La strategia comunicativa russa nel Sud globale non costituisce una semplice estensione internazionale della propaganda del Cremlino. È una componente organica della politica estera di Mosca, concepita per ridurre l’influenza occidentale, ampliare lo spazio di manovra diplomatico della Russia e presentare l’attuale competizione internazionale come una lotta tra un ordine occidentale in declino e un mondo multipolare in formazione. Più che ottenere un’adesione completa alle proprie posizioni, Mosca cerca di alimentare ambivalenza, sfiducia e non allineamento.
Il messaggio russo funziona perché non viene imposto dall’esterno in forma uniforme. È adattato alle sensibilità politiche e alle memorie storiche dei diversi contesti. In Africa valorizza il retaggio anticoloniale sovietico e associa l’Occidente a ingerenza, sfruttamento e instabilità. In America Latina insiste sull’egemonia statunitense, sulle sanzioni e sull’idea di una sovranità regionale compressa da Washington. In Medio Oriente e in parte dell’Asia presenta invece la Russia come una potenza pragmatica, rispettosa dell’autorità statale e meno incline a subordinare la cooperazione a condizioni politiche.
Questa narrazione sfrutta un capitale di risentimento che Mosca non ha creato, ma che sa mobilitare. Gli interventi occidentali, l’eredità coloniale, le disuguaglianze economiche, la gestione selettiva delle crisi internazionali e la percezione di doppi standard offrono alla comunicazione russa un terreno favorevole. La propaganda acquista efficacia non necessariamente perché il pubblico consideri Mosca credibile in senso assoluto, ma perché essa conferma sospetti già esistenti nei confronti degli Stati Uniti e dell’Europa.
Il dispositivo informativo è articolato. Ai media statali internazionali si affiancano ambasciate, reti sociali, influencer, commentatori locali e piattaforme apparentemente autonome. Una parte crescente dei contenuti viene diffusa da intermediari radicati nei rispettivi ecosistemi nazionali. Ciò permette di attenuare la riconoscibilità dell’origine russa e di trasformare una linea geopolitica esterna in un discorso dotato di voce locale. Le nuove figure della comunicazione non sostituiscono i tradizionali partner politici e mediatici: li integrano, formando una rete ibrida nella quale attori ufficiali e non ufficiali si rafforzano reciprocamente.
Il metodo privilegia inoltre la quantità, la velocità e la ripetizione rispetto alla coerenza. Versioni differenti o persino contraddittorie possono circolare contemporaneamente, purché indeboliscano una spiegazione condivisa degli eventi. L’obiettivo non è sempre convincere il pubblico che la ricostruzione russa sia vera; spesso è sufficiente indurlo a credere che nessuna fonte sia pienamente attendibile e che la verità sia soltanto uno strumento del più forte. Questa erosione della fiducia favorisce Mosca perché riduce il costo reputazionale delle sue azioni e rende più difficile la formazione di coalizioni internazionali compatte.
La guerra contro l’Ucraina rappresenta il principale banco di prova. Nel Sud globale, il conflitto viene frequentemente separato dalle responsabilità immediate della Russia e ricollocato in una cornice più ampia: espansione della NATO, competizione tra grandi potenze, sanzioni occidentali, crisi alimentare ed energetica. In questo modo Mosca cerca di convertire una guerra di aggressione in un episodio della resistenza mondiale all’egemonia occidentale. Il destinatario non è chiamato a sostenere apertamente il Cremlino, ma a considerare la guerra distante dai propri interessi o a distribuire le responsabilità tra tutte le parti.
Questa impostazione produce risultati geopolitici concreti. L’ambiguità nell’opinione pubblica può facilitare astensioni nelle sedi multilaterali, limitare l’adesione alle sanzioni e mantenere aperte relazioni commerciali, militari ed energetiche. La comunicazione prepara inoltre il terreno per accordi nel settore della sicurezza, forniture di armamenti, cooperazione nucleare civile, esportazioni agricole e accesso a risorse strategiche. L’influenza informativa non sostituisce gli strumenti materiali della politica estera russa: ne riduce il costo politico e ne migliora l’accettabilità.
Il vantaggio di Mosca deriva anche dalla differenza tra la propria offerta e quella occidentale. La Russia propone rapporti presentati come privi di condizioni normative, difende il principio di non interferenza e tratta direttamente con le élite al potere. Questo approccio può risultare attraente per governi che avvertono le richieste occidentali su democrazia, diritti umani e trasparenza come pressioni selettive. Al contrario, Stati Uniti ed Europa appaiono spesso reattivi, concentrati sulla confutazione delle falsità e poco capaci di costruire una narrazione positiva e continuativa sul futuro delle relazioni con il Sud globale.
La strategia russa presenta tuttavia limiti strutturali. La distanza tra retorica anticoloniale e pratiche concrete può diventare evidente quando la cooperazione si traduce in dipendenza militare, opacità contrattuale o sostegno a governi repressivi. Anche la capacità economica di Mosca è inferiore a quella dei maggiori attori occidentali e della Cina. La Russia può offrire sicurezza, armamenti, energia e copertura diplomatica, ma dispone di risorse più limitate per investimenti, infrastrutture e sviluppo su vasta scala. La persistenza della sua influenza dipende quindi dalla capacità di trasformare l’efficacia narrativa in benefici materiali percepibili.
Per i paesi occidentali, rispondere con una politica centrata sulla censura o sulla semplice correzione dei contenuti sarebbe insufficiente e, in alcuni contesti, controproducente. La questione decisiva è la credibilità. Occorre ridurre lo scarto tra principi dichiarati e comportamenti effettivi, riconoscere le priorità locali e costruire relazioni non limitate alle emergenze geopolitiche. Sostenere media indipendenti, capacità investigative e alfabetizzazione informativa può rafforzare la resilienza, ma non sostituisce una presenza diplomatica ed economica coerente.
La competizione informativa nel Sud globale segnala infine un mutamento più profondo dell’ordine internazionale. Molti Stati non intendono scegliere stabilmente tra blocchi contrapposti, ma utilizzare la rivalità tra potenze per ampliare la propria autonomia. Mosca interpreta questa tendenza e cerca di accelerarla, offrendo una cornice ideologica alla frammentazione dell’ordine occidentale. Il successo russo, pertanto, non va misurato soltanto dal numero di sostenitori acquisiti. Il risultato strategico più rilevante consiste nell’impedire che si formi un consenso internazionale contrario ai suoi interessi, moltiplicando le zone grigie tra appoggio, neutralità e opposizione.
Fonte: Atlantic Council – New voices, old friends: How Russia targets its messaging in the Global South
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