E’ sempre ‘guerra di nervi’ tra Donald Trump e Volodimir Zelensky. Uno scontro politico-caratteriale, nell’ambito della guerra scatenata da Vladimir Putin quattro anni e mezzo fa con l’invasione dell’ Ucraina, alimentato dall’impossibilità per Trump di mantenere la promessa di far finire la guerra in pochi giorni (‘mi basteranno due settimane’, aveva detto). Questo nel momento in cui cominciano a far paura al mondo le conseguenze economiche della guerra all’Iran. Con il blocco delle vie del petrolio, Hormuz e Bab al-Mandeb, il prezzo di gas e greggio, ormai in vista di ‘quota 110’ dollari al barile, sta diventando insostenibile.
Il tono dello scambio di messaggi via social, nell’ultimo weekend, è eloquente del nervosismo dei due presidenti. Il titolare della Casa Bianca perché, guardando alle sempre più vicine elezioni di mid-term di novembre, teme che che il forte aumento dei prezzi, e in particolare di quello del diesel, stabile sopra i sei dollari il gallone, possa fargli perdere i voti di parte del suo elettorato. E Zelensky perché ha davanti agli occhi un’Ucraina stremata, che fatica sempre più a resistere a una Russia che conta sull’inverno ormai vicino per sferrare l’attacco forse finale per la conquista del Donbass.
Su questo sfondo, l’annuncio fatto domenica da Trump che Ucraina e Russia avevano raggiunto un accordo su una tregua negli attacchi reciproci sulle infrastrutture energetiche ha provocato la replica piccata di Kiev. ‘Se i partner sono disposti a garantire che la Russia smetta di colpire la nostra rete elettrica, le nostre altre infrastrutture energetiche, le infrastrutture critiche e il flusso di cibo, noi, ovviamente, siamo pronti a garantire una corrispondente cessazione dei nostri attacchi’ sono state le parole di Zelenski, che non si fida.
‘Adesso aspettiamo dettagli concreti’, ha infatti aggiunto, quasi sarcastico, il presidente ucraino. Secondo il Financial Times, di un tentativo ‘di accordo per non colpire le infrastrutture energetiche si starebbe parlando, ma la Russia sarebbe ‘riluttante”, non vorrebbe allentare la forte pressione che sta esercitando sui combattenti e sulla popolazione civile ucraina in questo momento. Zelenski non cessa, d’altra parte, di ribadire il bisogno assoluto che Kiev ha degli intercettori Patriot promessi da Trump durante l’estate, ma della cui consegna non si parla più.
Gli attacchi ucraini con droni contro le raffinerie di petrolio e le principali infrastrutture energetiche russe, sempre più intensi, hanno concrete conseguenze sulla produzione di carburante del Paese. L’ Agenzia Reuters, citando una bozza di previsione governativa, ha scritto che la Russia aveva ridotto le sue previsioni di produzione petrolifera per il 2026 ai minimi degli ultimi 17 anni a causa del conflitto con l’Ucraina.
Durante il weekend in Irlanda Trump ha fatto più volte riferimento all’aumento del prezzo del diesel, dando l’impressione di considerare che gli attacchi alle infrastrutture energetiche siano in qualche modo da addebitare all’Ucraina. ‘Zelensky – ha affermato tra l’altro – deve smettere di attaccare i depositi di diesel in Russia. Che attacchi pure altri obiettivi, ma non le raffinerie, perché sta causando una carenza di gasolio’. Anche la Russia negli ultimi tempi, ricordano gli osservatori, ha attaccato con maggiore frequenza le infrastrutture energetiche ucraine.
Per gli analisti, il nervosismo che traspare dal tono delle dichiarazioni di Trump dimostrerebbe implicitamente che la strategia di logoramento economico portata avanti dal governo di Kiev sta funzionando. Realtà confermata dalle difficoltà che la Russia deve superare non solo per proseguire la guerra, che dura ormai da quattro anni e mezzo, ma visibili anche nella vita di tutti i giorni dei cittadini russi. Che però non cambia l’obiettivo di Putin: ottenere tutto il Donbass.
Fino ad allora sarà guerra. E la guerra pesa anche sugli Stati Uniti. L’aumento del costo della vita, a cominciare da quello dei carburanti, è un tema caldissimo. Per Trump, calmierare i prezzi alla pompa potrebbe diventare a un certo punto una priorità di politica interna; è, di fatto, il ‘sacrificio’ che sta chiedendo a Zelensky. Il tentativo di tutelare il proprio elettorato che, secondo i sondaggi, sta vivendo una fase di profonda delusione.
Le dichiarazioni di Trump sul gasolio hanno incassato l’immediato favore di Mosca, che spera in un allentamento della pressione su uno dei suoi asset economici più strategici e vulnerabili. Al contempo, notano gli osservatori, pongono Zelensky in una posizione complicata. L’Ucraina dipende dagli aiuti finanziari e militari di Washington, e limitare gli attacchi alle raffinerie significa rinunciare a una delle armi di pressione economica più efficaci contro il Cremlino.
Carlo Rebecchi



