America’s choice, vigilia di midterm e il ‘dopo’ di Trump

Come per il meteo, ci sono le temperature reali e poi ci sono quelle percepite. Per il midterm si profila la stessa tendenza: ci sarà un risultato numerico ma insieme ci si chiede come si senta l’America al di là dei numeri di questo voto di metà mandato che è un referendum su Trump.

Se ci sarà la ‘blue wave’, e vinceranno i Democratici, non significherà un nuovo equilibrio, anzi si percepirà ancora di più la spaccatura interna. E Trump lo sa e per questo la cavalca: “se vincono loro sarò Mr Veto” e prepara il terreno, facendo già sembrare che siano elezioni rubate prima ancora di votare e alimenta “la fabbrica dei complotti”.

Il voto è ancora da celebrare ma il verdetto è già scritto: se Trump perde, qualcuno avrà barato. Se vince, il sistema avrà funzionato. Ed è già confezionata la contestazione per un risultato che ancora non esiste. “Perché – come scrive Huffington Post – il problema non è più soltanto credere alle elezioni rubate. È farci credere gli altri”. E si torna così alla percezione e non alla verità dei fatti. E’ la trappola comunicativa che già pesa sull’esito del midterm alla vigilia dal voto.

Il problema, inoltre, non è il risultato ma quello che davvero può succedere dopo.

E Trump si prepara: sa che non può cancellare il fatto che il suo quoziente di gradimento è in calo e che anche la sua base MAGA vacilla. E per questo lavora sul terreno per un risultato ancora fantasma. Raccogliendo i commenti di diversi analisti americani, ciò che emerge come elemento comune è che Trump non resterà a guardare. Mentre si profila anche l’ipotesi che Trump organizzi la sua autoassoluzione, ovvero che il presidente possa ricorrere allo strumento giuridico dell’auto-grazia (self-pardon), che rappresenta un quesito costituzionale senza precedenti.

I sostenitori della legittimità dell’auto-grazia sottolineano che il testo costituzionale assegna al Presidente un potere di grazia estremamente ampio e non pone espliciti divieti testuali contro il perdonare sé stessi, ad eccezione dei casi di impeachment. Del resto lo stesso Trump ha sostenuto pubblicamente in più occasioni di avere il “diritto assoluto” di auto-graziarsi e questo vuol già dire molto.

Intanto, in queste settimane si assiste a una nuova battaglia di Trump che include un crescendo di cause legali e indagini che consentirebbero all’amministrazione di mantenere la capacità di mettere in dubbio i risultati. Il presidente USA e il Dipartimento di Giustizia stanno intentando cause legali e avviando indagini che potrebbero prolungare le controversie e c’è – come scrive il Washngton Post – un tentativo da parte dell’amministrazione di invalidare alcune schede e impedire la finalizzazione dei risultati.

La strategia legale finora si è rivelata inefficace, ma sembra concepita per dare al Dipartimento di Giustizia più tempo per contestare i risultati dopo le elezioni. Guadagnare tempo per organizzare le proprie chances e convincere l’America. Ma, soprattutto, se perderà al midterm, la politica estera di Trump diventerà ancora più imprevedibile per dimostrare di non essere un’ “anatra zoppa” davanti alla storia.

Marzia Giglioli

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