La transizione siriana avviata dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad ha prodotto alcuni risultati istituzionali significativi, tra cui la costituzione di un organo legislativo e di una Corte costituzionale. Per diventare stabile e duratura, tuttavia, dovrà garantire giustizia, inclusione e non ripetizione delle violazioni, affrontando sia i crimini commessi durante la guerra sia le violenze più recenti.
La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria istituita dalle Nazioni Unite avverte che riconciliazione e responsabilità non possono essere separate. Il numero ancora limitato di processi risulta insufficiente rispetto alla portata delle atrocità commesse dal 2011. Restano inoltre da chiarire le responsabilità per le violenze avvenute sulla costa e nella Siria occidentale nel 2025, per gli scontri di Sweida e per le ostilità tra forze governative e Syrian Democratic Forces. Centinaia di persone risultano tuttora disperse.
Una transizione istituzionale ancora fragile
Il nuovo assetto politico deve costruire istituzioni rispettose dei diritti umani mentre affronta una società segnata da oltre un decennio di guerra, autoritarismo e divisioni comunitarie. Tra le criticità figurano morti durante la detenzione, arresti di attivisti, discorsi di odio, molestie online e minacce contro le donne, in particolare quelle impegnate nella vita pubblica.
La caduta del precedente regime non garantisce automaticamente la nascita di un sistema pluralista. Senza uno spazio civico effettivo, tribunali credibili e meccanismi capaci di accertare le responsabilità, le pratiche coercitive del passato potrebbero riprodursi nel nuovo ordine politico.
Israele consolida la propria presenza militare
Gli investigatori descrivono l’attività israeliana sul territorio siriano come sempre più continuativa e radicata. Incursioni terrestri, pattugliamenti, raid e perquisizioni hanno provocato sfollamenti e alimentato il timore che una presenza inizialmente giustificata da esigenze di sicurezza possa trasformarsi in una realtà territoriale permanente.
A settembre, le forze israeliane avevano detenuto in Siria 49 persone, compresi due minori; alcune sarebbero state mantenute senza contatti con l’esterno. Secondo la Commissione, determinate violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario potrebbero configurare crimini di guerra.
Sul piano geostrategico, il consolidamento della presenza israeliana limita la sovranità del nuovo Stato siriano, complica la normalizzazione regionale e può indebolire la legittimità delle autorità di transizione.
Il nodo irrisolto del nord-est
Nel nord-est del Paese, la Commissione sta indagando sulle presunte violazioni commesse durante gli scontri di gennaio tra le SDF sostenute dai curdi e le forze governative, comprese possibili uccisioni di detenuti. La gestione delle persone accusate di legami con Daesh resta una delle eredità più pericolose del conflitto.
Gli investigatori chiedono la chiusura immediata del campo di Al Rawj, dove si trovano oltre 2.000 persone, prevalentemente donne e bambini, e sollecitano il rimpatrio dei cittadini stranieri. Più di cento minori stranieri rimangono detenuti nella regione, alcuni dal 2019.
Particolare preoccupazione suscita anche il trasferimento forzato in Iraq, realizzato dalle forze statunitensi, di oltre 5.700 uomini e ragazzi appartenenti a più di 60 nazionalità. L’assenza di soluzioni giudiziarie e diplomatiche condivise prolunga un sistema di detenzione indefinita che alimenta violazioni, radicalizzazione e instabilità.
La prospettiva geostrategica
La ricostruzione della Siria non può essere ridotta al ripristino dell’autorità centrale. Il Paese continua a essere attraversato da sovranità frammentata, presenze militari straniere, conflitti comunitari e sistemi eccezionali di detenzione.
La vera prova per le nuove autorità sarà trasformare il cambiamento politico in uno Stato inclusivo, responsabile e capace di proteggere i diritti. Senza giustizia per le violenze passate e recenti, le fratture della guerra resteranno disponibili per la mobilitazione politica, l’interferenza esterna e la ripresa del conflitto.
Il sostegno internazionale sarà quindi determinante, ma dovrà rafforzare istituzioni siriane legittime anziché consolidare dipendenze o sfere d’influenza. La stabilità duratura dipenderà dalla capacità di ricomporre sovranità, responsabilità e riconciliazione in un unico processo politico.
Fonte: UN News
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