(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
Ha ragione il Cardinale Pizzaballa che, nella intervista pubblicata oggi dal quotidiano la Repubblica, parla di ‘vino nuovo in otri nuovi’ con riferimento alle prossime elezioni in Israele e Palestina.
Il tema, però, non riguarda solo il quadrante mediorientale. La questione di fondo è la metamorfosi del mondo. Ciò che serve è un reset radicale dei nostri paradigmi culturali e operativi di riferimento.
La crisi degenerativa di leadership e classi dirigenti è nei fatti. Non è più il tempo di tentennamenti, non ci si può limitare a fragilissimi compromessi. Nel cambio di stato che attraversa il mondo, e ciascuno di noi, tutti siamo responsabili: i governanti, i rappresentanti dei popoli, gli intellettuali, i leader religiosi, gli esponenti delle grandi corporation. Dovremmo lasciarci alle spalle un ‘laissez faire’ che ci ha portati nella situazione attuale.
‘Vino nuovo in otri nuovi’ è espressione evangelica che ci aiuta, laicamente, a cogliere il bisogno di nuove prospettive di senso e di significato. Insieme, dobbiamo introdurre nel dibattito pubblico una cultura e strategie di comprensione e di governo della metamorfosi in atto, non più solo cambiamento né trasformazione. Dovremmo domandarci, con adeguato realismo, se vi è consapevolezza diffusa dell’urgente bisogno di intraprendere nuove vie rispetto a quelle che conoscevamo e che hanno contribuito a formare l’ordine mondiale che non c’è più.
Vivere la transizione è difficile: mentre un altro ordine ci appare in maniera del tutto incerta, nostra responsabilità umana è di lavorare per un bene comune che deve diventare sistemico: morale, culturale, politico-istituzionale, economico, giuridico.
‘Vino nuovo in otri nuovi’ significa raccogliere la sfida che la realtà ci pone e nessuno può chiamarsi fuori. A mezzo tra diplomazia ed escalation, rischiamo la caduta nel vortice del disumano.
(English Version)
Cardinal Pizzaballa is right when, in the interview published today by the newspaper la Repubblica, speaks of “new wine in new wineskins” with reference to the upcoming elections in Israel and Palestine.
The issue, however, does not concern only the Middle East. The deeper question is the metamorphosis of the world. What is needed is a radical reset of our cultural and operational paradigms of reference.
The degenerative crisis of leadership and ruling classes is plain to see. This is no longer a time for hesitation, nor can we settle for extremely fragile compromises. In the change of state that the world – and each of us – is undergoing, we are all responsible: governments, representatives of peoples, intellectuals, religious leaders, and the figures who lead major corporations. We should leave behind the laissez-faire that has brought us to the present situation.
“New wine in new wineskins” is a Gospel expression that helps us, in secular terms, grasp the need for new horizons of meaning and understanding. Together, we must bring into public debate a culture – and strategies – for understanding and governing the metamorphosis now under way, no longer merely change or transformation. With due realism, we should ask ourselves whether there is a widespread awareness of the urgent need to embark on new paths, different from those we once knew and that helped shape a world order which no longer exists.
Living through transition is difficult: while another order is emerging before us in a wholly uncertain way, our human responsibility is to work for a common good that must become systemic: moral, cultural, political-institutional, economic, and legal.
“New wine in new wineskins” means rising to the challenge reality sets before us, and no one can opt out. Caught between diplomacy and escalation, we risk being pulled into the vortex of the inhuman.



