(Marco Emanuele)
Le parole pronunciate da Papa Leone XIV a Pavia sono importanti: Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza, perché come ci ha detto Sant’Agostino: “Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi”. Ciò vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione.
Dal punto di vista del pensiero geostrategico, ri-conciliato nella complessità del reale in divenire, queste parole ci dicono che l’oltre parte in noi: esso già vive nel nostro profondo interiore. Se non vogliamo contribuire a consolidare l’ambiente di guerra nel quale siamo immersi (a partire dal linguaggio), serve un radicale lavoro intra-personale. Pur essendo contraddittori, abbiamo dentro di noi la capacità di far emergere l’umano, di calmare il dis-umano, in sostanza di mediare il chi siamo nel chi diventiamo.
In assenza di questo lavoro continuo di mediazione interiore, la realtà non può che peggiorare, via legge della giungla. Il Papa, testimone di pace, sa bene che parlare di ri-conciliazione è – in questa fase storica – atto profondamente radicale. Ma il Papa non risponde agli attacchi reazionari, da chiunque provengano, prosegue con il suo Magistero, continua a evocare la pace. Anche chiamando ciascuno di noi alla responsabilità. Se i credenti devono porre al centro il Cristo, gli uomini di buona volontà devono riconoscere in quel centro la re-istituzione (istituzione continua) del mosaico umano-planetario: serve lavorare per il ‘bene comune’, ciò che vincola, integra, mette in relazione attraverso il dialogo, crea comunità.
In questo percorso di de-centralizzazione dell’ego umano e di ri-centralizzazione della condivisione di responsabilità stanno i primi passi necessari per parlare di pace sostanziale. Ed è tutto molto pragmatico, se si guarda a ciò che accade ogni giorno nelle nostre società e a livello internazionale. Chi vuole la pace non può che partire da sé stesso, auto-criticando – anzitutto a livello intra-personale – l’evidente superamento del limite che genera insostenibilità sistemica.



