(M.E.)
Christopher Nye, Charles Sun per Jamestown
Pechino sta perseguendo una dottrina asimmetrica a porte chiuse, garantendo che le risorse critiche nazionali rimangano sul territorio nazionale, attirando al contempo risorse aggiuntive dall’estero. Uno degli esempi più avanzati di questo approccio si riscontra nella gestione delle risorse genetiche umane (HGR).
Rigidi controlli sulle HGR hanno mantenuto campioni e dati di sequenziamento sul territorio nazionale per oltre un quarto di secolo. Una recente bozza di consultazione della Commissione Nazionale per la Salute, relativa alle norme di attuazione riviste sulle HGR, si aggiunge a un regime normativo in continua espansione che disciplina le HGR, comprendente leggi sulla biosicurezza, la sicurezza dei dati, la protezione delle informazioni personali e i segreti di Stato, nonché due norme sui dati transfrontalieri.
Le nuove norme proposte mirano ad ampliare l’accesso dello Stato alle informazioni genetiche, imponendo che i dati divulgati all’estero per pubblicazioni o conferenze debbano essere prima depositati presso il Centro Nazionale Cinese per la Bioinformazione, una banca genetica statale. Si tratta di uno dei due archivi statali che si intendono contrapporre alle banche genetiche nazionali di Stati Uniti, Europa e Giappone.
Le attività internazionali del Gruppo BGI, che includono test prenatali in 52 paesi e l’allestimento di laboratori durante la pandemia, dimostrano come i dati genomici generati all’estero confluiscano in archivi controllati dalla Repubblica Popolare Cinese. Non esistono altri modelli analoghi. L’approccio statunitense rende l’apertura la norma per la ricerca fondamentale finanziata a livello federale, senza restrizioni di nazionalità per l’accesso ai dati di GenBank. Washington ha iniziato a limitare i trasferimenti di dati genomici in blocco verso paesi considerati a rischio solo nel 2024.



