(Marzia Giglioli)
L’ IA non è intelligente, “in realtà non capisce niente, siamo noi a capire”, ci avverte il padre del microchip Federico Faggin. E’ il fisico che Bill Gates descrive con una frase: “Senza Faggin, la Silicon Valley sarebbe soltanto una valle”. E oggi continua a dirci che l’irruzione dell’IA nella nostra vita va capita bene. “Quella che chiamiamo IA, per noi non è intelligenza, l’intelligenza per noi è la creazione di nuovi significati all’interno di noi stessi ma il computer non può farlo perché non ha interiorità. Noi invece ce l’abbiamo e dunque siamo coscienti”, ha detto Faggin in un’intervista che ci piace ricordare. E poi c’è la questione dell’etica: “Il tipico lavoratore dell’IA dice che bisogna migliorare l’algoritmo dell’etica, ma l’etica non è un algoritmo”. Qui Faggin apre un’ altra porta che è quella della regolamentazione: “Il governo americano non ha leggi che la regolano ed è lasciata alle persone che devono arrangiarsi’.
Ora, come fattore scatenante c’è anche la fretta, e sono sempre più numerosi coloro che chiedono di rallentare sulla pista dell ‘IA.
Oltre 1.300 dipendenti di OpenAI, Anthropic, Google e Meta hanno chiesto nei giorni scorsi agli Stati Uniti di sostenere un meccanismo internazionale capace di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sulla scia del caso che ha armato i mondi dell’IA con un modello OpenAI che ha oltrepassato i limiti di un test di sicurezza e ha violato i sistemi. La petizione chiede che “il governo degli Stati Uniti sostenga un’iniziativa internazionale per sviluppare gli strumenti tecnici e di governance necessari a regolare intenzionalmente il ritmo delle frontiere dello sviluppo automatico dell’IA”. “C’e’ il rischio concreto” – si legge ancora – “che lo sviluppo /capacità dell’ IA acceleri oltre la capacità degli sviluppatori di comprendere”. “Le principali aziende mondiali di intelligenza artificiale ritengono di essere vicine ad automatizzare la ricerca sull’IA. È difficile prevedere con precisione quanto questo accelererà i progressi dell’IA, ma esiste un rischio concreto che lo sviluppo delle capacità acceleri rapidamente oltre la nostra capacità di comprendere o controllare i sistemi risultanti”.
Difficile essere più chiari di così.



