Il Giappone ricorda la bomba atomica. Ma ora Tokyo ripensa il suo pacifismo

(Marzia Giglioli)

La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8:15, l’aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima, cui fece seguito, tre giorni dopo, lo sgancio della bomba atomica su Nagasaki. Il Giappone oggi commemora l’81° anniversario di quel bombardamento e ricorda. Finora la promessa è sempre stata ‘mai più un’ arma nucleare’. Ma sul pacifismo di Tokyo l’aria sembra cambiare.

Alla cerimonia di oggi, per ricordare quel 6 agosto, ha partecipato anche la premier Sanae Takaichi che ha promesso ‘iniziative concrete e realistiche’ per un mondo libero dalle armi nucleari e il rafforzamento degli strumenti internazionali contro la proliferazione. Dal 1967 il Giappone si è impegnato a non produrre, possedere o ospitare armi nucleari. Ma i suoi ideali pacifisti sembrano ora messi a dura prova perchè il governo sembra rivedere le sue principali politiche e i suoi principi non nucleari di fronte a un ordine mondiale sempre più instabile. In varie occasioni Sanae Takaichi, la ‘Lady di ferro’ nipponica, ha dichiarato di non potersi pronunciare sul mantenimento dei ‘tre principi fondanti sul nucleare’: ‘non detenere’, ‘non fabbricare’ e ‘non consentire l’introduzione di armi atomiche nel Paese’. Il ministro della Difesa Koizumi Shinjiro ha recentemente affermato che la questione dovrebbe essere dibattuta ‘senza tabù’.

Queste dichiarazioni stanno suscitando reazioni piuttosto negative nell’opinione pubblica, soprattutto da parte dei sopravvissuti ai bombardamenti atomici. Un sondaggio suggerisce che il 75% dei giapponesi preferisca lo status quo. Ma il fatto stesso che i politici stiano ipotizzando un cambiamento dimostra come stia mutando l’umore nel Paese.

Appena due giorni fa. la premier Takaichi ha presentato il nuovo Libro Bianco per la Difesa. Nel documento figurano forti investimenti nell’ industria bellica e si parla già di un Giappone che volta pagina sul pacifismo. Il Libro Bianco conta quasi 600 pagine che tracciano la rotta di un Paese deciso a rafforzare la propria industria militare, investire nell’intelligenza artificiale e nelle esportazioni di armamenti. Un cambio di passo che apre il dibattito su come elaborare l’eredità di quel 6 agosto del 1945. Di fatto Tokyo imprime un’accelerazione senza precedenti alla trasformazione della politica di sicurezza. La Difesa ora vale il 2% del Pil, il livello più alto dalla fine della seconda guerra mondiale.

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