Israele al voto per la prima volta dal massacro del 7 ottobre. Elezioni difficili e molto tese con un’affluenza record del 77% e, di fatto, un referendum su Netanyahu. Secondo gli exit poll non c’è una maggioranza ed è stallo senza nessun vincitore.
Il Likud del Primo Ministro Benjamin Netanyahu risulta il primo partito ma nessuno dei due schieramenti politici ha una strada chiara per formare un governo. Nel complesso si prevede che il blocco anti-Netanyahu guidato da Eisenkot conquisterà più seggi.
Ma la vera sorpresa viene dall’affermazione dei partiti arabi che conquistano 17 seggi e potrebbero costituire l’ago della bilancia.
Nella notte arriva l”attacco di Gadi Eisenkot a Netanyahu: “Un leader degno si sarebbe ritirato”. E aggiunge: “Non andremo a nuove elezioni. Formeremo un governo. Un leader degno di questo nome avrebbe accettato la sfiducia del suo popolo e annunciato il suo ritiro dalla vita politica”.
Parlando dalla sede del partito, Eisenkot ha sottolineato che “l’opinione pubblica israeliana si è espressa a favore del cambiamento”. Silenzio stampa invece nel Likud e stop alle interviste per i ministri: il partito ha imposto una linea di rigore mediatico e ai ministri è stato chiesto di non rilasciare alcuna intervista.
(redazione/MG)



