L’India avverte l’ONU che i Paesi lontani dai conflitti stanno pagando il prezzo di guerre non proprie

La posizione espressa dall’India all’Assemblea generale delle Nazioni Unite delinea una lettura dell’ordine internazionale fondata sul rapporto sempre più stretto tra conflitti regionali, sicurezza delle rotte commerciali e stabilità economica globale. Il messaggio centrale è che le guerre contemporanee non restano circoscritte ai territori in cui vengono combattute: trasferiscono costi energetici, alimentari, finanziari e logistici verso Stati che non vi partecipano, colpendo soprattutto i Paesi in via di sviluppo e rallentandone la crescita.

Per Nuova Delhi, la sicurezza deve quindi essere considerata un bene globale e non un interesse esclusivo delle potenze direttamente coinvolte. La guerra in Ucraina, le tensioni nel Golfo e i conflitti in Medio Oriente vengono ricondotti a una stessa dinamica: l’incapacità delle istituzioni internazionali di contenere le crisi produce instabilità sistemica, mentre l’interdipendenza economica trasforma ogni teatro regionale in un potenziale fattore di pressione mondiale. L’impatto non si misura soltanto in termini militari, ma anche attraverso l’aumento dei prezzi, l’interruzione delle catene di approvvigionamento, l’insicurezza alimentare e la riduzione delle risorse disponibili per lo sviluppo.

La centralità attribuita alle vie marittime rivela una priorità strategica specificamente indiana. La protezione delle navi commerciali, degli equipaggi e dei passaggi internazionali riguarda direttamente la sicurezza energetica dell’India e la continuità dei collegamenti tra Oceano Indiano, Golfo, Mar Rosso e Mediterraneo. La richiesta di garantire il flusso ininterrotto di energia e commercio segnala che Nuova Delhi considera la libertà di navigazione una condizione indispensabile della propria ascesa economica. Qualunque attore capace di minacciare o condizionare questi corridoi acquisisce infatti un potere indiretto sulle scelte strategiche indiane.

Il richiamo alla moderazione, alla de-escalation e alla soluzione dei due Stati consente inoltre all’India di mantenere un equilibrio tra relazioni potenzialmente concorrenti. Nuova Delhi intende preservare simultaneamente i rapporti con Israele, i Paesi arabi del Golfo, gli Stati Uniti e gli altri partner del Sud globale, senza vincolarsi completamente alla linea di uno solo di questi attori. Questa postura non equivale a neutralità passiva: è piuttosto una forma di autonomia strategica, orientata a massimizzare lo spazio diplomatico e a proteggere interessi economici, energetici e diasporici distribuiti su più fronti.

Anche la posizione sulla guerra in Ucraina risponde a tale logica. L’appello a passare dalla prosecuzione indefinita del conflitto alla sua conclusione permette all’India di presentarsi come sostenitrice della diplomazia, senza aderire integralmente né alla lettura occidentale né a quella russa. Nuova Delhi cerca così di conservare i rapporti con Mosca, mantenere la cooperazione con Stati Uniti ed Europa e rafforzare la propria credibilità presso i Paesi che subiscono le conseguenze economiche della guerra senza partecipare alle decisioni strategiche che la alimentano.

L’affermazione secondo cui “tutto viene trasformato in un’arma” descrive un sistema internazionale nel quale energia, finanza, commercio, tecnologia, infrastrutture, sanzioni e catene logistiche sono diventati strumenti di competizione geopolitica. Per l’India, questa tendenza è particolarmente problematica perchè riduce l’autonomia degli Stati intermedi e aumenta la loro esposizione alle decisioni delle grandi potenze. La risposta implicita consiste nella diversificazione dei fornitori, delle rotte e dei partenariati, nonchè nella costruzione di capacità nazionali in settori strategici.

Il riferimento al terrorismo transfrontaliero e sponsorizzato da Stati introduce infine una priorità di sicurezza tradizionale dell’India. La richiesta di una politica di tolleranza zero mira a consolidare sul piano multilaterale la tesi secondo cui non deve esistere distinzione tra organizzazioni terroristiche considerate accettabili o inaccettabili in funzione delle convenienze geopolitiche. Pur formulato in termini generali, il messaggio rafforza la pressione diplomatica sui Paesi accusati da Nuova Delhi di utilizzare gruppi armati come strumenti di politica estera.

Nel complesso, l’intervento configura l’India come portavoce di una parte del Sud globale che reclama maggiore influenza sulle regole internazionali. Nuova Delhi collega la domanda di pace alla riforma della governance mondiale e all’affermazione di un ordine multipolare nel quale il peso politico rifletta meglio la distribuzione contemporanea della popolazione, della crescita economica e delle capacità strategiche. La denuncia dei costi imposti ai Paesi lontani dai conflitti serve quindi anche a sostenere una pretesa di rappresentanza: chi sopporta le conseguenze delle decisioni internazionali deve poter partecipare in misura maggiore alla loro formazione.

La traiettoria geostrategica che emerge è quella di una potenza interessata non alla formazione di blocchi rigidi, ma a un multipolarismo regolato, alla sicurezza dei beni comuni e alla preservazione della propria autonomia. L’India mira a trasformare la vulnerabilità condivisa dai Paesi non occidentali in capitale diplomatico, proponendosi come intermediario tra grandi potenze e Sud globale. Il successo di questa strategia dipenderà tuttavia dalla sua capacità di conciliare principi dichiarati e interessi concreti, offrendo iniziative diplomatiche credibili e contribuendo in modo tangibile alla sicurezza marittima, alla stabilità energetica e alla riforma delle istituzioni multilaterali.

Fonte: UN News

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

Latest articles

Related articles