(Maria Eva Pedrerol)
L’Europa brucia. Le fiamme, che hanno distrutto migliaia di ettari in Italia da inizio anno, stanno devastando ampie zone in Francia e in Spagna, creando distruzione e devastazione. I cambiamenti climatici non causano gli incendi ma provocano un mutamento nella loro intensità e velocità di propagazione. Si tratta di un fenomeno poco noto in Europa ma ben conosciuto in Australia e negli Stati Uniti.
Gli esperti, osservando l’evoluzione degli incendi nei due Paesi europei, che sono i peggiori nella loro storia recente, avvertono su questo fenomeno senza precedenti che moltiplica gli effetti del fuoco. Stiamo parlando di “pirocumulonembo” (pyroCB) o “tempeste di fuoco” (i fire clouds). Spesso gli incendi si propagano quando si creano le condizioni adatte di caldo, vento e siccità. Qui invece ci troviamo davanti a incendi che “creano” le proprie condizioni meteo.
Gli incendi emettono una gran quantità di energia e calore che presto si eleva in una colonna di fumo. Quando questa colonna arriva sufficientemente in alto, una bassa pressione ne provoca il raffreddamento, così la miscela condensa e forma una nuvola. Se il fuoco è abbastanza grande e intenso la colonna di fumo può formare un pirocumulonembo, che può raggiungere una altezza di 10-15 chilometri e che penetra la stratosfera. E’ una nuvola senza pioggia ma piena di fulmini, i quali colpiscono il suolo e appiccano nuovi focolai.
L’Australia è stata la prima a sperimentare queste tempeste di fuoco nel corso degli incendi che scoppiarono all’inizio del 2000. Poi è stata la volta della California nel 2022, quando le fiamme devastarono ampie aree di territorio. Gli esperti considerano che questo fenomeno sta diventando più frequente, perché non si tratta solo di un aumento delle temperature, piuttosto è un vero e proprio ‘cambio climatico’. In Europa il pyroCB si era verificato solo in Portogallo, per cui è ancora un fenomeno raro. Secondo la federazione nazionale dei vigili del fuoco francesi – scrive il Corriere della Sera – è la prima volta che ne viene registrato uno in Francia. A causa di un incendio nella Gironda, si era formato un pirocumulonembo che in pochi giorni ha bruciato oltre 430 chilometri quadrati di foreste e boscaglia e ha costretto allo sfollamento di 220mila persone.
Anche la Spagna sta lottando contro il tempo per fermare le fiamme che hanno colpito le aree di Toledo e Avila, nel centro del Paese, e altre zone. Stando a fonti ufficiali, gli incendi hanno interessato 170mila ettari nel Paese quest’anno. L’incendio a sud di Avila è stato il peggiore nella storia della Spagna e ha distrutto più di 50mila ettari. Inoltre, ci sono stati circa 90mila tra evacuati e persone confinate. Le restrizioni sono state dovute non solo alla vicinanza delle fiamme, ma anche al fumo che può essere molto nocivo, in particolare per i più vulnerabili. Un vigile del fuoco esperto ha dichiarato alla stampa: “Non avevo mai visto nulla di simile”.
Il fuoco sta lasciando dietro di sé devastazione, distruzione e vite sconvolte. Quando gli abitanti tornano, trovano terreni bruciati, case inagibili, giardini inceneriti. Anche in Italia le fiamme hanno causato la sparizione di circa 36mila ettari di territorio in questa prima metà del 2026. Scrive il Fatto Quotidiano che gli incendi in Italia, Spagna e Francia “non sono soltanto un’emergenza estiva. Sono il segnale di un fenomeno più profondo, e’ un clima che cambia”. I territori sono sempre più vulnerabili e più esposti a eventi estremi. Quando un incendio colpisce una foresta non vengono distrutti solo alberi: vengono compromessi habitat, biodiversità, capacità di assorbimento della CO2. Non basta spegnere gli incendi, bisogna organizzare la prevenzione.



