Le imminenti elezioni in Brasile vanno oltre Lula o Bolsonaro

Domenica 4 ottobre 2026 i brasiliani si recano alle urne, e sulla scheda c’è molto più della scelta del prossimo presidente. Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva cerca la rielezione in una corsa serrata, con il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, come principale sfidante della destra. Se nessun candidato conquista una maggioranza netta, il ballottaggio è fissato per il 25 ottobre. I sondaggi più recenti indicano i due uomini statisticamente appaiati in un eventuale secondo turno, intorno al 42 per cento ciascuno.

Anche qualora il nome del prossimo presidente resti ignoto fino a fine mese, la composizione del Congresso nazionale sarà in larga misura decisa il 4 ottobre. Il Congresso può rivelarsi altrettanto decisivo per la governabilità del Paese quanto la contesa presidenziale stessa.

Con cinquantaquattro degli ottantuno seggi del Senato in palio, il voto congressuale assume un peso particolare sull’equilibrio dei poteri che si troverà davanti la prossima amministrazione. Le proiezioni più recenti indicano la possibilità di un blocco di destra e centro-destra più solido, che potrebbe arrivare fino al 40 per cento dei seggi. Il movimento delinea un Senato sensibilmente più conservatore e ideologicamente polarizzato rispetto all’attuale.

A questa relativa stabilità della Camera dei Deputati si contrappone una competizione più aperta per la guida del Senato, dove una destra rafforzata potrebbe ridisegnare la costruzione delle coalizioni e la stessa governabilità.

Una conseguenza diretta è che, chiunque vinca la presidenza, il leader eletto molto probabilmente non avrà una maggioranza congressuale propria. Lo spostamento a destra atteso al Senato sarebbe particolarmente difficile da gestire per Lula; ma nemmeno per Bolsonaro produrrebbe automaticamente una maggioranza di governo. La Camera, dal canto suo, dovrebbe restare dominata da partiti più pragmatici del centro e centro-destra.

Il prossimo presidente brasiliano entrerà dunque in carica trovandosi davanti un Congresso frammentato, un’elevata sfiducia pubblica verso la classe politica e verso il Supremo Tribunale Federale — a livelli mai registrati prima, superiori a quelli verso i partiti e verso il Congresso stesso — e il perdurante strascico istituzionale del caso Banco Master.

L’inchiesta Banco Master ha aggiunto una crisi istituzionale che coinvolge il Supremo Tribunale Federale sopra una elezione già polarizzata. Il Senato è la camera da tenere d’occhio anche da questa angolazione: con due terzi dei seggi in rinnovo, un blocco conservatore più forte potrebbe incidere sulla futura composizione della Corte Suprema.

Le conseguenze travalicano la politica interna. Le elezioni brasiliane possono seguire o invertire la tendenza delle recenti tornate conservatrici in America Latina, dall’Argentina al Cile, dall’Ecuador al Perù, dal Paraguay all’Honduras alla Colombia.

Mentre Washington approfondisce i propri partenariati nella regione con governi ideologicamente affini, l’esito del voto brasiliano può condizionare l’evoluzione del rapporto bilaterale e il ruolo che il Paese gioca nell’emisfero. L’equilibrio di potere che emergerà da questa elezione determinerà quindi lo spazio di manovra del prossimo governo per perseguire riforme economiche, plasmare commercio, investimenti e politica estera, e gestire uno dei rapporti più importanti dell’emisfero.

La governabilità del Brasile si deciderà meno a Planalto e più nel Congresso: un esecutivo senza maggioranza propria, un Senato più conservatore e una Corte Suprema la cui composizione futura passa per le urne di ottobre. La partita presidenziale, per quanto serrata e personalizzata sui due cognomi più noti del Paese, è in realtà la cornice di una partita istituzionale più ampia — interna e insieme regionale, con la traiettoria politica latinoamericana e il rapporto con gli Stati Uniti in gioco.

Fonte: Atlantic Council – The Global Eye è in partnership con SIOI

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