzo: milioni di voti sono ancora da contare e le implicazioni piene del voto di martedì sono premature. Il quadro che emerge è chiaro nella direzione — gli americani hanno respinto Trump su larga scala — ma i numeri finali di Camera e Senato non sono definitivi, e diverse competizioni restano non chiamate.
Fonte primaria: CNN 2026 midterm elections: The biggest takeaways
The Global Eye/SIOI
Marco Emanuele



