IA, aumentano i fronti internazionali per la tutela dei minori

(Maria Eva Pedrerol)

Parte la fronda a livello internazionale per proteggere i minori dalle reti sociali e dall’intelligenza artificiale. Mentre crescono ovunque i data center dell’IA, è cominciata la resistenza: lo scorso giugno novantacinque giovani di 19 Paesi si sono riuniti a Parigi e hanno lanciato un forte appello al G7 di Evian, in Francia, chiedendo la protezione della salute mentale dei più giovani dai rischi dei social network e dell’IA. Nasce negli stessi giorni una Coalizione Internazionale di circa venti Paesi, con l’appoggio di Unicef e Unesco, per aprire un dibattito che porti ad azioni concrete per la minaccia dei Big Tech su bambini e bambine a livello globale.

Da Parigi, i giovani hanno presentato ai leader del mondo occidentale – scrive Il Fatto Quotidiano – “Il Manifesto della Gioventù” (“Youth Manifesto”) per sottolineare che le “tutele non possono essere lasciate solo nelle mani di aziende che sviluppano questi strumenti o agli adulti che non sono cresciuti con la presenza costante dell’IA”. Non a caso i giovani sono partiti dalla Francia nelle loro rivendicazioni, perché è uno dei Paesi più decisi a rescindere la dipendenza tecnologica dai colossi americani. E’ anche tra i primi Paesi ad aver vietato i social ai minori di 15 anni, seguita dalla Gran Bretagna (divieto fino ai 16 anni). La prima in assoluto è stata l’Australia che ha approvato una legge per vietare le reti sociali a ragazzi e ragazze sotto i 16 anni: molte altre nazioni stanno correndo ai ripari con proposte e provvedimenti. Tuttavia, il grande problema è come verificare la vera età dell’utente, anche per la scarsa collaborazione delle piattaforme: senza un monitoraggio sulle date di nascita, qualsiasi provvedimento diventa inefficace.

Ma gli Stati non demordono. Circa venti Paesi hanno dato il via a Ginevra alla Coalizione Internazionale per i Diritti e la Protezione dell’Infanzia nell’era dell’Intelligenza Artificiale, nell’ambito delle Nazioni Unite. Stando alla stampa spagnola, l’Unione Europea, Francia, Giappone, Italia, Spagna, Estonia, Francia e anche Giappone, Marocco, Paesi Bassi, Brasile, Canada, Kenya, la Repubblica di Corea e altre nazioni cercheranno di coordinare i governi, gli organismi dell’Onu, aziende tecnologiche e professionisti del benessere dell’infanzia e dell’educazione per garantire che questa tecnologia “rispetti la sicurezza, lo sviluppo salutare e i diritti di tutti i bambini e bambine”.

Nel documento approvato, si afferma come la rapida diffusione dell’IA stia trasformando i contorni digitali in cui i bambini crescono, imparano, comunicano e interagiscono. Queste tecnologie creano nuove opportunità ma fanno aumentano anche i rischi, come le manipolazioni, i contenuti dannosi e i materiali pornografici. La coalizione si impegna a “sviluppare sistemi tecnologici e di IA sicuri e affidabili che rispettino i diritti dell’infanzia”. Si tratta di una iniziativa più volte chiesta in molti Paesi del mondo. La grande espansione dell’intelligenza artificiale, infatti, non ha fatto altro che aggravare il problema dell’eccessiva esposizione dei minori agli schermi. Da anni la questione è stata sollevata dalla società civile internazionale: è stata chiesto e ribadito da più parti il diritto dell’infanzia e dell’adolescenza alla disconnessione digitale in tutti i cicli scolastici e la limitazione del tempo trascorso davanti agli schermi da parte dei ragazzi e ragazze per preservare la loro salute fisica e mentale.

Già da tempo, medici e psicologi hanno lanciato l’allarme sui rischi della troppa digitalizzazione. Alcuni studi neurologici realizzati con risonanza magnetica hanno rilevato dei sottili cambiamenti strutturali nel cervello di bambini in età prescolare con un’alta esposizione agli schermi, cosi come una riduzione graduale del coefficiente intellettuale di questi bambini. Gli esperti quindi mettono in diretta relazione l’uso eccessivo dei cellulari con problemi mentali come l’ansia e la depressione. Secondo dati dell’Unicef (2023), uno ogni tre utenti di internet nel mondo ha un’età inferiore a 18 anni, mentre Save the Children afferma che il 73% di minori si connette a internet quotidianamente. Negli Usa, secondo un rapporto Nielsen del 2023, il 45% dei bambini tra i 10 e i 12 anni possiede uno smartphone proprio. Uno studio condotto dalla McGill University (Canada) ha rilevato inoltre che la Cina, la Malesia e l’Arabia saudita sono al primo posto tra 24 Paesi per l’uso problematico degli smartphone. Il quotidiano cinese Global Times ha riconosciuto il problema citando un’indagine che ha mostrato come il 21,3% dei minori di 16 anni, i cui genitori lavoravano lontano dalla loro città, sono diventati seriamente dipendenti dai cellulare. Questa dipendenza è stata collegata a improduttività e comportamenti antisociali, ma anche a livelli di stress elevati, scarsa qualità del sonno e disturbi dell’umore. Già dal 2021, il governo cinese ha vietato i videogiochi ai minori di 18 anni.

Un problema molto sentito anche in Corea del Sud, dove circa il 72% dei bambini di 11-12 anni trascorrono fino a 5,4 ore al giorno collegati a internet, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behaviors. In Africa si sta cominciando a rilevare il problema e la Nigeria è il Paese dove la penetrazione di internet ha fatto passi da gigante.

Anche l’Unesco ha confermato che è stato dimostrato come l’uso eccessivo del cellulare è legato a una riduzione del rendimento scolastico e che alti livelli di tempo trascorso davanti agli schermi hanno un effetto negativo sulla stabilità emotiva dei bambini. Ora gli stessi giovani sono scesi in campo per chiedere tutele certe, perché è in gioco la stabilità e la salute delle generazioni del futuro.

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