La lettura proposta dal Soufan Center segnala una trasformazione importante della postura russa in Europa: la guerra ibrida di Mosca sta diventando più esplicita, più cinetica e meno coperta dalla tradizionale plausibile negazione. Il punto di partenza è il tentato omicidio a Varsavia di un cittadino americano di origine ucraina, attribuito a un agente ritenuto vicino al Cremlino. L’episodio, pur sventato, indica che la Russia non si limita più a operare nell’ombra per destabilizzare i Paesi europei, ma sembra voler usare alcune operazioni anche come segnale politico.
Secondo il Soufan Center, il meccanismo strategico di fondo è un “disallineamento geopolitico”. L’Ucraina può contare su una forma di profondità strategica grazie al sostegno economico e logistico europeo; la Russia, non avendo un vantaggio simile, cerca di compensare spostando il costo della guerra anche sull’Europa. Lo fa con una campagna continua di sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione, incursioni con droni e uso di agenti “usa e getta”. L’obiettivo non è necessariamente aprire un conflitto diretto con la NATO, ma allargare il campo di battaglia e rendere sempre più oneroso il sostegno occidentale a Kiev.
Mosca starebbe sincronizzando più apertamente dichiarazioni ufficiali e operazioni sotto soglia. Il caso britannico è emblematico: dopo l’uso di missili Storm Shadow contro obiettivi in profondità sul territorio russo, esponenti russi hanno minacciato risposte non solo dentro l’Ucraina ma anche oltre, mentre figure vicine all’establishment evocavano possibili azioni “semi-militari” contro obiettivi britannici, come i produttori di droni. Questa dinamica riduce ulteriormente la distanza tra intimidazione verbale e azione clandestina.
Un altro elemento centrale è l’asimmetria dei costi. Per Mosca queste operazioni restano relativamente economiche; per i Paesi colpiti, invece, impongono costi sproporzionati in termini di sicurezza, protezione delle infrastrutture, allerta politica e pressione sulle opinioni pubbliche. Il Soufan Center cita in questo quadro episodi come il drone carico di esplosivo piazzato all’aeroporto di Lipsia, probabilmente contro un cargo ucraino, e l’attacco incendiario contro il produttore estone di droni Milrem Robotics, entrambi ricondotti o attribuiti a una matrice russa. Il significato geostrategico è chiaro: queste azioni rappresentano un gradino più alto nella scala dell’escalation, pur restando sotto la soglia della guerra aperta.
Molto importante è anche l’osservazione sul linguaggio. L’analisi avverte che continuare a definire automaticamente questi episodi come “ibridi” rischia di attenuarne la gravità. Se gli attacchi diventano più cinetici e più attribuibili, la categoria di guerra ibrida può finire per nascondere il salto di qualità in corso. In sostanza, la Russia non starebbe solo disturbando o sabotando: starebbe portando avanti una campagna di pressione ostile sempre più concreta sul territorio europeo.
Sul piano politico, il bilancio è più sfumato. Da un lato, l’opinione pubblica europea sembra oggi più consapevole della minaccia russa, e questo riduce uno degli obiettivi di Mosca, cioè indebolire il sostegno a Kiev. Dall’altro, la Russia continua a ottenere un risultato strategico rilevante nel seminare divisioni dentro la NATO, soprattutto mentre gli Stati Uniti appaiono più distanti dall’alleanza. In questo senso, anche senza vincere sul piano della narrativa anti-ucraina, il Cremlino riesce comunque a esercitare pressione sull’Europa sfruttando le ambiguità transatlantiche.
Infine, la lettura del Soufan Center lega questa crescente aggressività esterna alla pressione interna su Putin. La guerra si prolunga, l’Ucraina migliora la propria capacità di colpire in profondità il territorio russo, e il presidente russo teme sempre di più le conseguenze politiche di un fallimento, soprattutto se non riuscisse a chiudere la partita nel Donbas. Anche sul piano internazionale aumentano i segnali di insofferenza, come mostrato dai richiami arrivati da altri leader mondiali. In questo contesto, Mosca probabilmente continuerà a intensificare le proprie tattiche contro l’Europa, cercando di restare sotto la soglia della guerra dichiarata ma alzando costantemente il livello del rischio.
La Russia sta provando a normalizzare una pressione ostile permanente sull’Europa, fatta di sabotaggio, intimidazione, minaccia cinetica limitata e destabilizzazione politica. Il problema per l’Europa non è solo difendersi da singoli episodi, ma riconoscere che il fronte della guerra si è già esteso ben oltre l’Ucraina, anche se non con le forme tradizionali del conflitto aperto.
M.E.
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